di Domenico Palmiotti – Il Quotidiano
Assegnati gli appalti per la costruzione dello stadio del nuoto e per la demolizione dell’anello inferiore dello stadio Iacovone, ci si prepara all’apertura dei cantieri. Ma il sequestro della curva Sud rischia di essere un ostacolo.
Domani i rappresentanti dell’impresa edile Ferraro spa di Roma saranno a Taranto, negli uffici del commissario dei Giochi, Massimo Ferrarese, per la. consegna dei lavori delle due piscine olimpioniche da 50 metri ciascuna. Mentre il 15 ottobre avverrà la consegna della demolizione allo lacovone all’Impresit spa di Palestrina (Roma).
Si comincia dunque ad entrare nel vivo, a meno di due anni dall’inaugurazione dei Giochi che si svolgeranno tra fine agosto e primi di settembre del 2026, e considerate le opere da realizzare, il tempo certo non è abbondante. Ma anche aggiudicati gli appalti, il cammino non è che sia in discesa.
Prendiamo la demolizione dell’anello dello lacovone. A breve la Impresit aprirà il cantiere, ma rispetto all’estensione dell’anello, non potrà demolire per ora nessuno dei tratti relativi alle due curve. Sulla Nord si è infatti deciso di agire da gennaio in poi, quando partira la ristrutturazione dello lacovone, per evitare che la demolizione interferisca con l’agibilità degli spogliatoi da parte del Taranto Calcio. Sulla Sud, invece, non si può lavorare perché da settembre dello scorso anno è sequestrata dalla Magistratura – gli incidenti provocati dai tifosi del Foggia provocaron l’incendio della struttura – e malgrado assicurazioni informali sul dissequestro, non si vede ancora luce.
Uno stallo che impensierisce la struttura commissariale, perché da un lato può intralciare il primo step dello lacovone (la demolizione) e dall’altro potrebbe eventualmente portare anche alla revoca del finanziamento se la stasi dovesse proseguire.
Sembra che nelle prossime ore dagli uffici del commissario Ferrarese possa partire una lettera per il Comune dove si evidenzierà la particolare situazione creatasi e i potenziali rischi.
Già il 29 agosto, in un colloquio con Quotidiano, l’assessore comunale Cosimo Ciraci aveva detto che «il vero, grosso problema dello lacovone è il sequestro, ancora in atto, della curva Sud. Il dissequestro mancato mi preoccupa, perché così in quella parte di impianto non può entrare nessuno. Noi abbiamo fatto due istanze di dissequestro ed entrambe sono state respinte. Il Tribunale osserva che ci sono esigenze di natura probatoria da preservare e se si avvia la demolizione, queste esigenze non sarebbero più salvaguardate. Con la demolizione verrebbero infatti tolte tutte quelle che, eventualmente, potrebbero essere ancora le prove di quanto avvenuto a settembre del 2023».
Questo dichiarava Ciraci a fine agosto e da allora non è che la situazione sia cambiata, anche se si sperava un accelerazione lo scorso mese. Che non c’è stata. Ora, però, con la consegna dei lavori il 15 ottobre c’è l’urgenza di avere la curva Sud dissequestrata. Presi in carico i lavori, la Impresit dovrà redigere il progetto esecutivo. L’azienda romana si è aggiudicata la demolizione con un ribasso del 30,8 per cento. La gara è stata lanciata col massimo ribasso e 19 sono state le imprese partecipanti. La demolizione avverrà da fine mese sino a gennaio per lasciare poi spazio al secondo step: la ristrutturazione dello lacovone.
Domani, invece, sono a Taranto i rappresentanti della Ferraro che con un ribasso d’asta del 17,3 per cento, ha battuto l’altra impresa concorrente per lo stadio del nuoto: Leo Costruzioni spa di Lecce.
Qui la gara è stata lanciata col criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Primi passi per la Ferraro saranno la recinzione del cantiere (l’area è quella di Torre D’Ayala, che verrà recuperata, accanto alla Camera di Commercio), la bonifica da eventuali ordigni bellici e la redazione – con successiva validazione – del progetto esecutivo.
La costruzione vera e propria dello stadio del nuoto è prevista da gennaio. Rispetto alla prima ipotesi progettuale, la parte esterna dello stadio del nuoto è stata modificata.
Adesso la parte a vetri ha un’estensione più contenuta. Un cambiamento che si è reso necessario per una questione di costi: sia di costruzione (adesso) che di consumi energetici (in futuro).













