di Domenico Ciquera
Analizzare il percorso del Taranto significa, prima di tutto, guardare ai fatti. Il club rossoblù è nato ufficialmente il 7 agosto, giorno in cui il Comune ha assegnato il titolo sportivo alla famiglia Ladisa.
Pochi giorni dopo, il 10 agosto, è stato scelto Riccardo Di Bari come direttore sportivo: da quel momento è iniziata una vera e propria corsa contro il tempo per costruire una squadra a soli 25 giorni dall’inizio del campionato.
In meno di un mese sono stati annunciati i calciatori, assemblata una rosa e avviata la preparazione sotto il caldo torrido di agosto a San Giorgio Ionico.
Una preparazione inevitabilmente disomogenea, con giocatori arrivati in momenti diversi e in condizioni fisiche differenti.
Nelle prime settimane di campionato, il Taranto ha dovuto inoltre disputare numerose gare infrasettimanali per recuperare il ritardo rispetto alle altre formazioni. Calciatori senza una vera preparazione estiva sono stati chiamati a sostenere un ritmo altissimo.
Eppure, nonostante tutto, il Taranto ha reagito.
Per diverse settimane la squadra di Danucci si è ritrovata addirittura prima in classifica, vincendo con continuità e mostrando carattere. Oggi il Taranto è a tre punti dalla vetta ed è ancora in corsa per la Coppa Italia, segno di una solidità costruita con sacrificio, nonostante le difficoltà iniziali.
È importante sottolinearlo: questo è un campionato completamente diverso rispetto a quello vissuto da realtà come il Barletta, che nella scorsa stagione non aveva competitor dello stesso livello. Oggi, invece, esistono squadre strutturate come Brindisi, Canosa e Bisceglie, che hanno investito pesantemente per vincere.
Criticare la società è legittimo, ma solo se fatto in maniera costruttiva: attaccare in modo strumentale la proprietà o i calciatori non aiuta nessuno. In particolare, individuare nel portiere De Simone l’unico responsabile dei gol subiti appare un giudizio superficiale: molte reti nascono da errori difensivi di posizionamento o da palle perse a centrocampo.
Allo stesso modo, non sono giustificabili gli attacchi nei confronti di mister Danucci, che ha dovuto lavorare con risorse limitate, pochi under e un gruppo da costruire in corsa. Il tecnico ha comunque saputo dare identità e compattezza, cercando di competere contro squadre nate e strutturate mesi prima.
Siamo tutti d’accordo su un punto: il Taranto deve tornare in Serie D il prima possibile.
Ma serve onestà intellettuale: il percorso non è affatto semplice come qualcuno vuole far credere.














