RASSEGNA STAMPA DEL 2 AGOSTO 2023 – IL QUOTIDIANO
di Domenico Palmiotti
«Il comitato organizzatore senza il Coni, così come senza la città di Taranto, non ha proprio ragione di esistere. E direi che anche dal Governo non può prescindere». È netto Elio Sennicandro, direttore generale di Asset Puglia, sull’uscita del Coni dal comitato dei Giochi del Mediterraneo (a Taranto a giugno 2026) comunicata l’altro ieri dal presidente Giovanni Malagò. Asset, Agenzia della Regione Puglia, è coinvolta sin dal primo momento nei progetti relativi agli impianti sportivi dei Giochi.
Direttore Sannicandro, come interpreta il gesto di Malago?
«Forzando la mano, quello che ha voluto dire Malago è che bisogna ristabilire una governance. Bisogna ristabilire i ruoli, che evidentemente a qualcuno non sono chiari. L’ambito sportivo è competenza del Coni, delle federazioni, non può certo essere il Governo che decide che sport fare e quali impianti usare. Poi ci sono gli enti locali, che sono fondamentali. Perché devono assumere e poi gestire l’eredità impiantistica. I Giochi non si fanno solo per le gare punto e basta. Si fanno anche per lasciare qualcosa di positivo al territorio. E per Taranto i Giochi, e Taranto l’abbiamo candidata noi, non altri, rientrano in un progetto più complessivo di ripresa, rilancio e rigenerazione urbana della città. E allora chi ha competenza della gestione dei territori? Ma sono i Comuni, gli enti locali, mentre la Regione ha compiti di programmazione. Che sta assolvendo supportando gli enti locali».
E il Governo, che ha nominato il commissario ai Giochi che fa?
«Ha altri compiti, non deve fare gli appalti. Il commissario vuole decidere lui dove andare a fare le gare, mettiamo l’impianto X nel Comune Y, ma non è così. Il Governo deve fare altro. Anzitutto, deve sostenere finanziariamente l’evento, mettere i soldi, perché l’Italia non può perdere la faccia con la cattiva riuscita della manifestazione. Poi controllare che i soldi siano impiegati bene e i Comuni li usino correttamente. Quindi monitorare, alutare, non intervenire con lettere e ultimatum come sta facendo il commissario. Altra cosa che diciamo da mesi è che il Governo deve fare la política internazionale. Parlare con i 26 Paesi mediterranei, organizzare un incontro con i Governi, costruire relazioni».
Ha Individuato i compiti di tutti. E il commissario che fa?
«Visto che l’hanno nominato, deve agevolare i Comuni a realizzare le opere. Mettere rapidamente i fondi a disposizione, che invece stanno sempre fermi a Roma, e verificare che i Comuni facciano le cose nel tempi. Il commissario deve aiutare i Comuni nelle conferenze di servizio se é in grado di farlo, accelerare la procedure se è in grado di farlo, mentre i Comuni devono provvedere ai progetti e realizzare le infrastrutture. Ma per i progetti, e lo diciamo da mesi, I Comuni devono avere le risorse. Un Comune teoricamente non puó nemmeno fare un progetto senza fondi. Invece i commissario manda le lettere e dice: datemi i progetti».
Era nell’aria la mossa di Malagò?
«Guardi che nel vertice a Roma sia Malagò che il ministro Abodi hanno chiarito a Fitto che il comitato organizzatore è deputato a organizzare i Giochi mentre il commissario, visto che è stato nominato, deve pensare agli impianti sportivi. Si è chiarita dunque questa cosa. E il governatore Emiliano ha detto che Regione e Comuni sono disponibili a modificare la governance purché finalizzata a migliorare organizzazione, non a scassare le cose o a immaginare che il Comune deve togliersi di mezzo. Dopo quel lunedì eravamo rimasti d’accordo che ci saremmo rivisti dopo uno-due giorni. I due ministri avrebbero dovuto dare delle risposte. E cioè i 150 milioni restano tali, aumentano, anche per capire se modificare o meno il masterplan. Ecco perché dico che è fondamentale che il Governo ci assicuri sulle risorse: quali sono e quando arrivano. Invece nessun’altra riunione è avvenuta dopo l’altro lunedì e non abbiamo più avuto riscontri. Però Ferrarese continua a mandare lettere e quindi Malago, non vedendo schiarite, l’altro ieri ha pensato di forzare la mano».
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