RASSEGNA STAMPA DEL 18 LUGLIO 2023 – IL QUOTIDIANO
di Domenico Palmiotti
È tregua per ora sui Giochi del Mediterraneo. Dopo la pec del commissario di Governo, Massimo Ferrarese, al sindaco Rinaldo Melucci, e le lettere di quest’ultimo e di altri 19 sindaci allo stesso Ferrarese, nello specifico due lettere, il tutto accompagnato da dichiarazioni e repliche, ora l’attesa è rivolta al confronto a Roma tra I ministri Raffaele Fitto (Affari europei, Coesione, Pnrr). Andrea Abodi (Sport), il presidente del Coni, Giovanni Malago, il presidente della Regione, Michele Emiliano, il primo cittadino di Taranto e il commissario. Un confronto annunciato da Ferrarese, sollecitato dai sindaci (non solo Melucci) e da Emiliano, e che dovrebbe costituire una specie di punto e a capo. Sul tavolo, ruoli e compiti del commissario e dei Comuni, in sostanza chi fa cosa, procedure da seguire e finanziamenti. Il fine settimana appena trascorso ha registrato dichiarazioni nette di Melucci.
Nell’incontro di venerdì con i sindaci a Palazzo di Città, Melucci ha manifestato l’intenzione di staccare la spina dei Giochi. Ed é stato poi Elio Sannicandro, direttore di Asset, l’Agenzia della Regione coinvolta nella macchina organizzativa, a specificare cosa Melucci intendesse: «Staccare la spina significa rescindere il contratto, rinunciare al Giochi, ma questo penso potrà avvenire a settembre se non si sblocca la situazione economica. Con questo grande ritardo del Governo ad erogare i finanziamenti previsti, si rischia una figuraccia internazionale». E poi domenica, a margine di un evento della Marina, è stato lo stesso sindaco a chiarire il suo pensiero indicando anche un tempo limite per l’ulteriore attesa: un paio di settimane ancora, Ferragosto al massimo.
«Per me – ha affermato Melucci – la deadline sono i prossimi dieci-quindici giorni. Non credo che dopo Ferragosto si possa parlare ancora di Giochi del Mediterraneo se non arrivano i soldi e se il commissario non si siede al tavolo con il comitato organizzatore. A Ferragosto – ha aggiunto – andiamo al mare, ritiriamo la candidatura e cambiamo strada».
All’annuncio di Melucci che avrebbe staccato la spina, Ferrarese ha risposto dicendo che è vero il contrario, e cioè che la spina è stata staccata sinora, e che lui, da commissario, è pronto ad attaccarne tre di spine se il sindaco realizzerà davvero il proposito annunciato.
Prima di questa polemica a distanza, Ferrarese aveva inviato il 12 luglio una pec al sindaco, sollecitando la consegna dei progetti definitivi ed esecutivi delle cinque opere riferite a Taranto e dandogli per l’invio tre giorni di tempo.
Che sono scaduti sabato scorso. Ma Melucci a Ferrarese i progetti non li ha spediti nemmeno col sollecito. Gli ha però scritto una pec di replica in cui “conferma lo stato avanzato” a proposito di piscina olimpica, centro nautico, stadio di calcio, palestre polifunzionali Salinella e Paolo VI, PalaMazzola e campo sportivo di Talsano. In esecuzione, invece, la riqualificazione dell’impianto di atletica Valente. Poi, al di là delle diverse opinioni sui finanziamenti per i Giochi (i 150 milioni deliberati dal Parlamento a marzo 2022), che Melucci, sindaci ed Emiliano rivendicano mentre Ferrarese dice che prima vengono i progetti per lanciare le gare e poi le risorse, parte dello scontro è stato assorbito anche dal modo in cui procedere.
Per il commissario, i Comuni devono trasmettere I progetti. Lui è il soggetto attuatore, la preesistente organizzazione è stata commissariata, e diversi sindaci hanno già adempiuto. Inoltre Ferrarese ha coinvolto Sport e Salute, società pubblica del Mef. come centrale di committenza degli appalti, probabilmente coinvolgerà pure Invitalia, ma non esclude in alcuni casi di lasciar fare al Comuni. Per i sindaci, invece, è sufficiente il progetto di fattibilità tecnico-economica e “non sarebbe indispensabile la progettazione esecutiva”, che, senza risorse, non si può predisporre, né approvare. Sicuramente il come andare avanti è un punto da chiarire. Insieme alla quantità delle risorse, ora insufficienti con gli aumentati costi dei materiali da costruzione, al masterplan dei Giochi da rivedere e allo stato di alcuni siti destinatari di impianti. Per il centro nautico in Mar Piccolo, per esempio, dove c’è il progetto di Asset, la Marina non ha ancora trasferito l’area dell’ex stazione torpediniere dal demanio militare a quello marittimo.
RIPRODUZIONE RISERVATA (C)













