Di Francesca Raguso
Abbiamo ascoltatao Ivano Pastore, ex difensore di Catanzaro e Taranto, oggi Direttore Sportivo.
Ciao Ivano. Inizi la tua carriera da calciatore a Matera, dove giochi per due stagioni. Che inizio è stato e come ti sei trovato?
“Diciamo che è stato un inizio inaspettato perché due anni prima giocavo in promozione e dopo quei due anni mi sono trovato a giocare in un campionato, come quello di C2, all’epoca molto difficile e impegnativo e, nonostante avessi 21 anni, ero il più giovane di quella squadra. Quindi è stato un inizio molto sorprendente e molto positivo che ha dato il la al percorso importante.”
Tra le varie tappe della tua vita calcistica, due sono quelle in cui hai lasciato un po’ di più il segno, Catanzaro e Taranto. Che tappe sono state e cosa ti ricordi di quelle esperienze?
“Sicuramente gran parte della mia carriera è stata fatta in queste due società, cinque anni a Taranto e tre a Catanzaro. Spero di aver lasciato dei buoni ricordi. Sicuramente a me sono rimasti dentro grandi momenti, belli, la tanta passione che trasmettevano le tifoserie, due città che vivevano con grande passione la domenica lo sport. Però è chiaro che in un posto come Catanzaro siamo riusciti a fare un’impresa come quella di riportare la squadra in B dopo tanti anni, cosa che purtroppo non sono riuscito a fare a Taranto con altri miei compagni. Questo è uno dei miei rammarichi che mi è rimasto a livello di calcio giocato nella mia esperienza.”
A Taranto ti ricordiamo per il gol del pareggio nella partita play-off contro il Rende fuori casa e che al ritorno ha visto Taranto promossa in C1. Cosa ti ricordi di quella partita dove hai segnato e di quella promozione?
“Io più che di quella partita, ricordo tutto di quell’annata. È stata un’annata particolare. Io sono rientrato a Taranto dopo che avevo fatto gol contro i rossoblù nella stagione precedente, nella partita vinta dal Catanzaro allo Iacovone. È stata un’annata dove la squadra era stata costruita per vincere, il direttore era Luca Evangelisti, l’allenatore inizialmente era Raimondo Marino. Era una squadre che ipoteticamente ammazzava il campionato. Ci trovammo davanti un Gallipoli strepitoso allenato da Auteri che arrivò primo. Abbiamo passato dei momenti brutti. Ricordo tantissimo anche le contestazioni che abbiamo subito, anche giuste, anche se qualche volta sono state più un peso per la squadra che una sorta di motivazione. Però ricordo anche l’affetto che abbiamo avuto alla fine nell’ultima partita in casa, al di là di Rende dove dovemmo giocare a Cosenza perché da Taranto vennero 5000 persone e ricordo al rientro in casa, quando scendemmo in campo per il riscaldamento, che lo stadio era già pieno. Io ho sempre detto una cosa, che giocare a Taranto è come giocare in serie B, anche se al momento non lo è. Ecco dove arriva il mio cruccio. Quando ritornai a Taranto dissi che avevo lasciato interrotto un percorso, che era la finale persa a Catania, dove meritavamo di andare in B ma non ci andammo. Non avevo avuto la possibilità di giocare quella finale dei play-off per infortunio e il mio ritorno l’avevo motivato proprio con il tentare di fare la scalata dalla C2 e arrivare in B con il Taranto. Purtroppo ci siamo andati soltanto vicini due volte, una volta siamo stati fermati dall’Avellino dal calcio di punizione dai 30 metri e una volta con l’Ancona in finale e purtroppo anche quella finale non ho potuto giocarla perché mi sono fatto male in uno scontro contro Barasso nell’allenamento del venerdì. Questo il mio grande rammarico. Però porto dentro l’enorme passione che mi hanno trasferito entrambe le tifoserie.”
Sabato si disputerà proprio la gara che vedrà protagoniste Catanzaro e Taranto. Tu, da doppio ex, puoi darci un tuo parere su questa partita e, se hai seguito entrambe le squadre, cosa ne pensi del campionato che hanno fatto fino ad adesso?
