Tra gli ultimi arrivati in casa Taranto, sul finire di settembre, c’è Luigi Falcone, eclettico classe ‘92 che nella passata stagione ha indossato la maglia della Pistoiese in Serie C. Il suo ingresso nello spogliatoio rossoblu ha fatto felice sia il club, sia lo stesso Falcone, tornato a giocare a un tiro di schioppo dalla sua Brindisi. Aggancio perfetto, prima del derby con i biancazzurri in programma tra quattro giorni. Covid-19 permettendo, sia chiaro.
Falcone, domenica il Taranto dovrebbe sfidare il Brindisi, la squadra della sua città natale, quale sapore avrà per lei questo derby?
«Non ho mai affrontato da avversario il Brindisi, perché ho sempre frequentato categorie differenti. L’ho sempre seguito da tifoso e quindi per me sarà una partita particolare, che bisognerà disputare con serenità».
Familiari e amici cosa le dicono?
«È una partita particolare per tutti. A Brindisi ho la mia famiglia e i miei amici e quindi anche per loro sarà qualcosa di speciale».
Ci racconterebbe il dietro le quinte del suo sì al Taranto?
«Stavo aspettando qualche chiamata dalla C, ma il Covid ha influito sui progetti di molte società, andate in crisi. Non ho visto nulla di interessante, perciò appena è arrivata la proposta del Taranto non ho pensato più di un secondo ad accettare. La piazza è esattamente in linea con le altre dove ho giocato come Catania, Catanzaro e Reggiana. Non ho badato alla categoria e quindi mi sono diretto verso Taranto, città e piazza calda e piena di stimoli».
Nel corso della carriera ha ricoperto diversi ruoli d’attacco, ala, trequartista e seconda punta: dove si sente più a suo agio?
«Ho sempre giocato nel 4-3-3, tranne l’anno trascorso a Varese in B, dove ho fatto il quarto di centrocampo e nell’ultima stagione a Pistoia dove sono stato impiegato da seconda punta. Sicuramente giocare esterno e a sinistra, in un 4-3-3 o in un 4-2-3-1, mi piace di più».
Una delle critiche mosse al Taranto è di avere un attacco leggero: cosa risponde?
«Non ascoltiamo quanto ci viene detto, ma lavoriamo ogni giorno per portare risultati. Quando si parla di attacco bisogna riferirsi tutti gli uomini che lo compongono, dagli esterni alle punte: il nostro è un reparto completo e perciò tutti dobbiamo lavorare in funzione del gol».
Con voi il tecnico Laterza si comporta più da padre o da allenatore?
«Tra le cose più positive che ho trovato nel Taranto ci sono il gruppo, fantastico, e il mister, che per noi è un punto di riferimento nei momenti di difficoltà. La sua presenza è la nostra forza».
Il suo curriculum è ricco di esperienze in B e C e solo due anni fa ha esordito in D con il Bitonto, cosa ha imparato da quella esperienza?
«L’esperienza di Bitonto è stata particolare, perché arrivai a dicembre dopo aver fatto a Catanzaro la migliore stagione in C, con cinque reti in trentaquattro partite. Non mi aspettavo di scendere in D, poi per diverse questioni ho fatto questa scelta. A Bitonto ho trovato una squadra forte e un gruppo fantastico, ma ho giocato poco. Quel poco mi è servito per arrivare pronto qui a Taranto».
Alla lunga secondo lei, il Covid-19 potrebbe influire sui valori delle squadre e sulla classifica finale del campionato?
«Se si riprendesse in modo continuativo, direi no. Diversamente se ci fermassimo ancora potrebbe esserlo, ma al momento non si può parlare di campionato falsato».
Il Covid sta condizionando sia lo sport che la vita di tutti i giorni: quale riflessione le ha suggerito questa difficile situazione?
«Nel calcio come nella vita privata mi ha permesso di dare più importanza alle cose semplici e cercare una maggiore vicinanza ai miei affetti».
Se non avesse fatto il calciatore, quale carriera avrebbe intrapreso?
«È una cosa a cui non ho mai pensato, ma posso dire che il calcio oramai fa parte di me. Anche pensando a una seconda vita senza il pallone, non avrei alcun problema a cimentarmi in qualcosa di diverso. La mia unica passione rimane il calcio e vorrei studiare per fare l’allenatore e quindi già sto parlando in prospettiva, ma in un secondo momento perché ho solo 28 anni».
C’è un calciatore a cui si ispira?
«Sono cresciuto con il mito di Cristiano Ronaldo, ma poi seguo da vicino tutti gli esterni come Ribery e Hazard».
A fine stagione, quale posizione occuperà il Taranto?
«Inutile nasconderci: noi siamo una squadra creata per vincere ogni partita. Il nostro unico pensiero è raggiungere un obiettivo importante, che per scaramanzia non dirò»
Fonte: Giuseppe Di Cera – Corriere dello Sport













