RASSEGNA STAMPA DEL 2 AGOSTO 2023 – IL QUOTIDIANO
di Domenico Palmiotti
Annunciando l’uscita del Coni dal comitato organizzatore dei Giochi del Mediterraneo di giugno 2026, il presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano Giovanni Malagò si è dichiarato «comunque fiducioso e ottimista» in quanto «ci sono e continuano ad esserci tutte le condizioni per realizzare un’edizione dei Giochi del Mediterraneo che resterà nella storia come esempio positivo delle capacità organizzative, di efficienza e di accoglienza del nostro Paese». Sarà. E Malagò, ovviamente, non poteva auspicare cosa diversa. Ma la realtà dice che tra qualche giorno, il 6 agosto, saranno trascorsi due mesi dalla nomina del commissario Massimo Ferrarese e non pare che qualcosa di sostanziale e significativo si sia mosso. Ci sono state lettere e repliche, del commissario al sindaco di Taranto e da questi in risposta. Il batti e ribatti giornaliero della política tra maggioranza e opposizione in ambito di Governo. Si è tenuta una riunione a Roma il 24 luglio tra Fitto, Abodi, Emiliano, Melucci e Malagò, ma poi?
L’impressione che si fa largo è che i Giochi possano essere a rischio. Magari si faranno pure, ma c’è da chiedersi come, in quale contesto, con quale infrastrutturazione sia di impiantistica sportiva che di opere collegate. E più passa il tempo, più aumentano gli interrogativi (e le preoccupazioni) in ordine a questi elementi.
Da ora ai Giochi del Mediterraneo sono rimasti due anni e mezzo o poco di più. Perché i mesi iniziali del 2026 – così è stato detto – dovranno servire ai test. In due anni e mezzo si dovrà dunque fare tutto. Ma se restiamo a Taranto e vediamo il caso del nuovo ospedale San Cataldo, dove pur lavorando di notte (cosa che non è per ora prevista per i Giochi) la struttura non è stata completata nei tempi inizialmente previsti, e ancora non è conclusa come manufatto edile, non c’è da stare tranquilli. Certo, l’ospedale ha scontato vari problemi, tra cui la stasi della pandemia, ma è pur vero che, nonostante le semplificazioni introdotte, l’Italia resta il Paese in cui si sa quando un cantiere parte ma non si sa quando finisce. Sul tappeto ci sono vari problemi.
I 150 milioni deliberati per i Giochi dal Parlamento a marzo 2022 ma non ancora materialmente arrivati, anche se il commissario dice che questo non è più un nodo perché i soldi si stanno per sbloccare. Occorre poi trovare almeno altri 100 milioni, se non di più, per coprire le spese di organizzazione, di allestimento e del rincaro dei materiali da costruzione, perché i 150 sono solo postati sulle opere. Inoltre, c’è da decidere che fare sui grandi impianti di Taranto: stadio (nuovo oppure, come pare ormai certo, ristrutturare l’attuale?), centro sport nautici (che come location dovrebbe spostarsi dalla ex stazione torpediniere della Marina Militare a cala del nocchieri, sempre della Marina e sempre sul Mar Piccolo) e piscina olimpionica.
Ancora: va chiarito l’aspetto dei progetti, che resta fonte di vedute diverse. Dopo aver ricevuto giorni fa dal Comune di Taranto I Dip, I Documenti di indirizzo alla progettazione, il commissario Ferrarese ha scritto a Palazzo di Città chiedendo completamenti e integrazioni al materiale fornito. Il commissario li attendeva entro l’altro ieri, lunedi. Pare – ma su questo Ferrarese sarà più chiaro nelle prossime ore – che non siano arrivati. Infine, vanno trovati gli impianti per gli allenamenti degli atleti. II commissario sostiene che sono fondamentali e in questo senso si inquadra la disponibilità che alcuni sindaci di Comuni non inseriti nel masterplan dei Giochi, hanno già offerto a Ferrarese.
«Allo stato attuale il commissario continua a chiedere agli enti locali i progetti degli impianti per la competizione del 2026, ma dimentica una regola basilare: i progetti costano», Per Giorno, «il commissario può produrre un appalto integrato – con progetto esecutivo, direzione lavori, cantiere – partendo direttamente da un Pite (progetto di fattibilità tecnico-economica) e non già da un progetto definitivo (cancellato dal nuovo Codice). Per passare dai Dip ai Pfte basta sbloccare le risorse con il decreto del Governo e avviare rapide stesure di Pfte che avrebbero bisogno di non più di 40 giorni». Un appello alla collaborazione per evitare «una sconfitta per tutti- lancia infine Leonardo Giangrande, presidente Confcommercio Taranto. Continuando con questa assurda prova di forza – ammonisce – è difficile che sul campo possano esservi del vincitori. Non è questo il tempo per buttare giù dalla torre una o l’altra parte dei contendenti».
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