È tempo di mettere da parte approssimazioni e semplificazioni sulla vicenda dell’ex ILVA e sul futuro di Taranto. Serve concretezza, responsabilità e un confronto serio, basato su dati scientifici e analisi tecniche, per raggiungere gli obiettivi irrinunciabili di tutela ambientale, occupazione e rilancio produttivo.
Come CGIL e FIOM CGIL, continuiamo a chiedere con forza che si esca dalla logica del “tutto o niente” imposta dal Governo, che continua a mantenere opacità su dati ambientali e sanitari fondamentali. La vera priorità, oggi, è spezzare il divide et impera che alimenta divisioni tra lavoratori e cittadini e affrontare la complessità con strumenti adeguati.
Un confronto basato sul merito, non sulla propaganda
Rifiutiamo ogni forma di populismo e demagogia che riduce a slogan una delle vertenze più complesse della storia industriale italiana. Siamo convinti che salute, ambiente e lavoro non siano valori interscambiabili, né si possano sacrificare l’uno per l’altro.
Non esistono soluzioni facili, ma è necessario che la discussione torni nel suo contesto naturale: la città di Taranto, dove ogni giorno si vivono i drammi e le contraddizioni di questa crisi. Chiediamo che ogni proposta sia concreta e realizzabile, non strumenti per dividere ulteriormente il fronte sociale e rallentare il processo di risoluzione.
Produzione e sostenibilità possono convivere
Ribadiamo una convinzione fondamentale: a Taranto si può produrre acciaio senza compromettere la salute e l’ambiente, come avviene in altri Paesi. È per questo che riteniamo imprescindibile la realizzazione dei forni elettrici, assieme alla salvaguardia di tutti i posti di lavoro: diretti, Ilva in AS, indotto e appalti. Questo è il cuore della decarbonizzazione.
Abbiamo sostenuto da sempre il progetto DRI Italia, inizialmente finanziato dal PNRR, poi definanziato dal Governo Meloni e spostato sul Fondo di Coesione e Sviluppo. Il progetto prevedeva un impianto DRI funzionale alla filiera dei forni elettrici.
Ma non c’è più tempo da perdere. Serve realizzare tutto entro il 2030, non entro il 2039. Per avviare la transizione ecologica serve un intervento pubblico, gestionale e finanziario, e l’uscita dalla fase di commissariamento.
Le richieste della CGIL e FIOM CGIL
Ecco i punti essenziali che riteniamo irrinunciabili per un’intesa soddisfacente e concreta:
- Tutela di tutti i profili professionali: lavoratori diretti, Ilva in AS, indotto e appalti.
- Introduzione nella nuova AIA dell’indicatore della Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario (VIIAS).
- Presenza maggioritaria dello Stato nella gestione diretta fino alla completa realizzazione del piano di decarbonizzazione.
- Realizzazione dei tre forni elettrici con impianto DRI Italia finanziato dal Fondo di coesione e sviluppo, destinato alla produzione locale.
- Verifica sull’utilizzo del gas metano tramite infrastrutture TAP, Tempa Rossa e rete SNAM.
- Piano di ripartenza produttiva reale: utilizzo provvisorio degli altoforni solo con garanzie di sicurezza e manutenzione.
- Completamento della decarbonizzazione entro il 2030, non oltre.
- Valutazione sulla realizzazione di un impianto di desalinizzazione interno allo stabilimento, con scarico salamoie non in mare.
- Potenziamento della rete sanitaria locale, con programmi di prevenzione e screening periodici per lavoratori e cittadini.
Un appello al territorio e alla responsabilità collettiva
Quella dell’ex ILVA non è solo una crisi industriale. È una questione che riguarda il futuro ambientale, economico e sociale di un intero territorio. Per questo, facciamo appello alle forze politiche, ai movimenti, alle associazioni, affinché il confronto torni ad essere serio, unificante e costruttivo.
Siamo pronti al dialogo, ma su basi concrete, con l’obiettivo di unire e non dividere il tessuto sociale e produttivo della città. Serve scienza, politica e partecipazione consapevole, non scorciatoie populiste.
Solo così si potrà scrivere una nuova pagina per Taranto e per il suo futuro.













