L’industria tarantina dell’indotto non intende arrendersi davanti a uno scenario che considera drammatico per il futuro del territorio. Nel pomeriggio di venerdì si è tenuta una riunione alla quale hanno preso parte le principali associazioni datoriali e numerosi imprenditori del comparto metalmeccanico, con l’obiettivo di analizzare la situazione dello stabilimento siderurgico dopo la recente decisione della Corte d’Appello di Milano relativa alla chiusura dell’area a caldo dell’ex ILVA.
Al tavolo hanno partecipato Confindustria, Confapi, AIGI, Confartigianato, Federmanager e diversi rappresentanti delle aziende dell’indotto. Un confronto definito fondamentale per individuare possibili soluzioni e per costruire una strategia comune a tutela del sistema industriale tarantino.
Dal vertice è emersa una posizione condivisa: chiedere al Governo un provvedimento urgente che possa scongiurare conseguenze considerate potenzialmente devastanti sul piano economico e occupazionale. La richiesta è quella di un decreto capace di garantire un percorso ordinato, evitando una chiusura dell’area a caldo senza un contestuale progetto industriale e di riconversione.
«Serve chiarezza sul futuro dello stabilimento»
Uno dei temi centrali affrontati durante l’incontro è stato proprio quello legato alla decisione della Corte d’Appello di Milano. Secondo le associazioni dell’indotto, prima di ogni valutazione definitiva occorre chiarire quale realtà industriale venga presa in considerazione: quella del 2012 o quella attuale.
Una differenza ritenuta fondamentale, considerando i cambiamenti intervenuti negli ultimi quattordici anni in termini di impianti, condizioni operative, tecnologie disponibili e prospettive industriali.
La posizione degli imprenditori è che il dibattito non possa prescindere dall’evoluzione dello stabilimento e dalle possibilità offerte dalle nuove tecnologie, in grado di coniugare produzione industriale e maggiore sostenibilità ambientale.
«Taranto rischia di morire ancora una volta»
Nel corso della riunione è emersa anche la preoccupazione per il futuro complessivo del territorio. La chiusura dell’area a caldo, secondo le associazioni, non può essere affrontata senza un piano preciso di bonifica, investimenti e nuovi insediamenti produttivi.
«Prima si definisce un progetto industriale, poi si chiude un impianto», è il principio ribadito durante il confronto. Gli imprenditori chiedono tempi certi, risorse definite e responsabilità chiare, evitando scenari di incertezza che potrebbero aggravare ulteriormente la crisi economica della città.
Il timore espresso è che Taranto possa pagare ancora una volta un prezzo altissimo senza avere davanti un’alternativa concreta. Il futuro, secondo il mondo produttivo, deve essere costruito attraverso un percorso credibile, sostenibile e capace di garantire occupazione e sviluppo.
Nasce un Tavolo permanente per Taranto
Durante l’incontro è stata inoltre decisa l’istituzione di un Tavolo permanente per Taranto, uno strumento che dovrà monitorare la crisi e individuare proposte condivise per affrontare una delle fasi più delicate della storia recente del capoluogo ionico.
Le associazioni hanno sottolineato la necessità di mantenere un fronte comune, coinvolgendo istituzioni, imprese, lavoratori e tutti gli attori interessati al futuro del territorio.
Al termine della riunione è stata infine ufficializzata l’adesione delle associazioni datoriali allo sciopero proclamato dalle organizzazioni sindacali per lunedì 3 agosto, a conferma della volontà di sostenere una mobilitazione generale sul futuro dell’ex ILVA e dell’intero comparto industriale tarantino.














