La decisione della Corte d’Appello di Milano sull’ex Ilva riporta al centro del dibattito il futuro dello stabilimento siderurgico di Taranto e, soprattutto, il rapporto ormai storico e tormentato tra produzione industriale, salute pubblica e sicurezza dei lavoratori.
A intervenire è il Movimento 5 Stelle, che rivendica una posizione sostenuta da anni e invita il Governo a non trasformare il provvedimento giudiziario nell’ennesimo terreno di scontro istituzionale. Per i rappresentanti pentastellati, infatti, il punto non è difendere o ostacolare la produzione attraverso interpretazioni burocratiche, ma affrontare una questione che riguarda direttamente la vita della comunità tarantina.
«Il provvedimento della Corte d’Appello di Milano sull’ex Ilva conferma la gravità di una situazione che denunciamo da anni», affermano congiuntamente gli esponenti del M5S. «Nelle attuali condizioni l’area a caldo rappresenta un pericolo concreto per la salute dei cittadini e per la sicurezza dei lavoratori».
La decisione della Corte d’Appello
Nel loro intervento, i rappresentanti del Movimento richiamano gli elementi evidenziati dai giudici: il deterioramento degli impianti, la presenza di amianto e le emissioni di polveri sottili.
La Corte d’Appello ha disposto la sospensione dell’attività dell’area a caldo entro 90 giorni, subordinando un’eventuale ripresa alla rimozione dell’amianto e al ripristino di condizioni ritenute compatibili con la tutela della salute e della sicurezza.
Un passaggio che, secondo il M5S, non può essere liquidato come un semplice ostacolo alla continuità produttiva.
«Non parliamo di cavilli o di ostacoli burocratici alla produzione. Parliamo della vita di un’intera comunità e della sicurezza di migliaia di lavoratori», sottolineano gli esponenti pentastellati.
«Basta con il ricatto tra salute e lavoro»
Il nodo centrale della posizione del Movimento è il superamento definitivo del modello produttivo legato all’area a caldo. Una prospettiva che, nelle intenzioni del M5S, dovrebbe però essere accompagnata da garanzie concrete sul fronte occupazionale.
La linea indicata è quella di una trasformazione industriale capace di mettere insieme bonifiche, tutela dei lavoratori, riconversione economica e nuovi insediamenti produttivi.
«Taranto deve uscire definitivamente dal modello fondato sull’area a caldo e sul ricatto tra salute e lavoro», sostengono i rappresentanti del Movimento, indicando come obiettivo quello di garantire contemporaneamente occupazione, bonifiche e riconversione economica del territorio.
Nel ragionamento del M5S entra anche il tema dei lavoratori esposti all’amianto e delle imprese dell’indotto, considerate parte integrante di qualsiasi strategia per il futuro dell’area industriale.
Il precedente della Corte europea
I pentastellati richiamano inoltre il quadro giudiziario che negli anni ha accompagnato la vicenda dello stabilimento tarantino.
In particolare viene ricordata la sentenza del 2019 della Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso Cordella e altri contro Italia, con la quale vennero accertate violazioni dei diritti dei cittadini di Taranto legate all’inquinamento e l’insufficienza delle misure adottate dallo Stato per affrontare il problema.
Per il M5S, dunque, l’ultima pronuncia della magistratura si inserisce in un percorso che non può essere ignorato dalla politica.
Da qui l’appello a rispettare le decisioni dei giudici e, soprattutto, a evitare che ogni nuovo provvedimento giudiziario venga seguito da un’ulteriore risposta emergenziale.
L’attacco al Governo Meloni
Il bersaglio politico della nota è soprattutto il Governo guidato da Giorgia Meloni. Secondo il Movimento, dopo anni di decreti, commissariamenti e ingenti risorse pubbliche, Taranto non avrebbe ancora ricevuto una prospettiva industriale alternativa sufficientemente credibile.
