Nel febbraio 2023 alcuni delegati sindacali di CGIL e UIL dell’Arsenale di Taranto avevano rivendicato il diritto di una lavoratrice a usufruire di ferie già maturate o dello smart working, in assenza di particolari esigenze di servizio e in presenza, invece, di comprovati bisogni familiari che richiedevano la sua presenza.
A fronte del diniego opposto dall’amministrazione, i delegati di FP CGIL e UIL PA avevano chiesto chiarimenti, rivolgendosi alla dirigente del personale. Un’iniziativa che rientrava pienamente nelle prerogative sindacali, ma che non è stata gradita dalla funzionaria dell’Arsenale di Taranto, la quale ha segnalato i rappresentanti sindacali al PERSOCIV – Direzione Generale per il Personale Civile – arrivando persino a redigere un rapporto disciplinare nei loro confronti.
Quella che è stata vissuta come una vera e propria “macchia” nella vita lavorativa dei delegati è stata cancellata definitivamente alcuni giorni fa, grazie a una sentenza del Tribunale di Taranto che ha condannato l’Arsenale per condotta antisindacale.
La decisione del giudice del lavoro, dottoressa Viviana Di Palma, sana una grave violazione e restituisce, almeno in parte, serenità ai lavoratori e ai rappresentanti sindacali che per due anni hanno dovuto subire un procedimento disciplinare percepito come una vera e propria “inquisizione”, oltre a rappresaglie continue al limite del mobbing.
«Facevamo solo quello che è giusto fare quando si è rappresentanti dei lavoratori», dichiarano i delegati sindacali Pietro Avellino e Cosimo Gualano, rispettivamente per FP CGIL e UIL PA.
La sentenza ristabilisce anche la dignità del ruolo del sindacato – spiegano Cosimo Sardelli, segretario generale della FP CGIL, e Giuseppe Andrisano, segretario generale della UIL PA – perché da troppo tempo si tenta di intimidire chi ha il diritto, sancito da leggi e contratti nazionali, di interagire, contrattare e anche dissentire in nome della difesa del lavoro e dei lavoratori.
Si tratta di un atto di grave violazione delle prerogative sindacali, che ha spinto CGIL e UIL ad adire le vie legali, assistite dall’avvocato Luca Bosco.
Con sentenza di primo e secondo grado, il Tribunale ha condannato l’Arsenale di Taranto per condotta antisindacale, comminando una sanzione di 2.400 euro, oltre alle spese legali.
I giudici hanno sottolineato che le rimostranze manifestate dai sindacalisti rientravano «nel legittimo diritto di critica e di esercizio dell’attività sindacale», e che la loro repressione, attraverso il procedimento disciplinare e l’irrogazione di sanzioni, costituisce «una palese violazione del diritto del sindacato di svolgere attività associativa in favore dei lavoratori», integrando così gli estremi della condotta antisindacale.
«Questa sentenza manda un messaggio chiaro – concludono Avellino, Sardelli, Gualano e Andrisano – e ricorda a chi ritiene di potersi vestire di autorità che i diritti dei lavoratori non si calpestano. Il sindacato, orgogliosamente dalla parte dei lavoratori, non si imbavaglia».














