Fonte TarantoToday
Dall’inizio del processo che vede imputati due tifosi del Foggia, accusati di aver incendiato la curva sud dello stadio Erasmo Iacovone lo scorso 3 settembre, sono stati ascoltati questa mattina in aula i testimoni della difesa.
A discarico dei due imputati Vittorio Ferrara di 39 anni e Ivan Giannuario di 40, difesi dall’avvocato Giuseppe Milli, hanno parlato poliziotti, un dipendente di una ditta incaricata dal Comune di Taranto a riparare la recinzione intorno al materiale infiammabile stipato al di sotto della curva sud e il sindaco Rinaldo Melucci.
Il tecnico della ditta ha detto in aula di aver riparato 5 giorni prima dell’incendio, precisamente il 28 agosto, circa 20 metri di recinzione all’interno della quale erano visibili i rotoli di materiale plastico che hanno preso fuoco quel 3 settembre. L’avvocato Milli ha anche prodotto delle fotografie che questo dipendente avrebbe inviato a un dirigente comunale con il prima e il dopo della riparazione. Secondo quanto riferito dal testimone in aula, prima della riparazione, tutto quanto si trovava al di sotto della curva sud era visibile a chiunque passasse di lì.
Dunque, secondo l’avvocato difensore degli imputati, sarebbe venuta meno l’ipotesi iniziale secondo la quale nessuno era a conoscenza di ciò che si trovava accatastato lì sotto, anche alla luce delle bonifiche pre partita effettuate sia dalla polizia che dai vigili del fuoco. Anche il sindaco Melucci ha ribadito oggi in aula di essere venuto a conoscenza della presenza di quel materiale solo ad incendio avvenuto, nonostante ci fossero in rete foto di un allora assessore accanto al materiale, con le quali si annunciava l’inizio dei lavori della pista all’interno dello stadio.
A Melucci è stato poi chiesto conto delle voci risarcitorie indicate nella costituzione di parte civile. A domande precise del difensore degli imputati, Melucci avrebbe risposto di aver firmato gli atti per ratificarli, ma di non ricordare il contenuto perché questi sono stati predisposti dal suo ufficio. Inoltre, al sindaco è stato anche chiesto se ricordasse il secondo incendio avvenuto allo stadio due giorni dopo quel tre settembre, domanda a cui il primo cittadino ha risposto: “Ho molti impegni istituzionali, non posso ricordare tutto e poi non seguo il calcio”.
La risposta è stata contestata dalla difesa che ha così mostrato un atto a firma del sindaco, indirizzato ai vigili del fuoco, in cui si riportavano entrambi gli incendi, anche quello che Melucci ha detto di non ricordare.
Gli ultimi testimoni, tra cui i periti di parte, saranno ascoltati nella prossima udienza in programma a marzo 2025.














