di Maurizio Mazzarella
Giovanni Di Stefano, soprannominato da molti “l’Avvocato del Diavolo” per la sua carriera fuori dagli schemi, si muove da sempre tra politica internazionale, tribunali, industria culturale e scenari globali. Oggi, però, il suo nome torna al centro dell’attenzione pubblica per ragioni completamente diverse: la rinascita di TMC – Telemontecarlo.
Un marchio che ha fatto parte della storia televisiva italiana, amato per il suo stile cosmopolita, per la libertà editoriale e per la capacità di dare spazio a volti e linguaggi nuovi.
Con Di Stefano abbiamo parlato del ritorno di TMC, del suo valore culturale e commerciale e della nuova missione che guiderà la rete: una televisione inclusiva, aperta, che vuole restituire al pubblico ciò che sente di appartenere al pubblico stesso.
La data del ritorno di TMC
“Il 28 novembre di quest’anno TMC torna in onda. Siamo in collegamento con GSTV a Roma e con Canale 83 in Calabria. E proprio questa mattina sono arrivate richieste da altre emittenti italiane che vogliono portare il nostro brand nei loro territori. Stiamo creando una syndication che permetterà al marchio di andare in tutta Italia e, attraverso il satellite, in tutta Europa.
Iniziamo con sei ore al giorno: il pomeriggio e il prime time serale. È tutto in regola con il Ministero. Questo ci consente una ripartenza solida, concreta, e non improvvisata.”
Perché il brand TMC ha ancora valore
“L’ultimo anno di TMC, nel 1999, quando già si sapeva che la rete sarebbe scomparsa, la raccolta pubblicitaria raggiunse 124 milioni di euro. Questo dato dice tutto. Il brand ha un valore enorme, nonostante sia rimasto inattivo per anni. Non abbiamo fatto un secondo di trasmissione, eppure il nome è rimasto vivo. È entrato nella memoria del pubblico. E quando un marchio rimane nella memoria, non muore mai.”
La storia del marchio: il ritorno al legittimo proprietario
“TMC era sempre mia. Negli anni ’90, Giancarlo Paretti la vendette a Cecchi Gori senza che io potessi oppormi. Cecchi Gori la cedette quasi subito a Cairo e da lì nacque La7.
Ma il marchio, il logo TMC, venne abbandonato. Era come una casa lasciata con la porta aperta. E io l’ho ripresa.
Lo spiego con una metafora: un uomo va in guerra, la moglie crede che sia morto e si risposa. Lui ritorna e la riprende. È ciò che è accaduto.
Ora TMC è tornata dove era nata. E questa volta la utilizziamo come un gioiello che appartiene non solo a me, ma anche al pubblico italiano.”
Una televisione che apre le porte ai talenti esclusi
“Io voglio dare opportunità. A chi fa film, documentari, programmi, progetti nuovi. Ci sono persone che non riescono a entrare in Rai o Mediaset. Non perché non siano capaci, ma perché quei sistemi sono chiusi.
TMC darà spazio a loro. Registi, produttori, attori, fotografi. Tutti.
Nella vita, uno ha bisogno di una possibilità. E io so cosa vuol dire non averla, o averla e rischiare di perderla.
Nulla è impossibile per chi è disposto a lavorare.”
Linee editoriali: oltre la politica
“TMC non sarà un partito, né una propaganda. Gli italiani sono stanchi della politica. Vogliono una vita dignitosa: un pasto caldo, un caffè al bar senza contare le monete, una serata al cinema con la propria famiglia.
Chi lavora nelle piccole imprese rappresenta il 70% dell’Italia. Nessuno dà loro voce. Noi sì.
Avremo anche un programma simile a quello di Joe Rogan, dove le persone potranno parlare apertamente, senza condizionamenti, senza filtri.”
Possibili prime trasmissioni e ospiti
“Non so ancora quale sarà il primo programma che andrà in onda il 28 novembre. Io sono una persona che decide la mattina. La mia famiglia non sa mai cosa penso fino a quando lo faccio.
Però posso dirti una cosa: se Miss Italia non trova casa sulla RAI, noi siamo pronti a ospitarla. Non lo dico per provocare, ma perché TMC deve essere una rete che dà opportunità alle cose che hanno ancora valore popolare.”
Rapporto con Giorgia Meloni
“Sostengo Giorgia Meloni. È una donna forte, intelligente, con un passato difficile e con il coraggio di chi si è conquistato tutto. Mi ricorda Margaret Thatcher.
Ma attenzione: anche se la sostengo, se sbaglia lo dirò. TMC non sarà mai voce di nessuno. Sarà voce del popolo e basta.”
Messaggio ai futuri spettatori
“Se un programma vi piace, bene. Se non vi piace, dovete dircelo. Il silenzio è un errore. Il pubblico deve partecipare, deve parlare, deve criticare.
Noi non siamo proprietari di TMC.
Noi ne siamo i custodi.
TMC appartiene a chi la guarda.
Viva il lupo.”













