Abbiamo ricevuto questa poesia e abbiamo deciso di pubblicarla per il suo intenso valore umano e memoriale. Attraverso un linguaggio lirico e visionario, l’autrice Yuleisy Cruz Lezcano trasforma un fatto di cronaca in una riflessione profonda sulla fragilità della vita e sulla violenza dell’imprevisto.
Tra le croci di San Brunone
Nel cimitero il vento scriveva ombre,
tra croci inclinate e ferro stanco,
la terra respirava nomi spenti,
e il giorno tremava come vetro.
Il palo tremò con gli occhi al suolo,
come un presagio senza voce,
ma lui non udì la condanna,
né il sussurro amaro del destino.
A lui non valse l’urlo del vento,
né il grido cieco delle cose,
veniva per lui la morte,
silente come neve sui ferri.
Con una caduta spogliata,
che al cielo non concesse favori,
la luce si chiuse in una crepa,
e il tempo si fece pietra.
Sotto l’angelo i cori di altri morti
rischiarivano le voci lontane,
dai succhi amari della terra
saliva un canto senza respiro.
Con onde agitate e anime strette
nella landa di ossa e silenzi,
si riconosceva il timore pallido
di chi arriva vinto e disarmato.
Crudele battaglia senza spada,
senza gloria né memoria viva,
solo il colpo cieco dell’improvviso,
che spezza il gesto e il nome.
Ed è così l’improvviso sorto
da un torrente che cala oscuro,
che ruba il nome, il palpito,
e perfino l’ultimo lamento.
Questa poesia nasce dal bisogno di dare voce a una morte che non dovrebbe mai essere silenziosa. Ricorda Domenico Di Ponzio, operaio di trentotto anni, colpito all’improvviso mentre lavorava nel cimitero di San Brunone a Taranto, in un luogo destinato alla memoria e trasformato in scena di una perdita ingiusta.
Yuleisy Cruz Lezcano













