di Annarita Digiorgio
Lunedì 12 la curva Nord del Taranto ha convocato una manifestazione a piazza Maria immacolata.
La richiesta è netta: il presidente Giove deve lasciare la squadra. Ma se hanno deciso di scendere in piazza è perchè il sindaco Melucci si è rifiutato di riceverli: “credete di essere i padroni di questa martoriata terra- si legge nel volantino- Uno pensa di avere in pugno la città (Melucci) e l’altro (Giove) è convinto di avere in ostaggio la tifoseria. La nostra richiesta di incontro con il sindaco e le istituzioni è stata ignorata. Ci costringete a scendere in campo e invadere le strade per liberare il Taranto”.
Furbescamente il sindaco ha diramato una nota stampa (a quando una conferenza con possibilità di fare domande?) a un giorno dalla manifestazione, cavalcando la rabbia dei tifosi contro Giove, provando a svincolare se stesso. Ma continuando a non voler incontrare i tifosi. Come non incontra i giornalisti, i sindacalisti, i cittadini da solo per strada. Ormai l’unico che incontra è Salvini.
Innanzitutto Melucci nella nuova missiva si rimangia ciò che aveva scritto in quella precedente in cui definiva il Taranto Fc “una società di diritto privato”, mentre invece oggi nelle sue parole diventa “un patrimonio della comunità in fondo”. Ma solo in fondo….
Secondo il sindaco solo “l’esistenza dell’ormai prossimo cantiere del nuovo Erasmo Iacovone” ha prodotto “un diffuso e assai qualificato interesse per le sorti dei rossoblu”. Parole che sono un insulto alla maglia e ai tifosi che in tutti questi anni, anche senza stadio, anche senza lega pro, anche senza vittorie, anche senza una società facoltosa, anche senza budget ingenti, hanno dimostrato a tutta l’Italia che qui “si respira aria da Champion League”.
A questo punto il sindaco invita il presidente Giove a consegnare il titolo sportivo a Piazza Municipio, che Melucci definisce “la casa dei tarantini”. Sottintendendo di avere notizia di vari possibili acquirenti.
Ora a parte che ci chiediamo come possa ancora essere la casa dei tarantini un palazzo in cui il Sindaco si è blindato vietandone l’accesso ai cittadini, il passaggio auto senza bollino, e persino i matrimoni. Con una maggioranza che ha totalmente stravolto la volontà degli elettori e il mandato elettorale tenuta in piedi da Luigi Abbate.
Ma ora, nel merito, vogliamo chiedere una cosa a Melucci: questi acquirenti passati dal tuo tavolo, sono per caso come quel Massimo D’Onofrio, a cui volevi dare il Taranto e lo Stadio, senza dire nulla alla città?
Ricordiamo a tutti un audio del 2 settembre che si trova in rete, di un tale faccendiere Massimo D’onofrio, una specie di immobiliarista macchietta che parla strano. Che si è presentato come il presidente che ha portato a vincere il campionato rumeno all’Astra Giorgiu, anche se non si trovano riscontri di queste gesta.
Nell’audio questo D’Onofrio, intervistato da una radio romana (ma mai da nessuna testata tarantina) racconta:” sono interessato alla riqualificazione delle salinelle. Avevo avuto modo di conoscere il sindaco Melillo (Melucci, ndr) e il presidente Emiliano e c’era la possibilità di valorizzare lo stadio. Ho coinvolto il gruppo Gabetti e abbiamo deciso di abbattere il vecchio e costruirne uno nuovo progettato dall’architetto Zavanella. Il sindaco mi ha detto se rilevi il taranto calcio tu hai diritto a fare lo stadio (senza gara?, ndr).
Chi conosce l’attuale presidente è un osso duro, ma dopo vent’anni l’abbiamo convinto a lasciare la squadra. Martedì firmiamo la cessione del Taranto calcio con la condizione che dal 1 gennaio firmiamo i lavori del nuovo stadio: 16.500 posti, un’area commerciale di 18 mila metri quadrati, un centro congressi di 3 mila metri quadrati, un albergo di 80 piani!!!! E un centro sportivo a dieci chilometri che si chiamerà Tarantello. Il 7 settembre ci sarà la presentazione dello stadio. Il sindaco Rinaldo Melillo mi ha presentato tutti. il giorno appresso a Taranto si parlava solo di me”.
Allora chiediamo al sindaco Melucci, o Melillo come preferisce, è vero quello che ha raccontato Massimo D’Onofrio? In quel caso il titolo gli era stato consegnato? È vero che ha barattato il Taranto Fc per un hotel da 80 piani? E a che titolo, e con quali garanzia, e soprattutto con quale trasparenza?
