Le dichiarazioni del sindaco Rinaldo Melucci, rilasciate durante il processo che vede imputati i tifosi foggiani per l’incendio allo stadio Iacovone, rappresentano un’ulteriore dimostrazione della sua incapacità di assumersi responsabilità politiche. La superficialità con cui ha affrontato la questione, affermando di “non seguire il calcio” e di “non ricordare” un evento grave come il secondo incendio avvenuto pochi giorni dopo il primo, suona come un’offesa all’intelligenza dei cittadini e come un grave atto, l’ennesimo nella sua storia, di deresponsabilizzazione.
Il sindaco ha dichiarato in aula di aver firmato atti senza conoscerne il contenuto, scaricando la responsabilità sul proprio ufficio. Tuttavia, non si può dimenticare che, all’epoca dei fatti, anche su questo fu fatta propaganda sui social con l’allora assessore Mattia Giorno, fotografato accanto ai rotoli di materiale che successivamente hanno preso fuoco. Quella foto è oggi simbolo di un’amministrazione pronta a mostrarsi efficiente sui social ma altrettanto rapida nel sottrarsi alle responsabilità quando emergono errori evidenti, come la scelta della loro ubicazione, rivelatasi non solo inopportuna ma disastrosa .
Ma c’è un altro elemento che rende questa vicenda ancora più ipocrita: da un lato Melucci si dichiara “non interessato al calcio”, quasi a giustificare la propria superficialità su quanto accaduto, dall’altro non ha esitato a sfruttare proprio il calcio come veicolo di una propaganda becera in occasione della vicenda della cessione societaria del Taranto, poi rivelatasi un clamoroso bluff. Quando si è trattato di cavalcare l’onda mediatica per accreditarsi agli occhi della città, il calcio è diventato improvvisamente uno strumento utile ma, quando si tratta di rispondere di fatti concreti e gravi, come l’incendio allo Iacovone, Melucci preferisce il comodo rifugio della dimenticanza e del disinteresse.
Taranto e i suoi cittadini meritano risposte, non il teatrino di un’amministrazione che si nasconde dietro alibi inconsistenti e memoria selettiva. La gestione del patrimonio pubblico, specie in circostanze così gravi, non può essere trattata con questa leggerezza.