“Le seguo, perché comunque per lavoro ho dovuto seguirle diverse volte. Parlo prima del Catanzaro solo perché è in testa alla classifica. Al presidente Noto bisogna dare merito del fatto che ha tenuto fede a tutte quelle che erano le promesse fatte, non ha mai mollato, è andato vicino per due anni al salire in serie B e non ci è riuscito, ha rilanciato sempre, ha mantenuto un’ossatura importante, ha trovato un allenatore giusto ed oggi sta raccogliendo i frutti di quella che è stata la sua programmazione. Cosa che nel calcio dovrebbe sempre esserci. Oggi il Catanzaro è meritatamente primo, col migliore attacco, la miglior difesa e la squadra è comunque completa in tutti i reparti. Il Taranto lo divido in tronconi: il campionato pre Capuano e quello post arrivo Capuano. Sono state due squadre completamente diverse. La verità è che quando è arrivato Capuano la squadra ha trovato una dimensione e ad essere sincero ha colpito anche me, è riuscito a fare più punti di quanti pensassi che riuscisse a farne e quindi merito al mister per il lavoro che ha fatto. Ho sentito un po’ le dichiarazioni dove ha detto che la squadra non va rivoluzionata ma puntellata e credo che se ha fatto queste osservazioni un motivo ci sarà. È vero che poi il girone di ritorno è tutto un altro campionato, come avviene dalla seria A alla serie C.”
Hai raggiunto il massimo nella tua carriera professionale quando hai intrapreso la strada di direttore sportivo. Quest’altra veste com’è stata?
“Sicuramente sono contento della scelta che ho fatto. Ho avuto la fortuna di vincere un paio di campionati, di andare in B con la Nocerina, di vincere il campionato a Rimini, di fare i play-off, ho lavorato due stagioni nel Milan e adesso sono due anni che lavoro nell’Ascoli. La scelta che ho fatto alla fine si è rivelata giusta. È chiaro che per restare in questo mondo devi essere sempre aggiornato, devi girare, fare tanti sacrifici. Io ho sempre detto che ho trasformato il mio hobby in lavoro, quindi non sento il peso di tutti questi chilometri. Mi piace vedere partite, mi piace incontrare persone. Mi sto trovando una meraviglia e spero di continuarlo a fare per un po’ di tempo.”
Tra il calciatore e il direttore sportivo, in quale ruolo ti sei trovato meglio e quale ti ha dato più soddisfazione?
“Questa è una bella domanda. La verità è una, quando fai il calciatore puoi cambiare il destino di una partita, sei tu, la puoi cambiare tu da solo, segnando un gol su punizione o facendo una chiusura al novantesimo. Quando fai il direttore invece credi di aver operato al meglio, costruendo una squadra importante, ma poi paradossalmente sei nei piedi e nella testa di altre 20 persone, purtroppo non sei tu in campo, non sei tu quello che può mettere una pezza o può fare un gol, però pensi sempre di aver operato per la soluzione migliore. Le soddisfazioni le ho avute, al momento, da entrambi i settori. Il calcio mi ha dato la possibilità di vincere comunque 4-5 campionati, di fare play-off, di conoscere tanti amici con i quali ancora oggi mi sento. Da direttore ho avuto la possibilità di vincere qualche campionato, di lavorare, anche se con altre mansioni, con società gloriose e importanti, come il Milan, di stare oggi in serie B con l’Ascoli e possibilmente di darmi altre gioie nel proseguo della carriera. Io penso che uno debba porsi sempre degli obiettivi, senza limiti nel dove vuole arrivare.”
È iniziato da poco il 2023. Che propositi ci sono per questo nuovo anno e che augurio di senti di fare a te stesso?
“I propositi sono sempre gli stessi, migliorare sotto l’aspetto lavorativo, riuscire a fare uno step superiore e migliore, dare continuità al lavoro che si sta portando avanti. L’augurio che mi posso fare è di stare bene sempre per poter avanti tutte le cose nelle quali ho fermamente creduto da quando ho cominciato. Un augurio lo faccio ai tifosi del Taranto, a tutti gli appassionati e alla città intera, mi sento di augurare un buon 2023 a tutti.”














