Taranto deve entrare nei programmi di sviluppo della cantieristica nazionale, superando una prospettiva che troppo spesso la vede protagonista soltanto dei tavoli di crisi. È il messaggio lanciato da Confartigianato Taranto, che chiede al Governo di promuovere un confronto concreto con Fincantieri per verificare la possibilità di costruire nel territorio ionico grandi navi complete, sia da crociera sia militari.
La richiesta si inserisce nel dibattito sulla diversificazione industriale della città, ancora fortemente condizionato dalla crisi dell’ex Ilva. Per Confartigianato, tuttavia, il futuro della siderurgia non può diventare una ragione per rinviare la creazione di nuove attività produttive.
«La crisi dell’ex Ilva non può decidere anche i tempi della diversificazione di Taranto», sottolinea l’associazione, evidenziando come le scelte industriali dei prossimi anni vengano già programmate in altri territori. Attendere la conclusione della vertenza siderurgica prima di avviare nuove iniziative, secondo Confartigianato, sarebbe un errore grave.
Fincantieri e i programmi industriali: Taranto non resti fuori
Al centro della riflessione c’è il percorso di riorganizzazione industriale di Fincantieri. Il piano 2026-2030 del gruppo prevede, secondo quanto richiamato da Confartigianato, il raddoppio della capacità produttiva dei cantieri italiani nel comparto della Difesa e interventi per riorganizzare la produzione delle navi da crociera, con investimenti in Italia e il trasferimento in Romania di parte delle lavorazioni relative a sezioni e tronconi.
Decisioni che possono incidere sugli equilibri della filiera navale e che, per l’associazione, rendono necessario interrogarsi sul ruolo che Taranto potrebbe svolgere nei futuri programmi produttivi.
Confartigianato ricorda che Fincantieri è un gruppo a controllo pubblico attraverso CDP Equity, precisando che le scelte industriali spettano all’azienda. Al Governo viene quindi chiesto di favorire una valutazione concreta delle opportunità offerte dal territorio ionico.
Un precedente è rappresentato dall’incontro del maggio 2025, quando il Ministero delle Imprese e del Made in Italy indicò Fincantieri tra i proponenti di investimenti a Taranto e annunciò un tavolo permanente per seguirne l’attuazione. Confartigianato, presente a quell’incontro, chiede ora di conoscere quali iniziative abbiano compiuto progressi.
La costruzione di grandi navi complete rappresenterebbe un obiettivo ulteriore, da affrontare attraverso uno specifico percorso di verifica.
Dall’Arsenale ai cantieri: le potenzialità del territorio
Secondo Confartigianato, Taranto dispone di infrastrutture, competenze e attività già presenti nel settore navale, ma non è riuscita a sviluppare una filiera stabile dedicata alla costruzione di grandi navi.
L’Arsenale militare, dove si costruivano navi dal 1894 al 1967, è oggi impegnato soprattutto nelle attività di manutenzione, anche attraverso il contributo delle imprese locali. Sul territorio operano inoltre aziende metalmeccaniche e cantieristiche che potrebbero rappresentare una base per ampliare la capacità produttiva.
Nel quadro delineato dall’associazione rientrano anche gli ex Cantieri Tosi di Buffoluto, ancora chiusi ma interessati da un progetto di recupero e adeguamento, e l’ex Yard Belleli, coinvolto in un percorso di riconversione per la nautica da diporto.
Si tratta di realtà differenti, con vincoli e prospettive specifiche, alle quali si aggiungono le aree portuali. Per Confartigianato, occorre partire da una ricognizione concreta degli spazi disponibili e delle condizioni necessarie per riportare in città attività di grande cantieristica.
Il riferimento è anche ai distretti industriali cresciuti attorno ai cantieri di Monfalcone, Marghera, La Spezia e Castellammare di Stabia, dove nel tempo si sono sviluppate reti di fornitori, progettisti e imprese specializzate.
L’obiettivo indicato per Taranto non è sostituire una grande fabbrica con un’altra, ma favorire la crescita di un sistema imprenditoriale autonomo, capace di lavorare per più committenti e di competere sui mercati.
Un confronto operativo entro novanta giorni
La proposta di Confartigianato è quella di passare dalle dichiarazioni a un percorso con responsabilità e scadenze definite.
L’associazione chiede al Governo di attivare, attraverso il MIMIT, un confronto operativo con Fincantieri, Autorità portuale e istituzioni competenti, coinvolgendo anche la Marina Militare per le strutture di propria pertinenza.