«Dopo anni di decreti, commissariamenti e miliardi di risorse pubbliche, non esiste ancora un piano credibile per Taranto, non esiste una vera alternativa industriale e non sono state garantite a monte le risorse necessarie per accompagnare la transizione», sostengono gli esponenti M5S.
L’accusa è quella di una politica ancora una volta costretta a inseguire l’emergenza anziché governare una trasformazione industriale che, per Taranto, rappresenta una questione strategica di lungo periodo.
«Il Governo continua a rincorrere l’emergenza anziché governarla», è la sintesi della critica pentastellata.
La proposta: un Accordo di Programma per Taranto
Di fronte a questo scenario, il Movimento rilancia la proposta di un Accordo di Programma per Taranto, che dovrebbe coinvolgere istituzioni nazionali e territoriali e mettere sullo stesso piano tutela occupazionale, ambiente e sviluppo.
L’idea è costruire un progetto complessivo che comprenda la tutela dei lavoratori diretti e dell’indotto, la bonifica e la messa in sicurezza del sito industriale, il superamento delle fonti inquinanti e un piano di riconversione economica, produttiva, sociale e culturale del territorio.
Per rendere concreto questo percorso, il M5S indica una cifra precisa: almeno 8 miliardi di euro di risorse straordinarie.
«Da garantire a monte, in una prospettiva pluriennale e non dopo l’ennesima emergenza», spiegano i rappresentanti del Movimento.
Le risorse dovrebbero essere destinate a bonifiche, infrastrutture, nuovi insediamenti produttivi, ricerca, innovazione, formazione e creazione di nuova occupazione.
«Ripartire dal percorso del Governo Conte II»
Nella strategia proposta dal Movimento viene indicata anche la necessità di riprendere e rafforzare il percorso di diversificazione economica avviato, secondo i pentastellati, con il PNRR e con il Cantiere Taranto durante il Governo Conte II.
L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre progressivamente la dipendenza del territorio dalla grande industria siderurgica e costruire un sistema economico più diversificato, capace di creare opportunità occupazionali anche attraverso ricerca, innovazione, formazione e nuovi comparti produttivi.
Per il M5S, è questa la responsabilità che oggi dovrebbe assumersi la politica.
«La politica deve fare questo: non contestare i giudici, ma costruire le soluzioni», affermano gli esponenti pentastellati.
«Taranto non può più scegliere tra lavoro e salute»
Il documento si chiude con un messaggio netto sul rapporto tra occupazione e tutela ambientale.
«Taranto non può più essere costretta a scegliere tra lavoro e salute», è la posizione espressa dal Movimento, che considera il cosiddetto ricatto occupazionale-ambientale un modello ormai superato.
«Questo ricatto è durato troppo a lungo e ha prodotto morti, sofferenze, divisioni e miliardi di spesa pubblica senza risolvere la crisi industriale né quella ambientale», sostengono i rappresentanti del M5S.
La richiesta rivolta all’esecutivo è quindi quella di indicare con chiarezza quale futuro intenda garantire a Taranto, attraverso quali investimenti, con quali tempi e soprattutto con quali risorse.
Una sfida che, secondo il Movimento, non può essere ulteriormente rinviata.
«La prossima pagina deve essere quella di una Taranto capace di garantire insieme salute, sicurezza, lavoro e futuro. Tutto il resto significa soltanto prolungare un modello che ha già fallito».
A sottoscrivere la posizione sono il senatore Mario Turco, vicepresidente e delegato alle Politiche Economiche e Fiscali del M5S; l’onorevole Leonardo Donno, coordinatore regionale M5S Puglia; Annagrazia Angolano, consigliera della Regione Puglia; Vito Rossini, consigliere della Provincia di Taranto; Gregorio Stano, consigliere del Comune di Taranto; Laura Sebastio, coordinatrice provinciale M5S Taranto; e Alessio Laneve, rappresentante del Gruppo Territoriale M5S Taranto.














