In virtù dei quarantuno anni della scomparsa di Erasmo Iacovone, abbiamo ascoltato Gianni Sebastio, uno dei giornalisti più noti del panorama sportivo tarantino, che ha voluto ricordare con noi la figura dell’attaccante rossoblù.
Le sue dichiarazioni:
Che ricordi hai di quel calciatore così tecnicamente straordinario?
Iacovone per me ha rappresentato il calciatore che mi ha fatto veramente innamorare del Taranto.
Sappiamo che Iacovone oltre a essere così forte era anche un uomo dai mille valori, com’era fuori dal rettangolo verde?
Quando Iacovone giocava in riva allo Ionio, io ero ancora molto giovane, ma da quello che sono riuscito ad apprendere dalla tv, dalle sue interviste, e dagli allenamenti che ho seguito, ho conosciuto una persona buona, disponibile ed equilibrata. Ricordo in particolare un allenamento, quando io ero fuori dal terreno di gioco e lui mi lanciò un sorriso che mi riempì il cuore.
Hai una partita in particolare che ti lega a quel calciatore?
Mi sono rimaste impresse molte partite che mi legano a lui. In particolare ricordo la sfida contro la Sambendettese, dove lui in un contrasto procurò la frattura della caviglia al suo avversario, poiché calciarono insieme nello stesso preciso momento, ma lui ebbe la meglio per via della sua forza esplosiva che possedeva tra le gambe. Erasmo rimase in campo disperato per aver recato questo infortunio al suo avversario e questo valorizza soprattutto l’uomo che lui era. Ricordo inoltre un’altra partita, ovvero la sfida a Lecce contro la compagine giallorossa, giocatasi nella stagione 1977/78 e finita a reti bianche. Non la dimentico poiché è stata la mia prima trasferta e avevo solo tredici anni, mi studiai tutte le sue movenze guardandolo dalla curva, in quanto andavo sempre in tribuna con mio padre, mentre in quella circostanza lo vidi dalla curva e rimasi impressionato da come lui giocasse senza palla.
Iacovone era un simbolo di un popolo che stava per arrivare in paradiso, ovvero la Serie A, secondo te quel sogno con lui lì davanti era realmente realizzabile?
Secondo me sicuramente, poiché le sue doti tecniche permettevano a tutto il popolo rossoblù di presagire a un’qualcosa di veramente importante.
Ci potrebbe essere ad oggi un calciatore con più o meno le stesse caratteristiche?
No, non credo, poiché lui possedeva delle caratteristiche uniche, che non ho mai più riscontrato in nessun calciatore. Lui non aveva una buonissima tecnica, tanto che l’unico goal “tecnico” è stato quello fatto a pallonetto con il Bari. Sapeva arrivare su tutte le palle in maniera potente, e dava al pallone una impressionante forza esplosiva, sia di piede che di testa. Possedeva dei quadricipiti e una muscolatura che lo aiutava molto nelle sue elevazioni, ricordo che dava una frustata col collo in maniera violenta e la palla finiva sempre in porta, perché nella maggior parte dei casi i portieri neanche abbozzavano alla parata.
Mentre nel Taranto, negli anni, c’è stato qualche giocatore che si possa essere avvicinato come caratteristiche ad Erasmo Iacovone?
Probabilmente vi sono stati anche giocatori più bravi, ma nessuno ha posseduto più o meno le stesse caratteristiche. Di certo calciatori come De Vitis e Riganò non possono essere definiti meno bravi di lui, ma comunque possedevano caratteristiche differenti.
Cosimo Lenti