Tra gli aspetti da verificare figurano la disponibilità degli spazi portuali e cantieristici, le concessioni, i vincoli, i fondali, la presenza di scali di costruzione, gli investimenti necessari e le ricadute occupazionali potenziali.
Confartigianato propone inoltre che, entro novanta giorni, venga fornito un primo riscontro pubblico sul percorso avviato, con l’indicazione dei soggetti coinvolti, delle ipotesi da esaminare e del relativo calendario.
Parallelamente, anche il territorio dovrebbe attivarsi. Regione Puglia, Comune di Taranto, Autorità portuale, Politecnico e rappresentanze imprenditoriali sono chiamati a preparare una candidatura documentata, capace di illustrare infrastrutture, vincoli, competenze e potenzialità produttive.
Le imprese locali al centro della filiera
Un punto centrale della proposta riguarda il coinvolgimento delle aziende tarantine. Per Confartigianato, l’eventuale arrivo di nuove commesse non deve tradursi in un’opportunità limitata a pochi operatori o in una dipendenza da un unico grande committente.
L’esperienza industriale del territorio, secondo l’associazione, dimostra la necessità di costruire attorno ai grandi investimenti una rete più ampia di imprese autonome e competitive.
Per questo viene proposta una mappatura delle aziende già qualificate per operare nella filiera navale, di quelle che potrebbero entrarvi e delle realtà da accompagnare nell’acquisizione di tecnologie, competenze e certificazioni.
«Le commesse non si ottengono per appartenenza territoriale: si conquistano con qualità, organizzazione e competitività», è la posizione espressa da Confartigianato, che dichiara la propria disponibilità a contribuire al percorso.
Accanto alla cantieristica, l’associazione individua nell’eolico offshore un’altra possibile opportunità di sviluppo legata al mare. Si tratta di una filiera distinta dalla costruzione navale, ma potenzialmente in grado di coinvolgere parte delle stesse imprese e professionalità.
Formazione e ricerca: la proposta di un Campus della navalmeccanica
Lo sviluppo industriale, nella visione di Confartigianato, deve procedere insieme alla formazione. La domanda da cui partire non è soltanto quali corsi attivare, ma quali produzioni realizzare e quali professionalità saranno necessarie.
L’associazione propone di costruire percorsi formativi condivisi tra Regione, imprese, scuole e ITS, partendo dalle esigenze effettive del sistema produttivo.
Viene richiamata l’esperienza di Olbia, dove è stato attivato un corso universitario di Ingegneria Navale per rispondere alle necessità delle imprese del territorio e valorizzare la vocazione nautica locale.
Taranto, ricorda Confartigianato, dispone già di un corso del Politecnico di Bari in Ingegneria Industriale e dei Sistemi Navali. Da questa base potrebbe svilupparsi un progetto più ampio: un Campus della navalmeccanica e dell’economia del mare, con attività di progettazione navale, laboratori e ricerca applicata, coinvolgendo Politecnico, Marina Militare, Arsenale e imprese.
La proposta punta a integrare formazione universitaria, competenze tecniche e produzione industriale, affinché il territorio possa partecipare non soltanto alla realizzazione materiale delle navi, ma anche alle fasi di progettazione e innovazione.
«Taranto venga valutata quando si decide dove far crescere l’industria»
La richiesta di Confartigianato Taranto si chiude con un appello alle istituzioni nazionali affinché la città venga considerata nelle strategie di sviluppo della cantieristica italiana, e non soltanto nelle fasi in cui è necessario affrontare una crisi occupazionale o industriale.
«Non chiediamo a Fincantieri un favore, né al Governo una promessa», ribadisce l’associazione, che sollecita una valutazione concreta delle possibilità di realizzare a Taranto grandi navi complete, esaminando separatamente le esigenze del comparto crocieristico e di quello militare.
Il traguardo indicato è una diversificazione capace di valorizzare il porto, l’Arsenale, le imprese esistenti e le competenze del territorio, creando nuove opportunità di lavoro e rafforzando il tessuto produttivo locale.
La sfida, nella prospettiva di Confartigianato, è passare dalla gestione delle emergenze alla programmazione industriale: non limitarsi a contare i posti di lavoro a rischio, ma costruire le condizioni per crearne di nuovi.















