di Flavio Graps
Il calcio, cosa c’è di più semplice?
Cosa potrà mai volerci perché una società dal “blasone” del Taranto riesca a vincere un “semplice campionato regionale”?
È proprio da questo errore di prospettiva che nasce il rischio più grande: rallentare, ancora una volta, la rincorsa al professionismo. Ogni categoria, infatti, ha le proprie complessità, le proprie regole non scritte e un equilibrio che non ammette presunzione.
È un dato di fatto che il calcio italiano poggi su un modello economico fragile e spesso insostenibile. Se ne accorgono i club di Serie A, figuriamoci quelli dei campionati dilettantistici, dove gli introiti da biglietteria e diritti televisivi sono praticamente nulli.
Eppure, nella mente del tifoso tarantino, continua a riecheggiare un’unica convinzione: «Bisogna stracciare questo campionato».
Tutto giusto, se non fosse che la presenza in Eccellenza è frutto proprio dello stesso errore concettuale di qualche stagione fa: l’illusione di poter spiccare il volo costruendo una squadra economicamente insostenibile. I ritardi nei pagamenti e le conseguenti penalizzazioni ne sono state la prova più amara.
Oggi servono progettualità, competenza e adattamento. Spendere cifre esagerate per costruire corazzate non è la via giusta, soprattutto in un anno di transizione come questo. Bisogna muoversi con intelligenza sul mercato, evitando nomi altisonanti ma inaffidabili fisicamente, che rischiano solo di appesantire il monte ingaggi.
Un percorso da consolidare
Dopo un avvio entusiasmante — 6 vittorie e 2 pareggi nelle prime 8 giornate — sono arrivate le prime difficoltà.
La sconfitta di Acquaviva, maturata dopo una prestazione opaca, è giunta però a pochi giorni dal successo in Coppa Italia contro il Brindisi. Il pareggio casalingo con il Toma Maglie, beffardo nel finale, ha mostrato una squadra viva ma poco lucida sotto porta.
E poi la sconfitta di Bisceglie, un episodio su palla inattiva, che ha alimentato più malumori che reali preoccupazioni.
Una questione di condizione
È probabile che la flessione sia anche frutto di una preparazione fisica non ottimale.
Come noto, una base atletica insufficiente produce un breve picco di lucidità iniziale, seguito da un calo di reattività, resistenza e brillantezza. Nulla di inatteso, come ha sottolineato lo stesso mister Danucci: una fase preventivata e gestibile con il tempo e il lavoro.
Classifica e contesto
Nonostante tutto, il Taranto resta lì: a tre punti dalla vetta.
Un risultato tutt’altro che negativo per una squadra costruita a ridosso dell’inizio del campionato, con un gruppo nuovo e un mix di giovani e veterani che hanno dovuto trovare l’intesa direttamente in gara.
Brindisi e Bisceglie, dal canto loro, sono piazze ambiziose e strutturate: immaginare un dominio in stile Barletta dello scorso anno è, semplicemente, utopico.
Un campionato che non perdona
Le cifre lo confermano: dopo 11 giornate, solo il 21% delle partite è stato vinto dalle squadre in trasferta.
Tradotto: appena due successi esterni a giornata su dieci incontri totali. Un dato che racconta quanto sia complicato imporsi in un torneo equilibrato, fisico e combattuto come l’Eccellenza pugliese.
Conclusione
Forse, dunque, il calcio non è così semplice.
Non lo è in una categoria dove il nome non basta, dove il blasone non scende in campo, e dove ogni squadra affronta il Taranto come fosse una finale.
Per questo serve unità, pazienza e fiducia.
Lasciare lavorare in serenità una società che, finora, ha mostrato solidità e coerenza.
Il progetto è chiaro, la strada è tracciata: il ritorno tra i professionisti non si costruisce con l’ansia, ma con il tempo e la mentalità giusta.














