Il momento è delicato, forse uno dei più complessi della storia recente del Fasano. Per questo motivo i rappresentanti dell’azionariato popolare hanno scelto di rivolgersi direttamente alla città con una lunga lettera aperta che ripercorre il cammino del progetto nato dal basso e lancia un appello all’unità in vista delle prossime settimane.
Nel documento emerge con forza il richiamo alle origini di un’esperienza che, secondo i promotori, non nacque per inseguire successi sportivi immediati, ma per garantire ai tifosi il controllo del proprio destino.
“Non ci interessava vincere campionati o inseguire la Champions League. Volevamo qualcosa di molto più grande: volevamo essere gli assoluti padroni del nostro destino”.
Un percorso che, secondo gli estensori del messaggio, avrebbe trasformato profondamente il rapporto tra squadra e città, rendendo il Fasano un modello riconosciuto anche fuori dai confini locali.
“Abbiamo cambiato la cultura di una città, abbiamo stravolto la mentalità comune. Siamo diventati carne e sangue della nostra squadra, con il cuore, l’amore e una passione infinita”.
Nella lettera vengono ricordati gli anni della crescita del progetto, le raccolte popolari, le collaborazioni, le iniziative che hanno coinvolto migliaia di persone e la notorietà acquisita dal modello fasanese, definito un esempio di partecipazione e gestione condivisa.
I firmatari rivendicano inoltre la capacità di aver superato momenti estremamente difficili, dalle tensioni degli esordi fino al periodo della pandemia, senza mai mettere a rischio la continuità della società.
“Per dieci stagioni consecutive, ogni estate, non abbiamo mai tremato. Iscrizione garantita, budget dignitoso, progetti sani, giovani promesse pronte a lottare”.
Nel passaggio centrale del documento emerge però una critica netta all’evoluzione vissuta dal club negli ultimi anni. Secondo gli esponenti dell’azionariato popolare, il progetto avrebbe progressivamente perso alcuni dei principi che ne avevano caratterizzato la nascita.
“L’associazionismo, che era stato la nostra forza più grande, ha perso centralità. Le decisioni collettive hanno lasciato spazio a scelte sempre più ristrette e sempre meno condivise”.
Una situazione che, a loro dire, avrebbe reso necessario un coinvolgimento diretto nei quadri societari per difendere la natura popolare del progetto.
Non mancano riferimenti a tensioni e polemiche interne maturate negli ultimi tempi. Tuttavia il messaggio punta soprattutto a guardare avanti, evitando ulteriori divisioni.
“Oggi non serve guardare indietro per dirci chi aveva ragione. Serve guardare avanti per capire cosa possiamo ancora salvare, ricostruire e rilanciare insieme”.
I promotori annunciano di essere al lavoro per individuare soluzioni che possano garantire la continuità del club, precisando che in questa fase vengono valutate tutte le possibilità disponibili.
“In queste ore decisive stiamo lavorando senza sosta, su ogni fronte, per trovare soluzioni immediate e difendere il nostro futuro”.
L’aspetto più significativo del comunicato riguarda però l’eventualità di una nuova mobilitazione collettiva. Pur riconoscendo i sacrifici già sostenuti dalla tifoseria e dalla comunità locale, gli estensori della lettera non escludono il ritorno a strumenti di sostegno popolare qualora non emergessero altre soluzioni.
“Se non dovessimo avere altre strade percorribili, potremmo trovarci costretti a tornare alla mobilitazione popolare”.
Per questo motivo nelle prossime ore potrebbero arrivare ulteriori aggiornamenti, compresa l’ipotesi di una campagna di sostegno aperta a tutti coloro che desiderano contribuire concretamente al futuro del club.
La conclusione del messaggio assume i toni di un vero e proprio richiamo identitario rivolto all’intera comunità biancazzurra.
“Il Fasano ha bisogno della sua gente. E la sua gente ha bisogno di ritrovare il proprio Fasano”.
E ancora:
“Ritorniamo comunità. Torniamo a essere popolo. Torniamo a essere il Fasano”.
Un appello che arriva in una fase cruciale per il futuro della società e che riporta al centro il tema della partecipazione popolare, elemento che ha caratterizzato uno dei progetti più particolari e discussi del calcio dilettantistico italiano.
La frase finale sintetizza il significato dell’intero documento:
“Senza interessi né padroni mai. Il Fasano appartiene a chi lo ama”.














