Nuove polemiche sul futuro dell’ex Ilva e sulle risorse destinate alla decarbonizzazione del comparto siderurgico. Il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e responsabile nazionale delle Politiche Economiche e Fiscali, denuncia l’azzeramento di ulteriori 720 milioni di euro previsti per la decarbonizzazione siderurgica nella legge di bilancio, puntando il dito contro le scelte del Governo Meloni.
In una dichiarazione diffusa da Roma il 6 novembre 2026, Turco ricostruisce quella che definisce una progressiva riduzione dei finanziamenti destinati alla transizione industriale di Taranto: prima il miliardo di euro del PNRR per la siderurgia, poi il definanziamento di 482 milioni del Just Transition Fund e ora il taglio di altri 720 milioni.
Le accuse sulla strategia industriale
«Il Governo Meloni smentisce clamorosamente se stesso. Dopo aver difeso per anni la produzione a carbone e promesso la decarbonizzazione dell’ex Ilva, oggi cancella anche le risorse per realizzarla», afferma Turco.
Secondo l’esponente pentastellato, la successione dei provvedimenti rappresenterebbe il fallimento della strategia industriale dell’esecutivo e metterebbe in discussione gli impegni assunti nei diversi tavoli istituzionali, compresi quelli convocati a Palazzo Chigi e presieduti dal sottosegretario Mantovano.
«Taranto continua così a perdere risorse e prospettive, mentre il Governo non è stato capace di garantire un futuro industriale credibile», aggiunge il senatore.
La richiesta: chiudere l’area a caldo e avviare le bonifiche
Turco ritiene che, alla luce delle pronunce della magistratura sull’area a caldo, non sussistano più le condizioni per programmare nuove produzioni siderurgiche con questa modalità. Da qui la richiesta di un cambio radicale delle priorità: chiusura definitiva dell’area a caldo, tutela del reddito dei lavoratori dell’ex Ilva e dell’indotto, sostegno alle imprese coinvolte e avvio delle bonifiche ambientali.
Nel suo intervento, il senatore ribadisce inoltre la contrarietà del Movimento 5 Stelle al rigassificatore e a qualsiasi nuova infrastruttura industriale alimentata da fonti fossili.
Un Accordo di programma per lavoratori e imprese
Tra le proposte avanzate figura la definizione di un Accordo di programma che stabilisca risorse, responsabilità e tempi certi. Il documento, nelle intenzioni di Turco, dovrebbe prevedere ammortizzatori sociali adeguati, accompagnamenti alla pensione, misure di sostegno per le aziende dell’indotto e finanziamenti strutturali per le bonifiche e la creazione di nuova occupazione.
L’obiettivo indicato è costruire un percorso di riconversione industriale e diversificazione economica che metta al centro la salute pubblica, la tutela dei livelli occupazionali e il futuro produttivo del territorio.
«Il Governo venga a riferire in Parlamento»
La dichiarazione si conclude con una richiesta rivolta alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai ministri Giancarlo Giorgetti e Adolfo Urso, oltre che al sottosegretario Alfredo Mantovano, affinché riferiscano in Parlamento sulla destinazione delle risorse, sugli impegni assunti e sulle garanzie che intendono offrire a lavoratori, imprese e cittadini.
«Basta prendere in giro Taranto. Non servono altri annunci o tavoli inconcludenti, ma risorse certe e impegni vincolanti. Prima la salute, il reddito dei lavoratori e le bonifiche. Poi la rinascita economica e occupazionale del territorio», conclude Turco, che chiude il suo intervento chiedendo le dimissioni del Governo Meloni.