Ricordiamo tutti la rabbia del sindaco Melucci quando quel progetto, irrealizzabile, non è andato in porto.
Ma se quello che ha raccontato Massimo D’Onofrio non è vero (visto il personaggio cosa molto probabile) perchè Melucci non ha mai smentito quell’audio?
Può risponderci senza ignorarci o minacciare querela?
Era vera o no quella trattativa senza titolo sportivo in mano? E’ davvero un personaggio di tal fatta la sua idea di imprenditore a cui affidate il Taranto Calcio? E perchè non ne ha mai parlato con tifosi e tarantini?
Attendiamo garbatamente la risposta di Melucci a queste domande.
Al sindaco oggi si aggiunge l’assessore Mazzariello, che in un messaggio in cui si definisce “grandissimo tifoso da 45 anni” torna ad attaccare il mister Ezio Capuano, che ha avuto il grande merito, tutto suo, di aver riportato 10 mila persone allo stadio (anche non tifosi da 45 anni) e di aver fatto rivivere al Taranto performance ed emozioni dimenticate che chissà quando potremo rivedere. (E questo è l’unico merito che ci sentiamo di dare- da non tifosi da 45 anni- a Massimo Giove: aver seguito negli due anni la volontà di mister Capuano, di raggiungere obiettivi alti in classifica, a discapito di ciò che chiedeva il consulente Galligani, cioè far quadrare i conti. Cosa che, oggettivamente, ha portato a squagliarli).
L’assessore Mazzariello torna a ricordare l’insoluto dell’affitto dello stadio che il Taranto Fc aveva con il Comune. Un gesto di una micragnosità imbarazzante, per chi, ha dato 4 milioni di euro a una gara di catamarani che non interessa nessuno, e chiede l’elemosina al simbolo della città dentro e fuori lo stadio.
Nel silenzio generale, a evidenziare l’inciucio sottobanco tra Melucci e il centrodestra, a rispondere al sindaco è solo Gianni Liviano, che può piacere o meno, è l’unico, insieme a Francesco Battista, che prova a innescare un dibattito in un consiglio che vive di posizionamenti e spartizioni.
“Giove e Melucci sono entrambi, con motivazioni differenti, responsabili dell’attuale situazione di crisi del Taranto- scrive Liviano- Non è possibile che a Melucci da 5 anni non sia mai passato dalla mente che una società calcistica ha bisogno di uno stadio di calcio per disputare le sue partite e che, al contempo, una società calcistica, ha bisogno di uno stadio di calcio per poter avere incassi che consentano la sostenibilità finanziaria del suo impegno. Eppure nessun sindaco nella storia recente della città, ha potuto godere delle risorse di cui egli e le sue amministrazioni, hanno goduto in questi anni”.
In effetti l’amministrazione Melucci non si fa problemi a distribuire anche senza bandi questi fondi ( e speriamo non voglia querelare anche noi come ha fatto minacciato di fare con Giove e Capuano – pronti a smentite e confronti-) non solo i 4 milioni di Sail Gp, ma anche, solo per citare l’ ultima, i centomila euro stralciati dai fondi Ilva in as destinati al disagio sociale, e invece dati per Ego Festival, una manifestazione culinaria con cene da 200 euro (per chi pagava). Ma poi si mette di traverso con il Taranto calcio, questuando persino il fitto dello stadio, mentre ad esempio Antonio Decaro ha concesso gratis il San Nicola a De Laurentis.
Vorremmo chiedere a Melucci: quanto costerà il fitto e la gestione del nuovo Iacovone dal 2026? Sa che è una delle condizioni per il futuro acquirente?
Ed è un dato che è bene portare da oggi a conoscenza di tutti i tarantini. Non vorremmo ritrovarci con un sindaco che decide a chi dare conforto e a chi minacce, in base alle sue simpatie.
Mentre il movimento 5 stelle nota che “a Taranto non si può fare calcio senza uno stadio. Nessuno investirebbe per due anni senza poter contare su introiti pubblicitari e da botteghino, a meno che non vi siano altri interessi personali in gioco. La situazione attuale evidenzia il disinteresse totale da parte di tutti gli attori istituzionali coinvolti”. Del resto Antionio Colantonio, ex presidente della Turris, tra i nomi fatti per prendere il Taranto, si è subito sfilato con questa chiara motivazione: “senza stadio non credo che il club possa essere appetibile e vendibile. La vicenda Iacovone dovrebbe essere sollevata a livello nazionale”.
Eppure tra sindaco, governatore, parlamentari, e consiglieri regionali, sempre pronti a farsi il selfie con il politico di turno, del Taranto oggi non vuole occuparsene nessuno.














