Con i Giochi del Mediterraneo ormai alle porte, Taranto è chiamata a prepararsi a quella che potrebbe essere una delle stagioni più decisive della sua storia recente. È questo il messaggio lanciato da Fabio Paolillo, segretario generale di Confartigianato Imprese Taranto, nell’editoriale intitolato “L’autunno delle scelte”, una riflessione che invita il territorio a guardare oltre i cantieri e gli annunci per concentrarsi sui risultati concreti.
Secondo Paolillo, quando si spegneranno i riflettori sulla manifestazione sportiva inizierà la vera partita per il futuro della città. Sul tavolo arriveranno contemporaneamente i grandi dossier che da anni caratterizzano il dibattito tarantino: il futuro del siderurgico, l’eredità dei Giochi del Mediterraneo, il Just Transition Fund, le bonifiche, il porto, l’aeroporto, la logistica e la Bus Rapid Transit.
Per Confartigianato non si tratta più di questioni separate, ma di tasselli di un’unica strategia di sviluppo.
«Il vero limite di Taranto non è mai stato un singolo dossier, ma l’incapacità di ricondurre tutte queste sfide a un’unica idea di sviluppo.»
L’editoriale sottolinea come negli ultimi anni il confronto pubblico si sia concentrato prevalentemente sulla quantità delle risorse investite, tra cantieri, opere e cronoprogrammi. Una fase ritenuta inevitabile, ma che ora deve lasciare spazio a una nuova valutazione.
«Una comunità non cambia quando riceve investimenti; cambia quando quegli investimenti rafforzano le imprese, sviluppano competenze, rendono competitive le filiere, generano lavoro stabile e accrescono la capacità del territorio di produrre ricchezza.»
Secondo Paolillo, il problema principale della città non è la scarsità delle risorse economiche, ma la debolezza del protagonismo del sistema produttivo locale.
Per spiegare il concetto, il segretario generale utilizza una metafora significativa: quella di una città che non è stata conquistata con la forza, ma che ha progressivamente abbassato le proprie mura economiche.
«Quando queste mura si abbassano, nessuno invade la città. Accade qualcosa di più silenzioso: le decisioni si spostano altrove, il valore prodotto prende altre strade, le imprese locali faticano a crescere e i giovani cercano fuori ciò che qui non trovano.»
Da qui l’invito a cambiare il parametro con cui misurare il futuro di Taranto.
Non più soltanto il volume degli investimenti ricevuti, ma risultati tangibili come imprese più solide, lavoratori ricollocati, giovani che scelgono di restare, maggiore innovazione e nuova ricchezza prodotta sul territorio.
Confartigianato richiama inoltre tutte le rappresentanze economiche, sociali e istituzionali a condividere una visione comune.
«Non serve un altro tavolo. Serve il coraggio di scegliere e la responsabilità di rendere conto dei risultati.»
Nella parte conclusiva dell’editoriale, Paolillo ricorre a un richiamo letterario ispirato all’Odissea, oggi tornata d’attualità anche sul grande schermo. Durante l’assenza di Ulisse, ricorda, i Proci non conquistano Itaca con la forza, ma occupano gli spazi lasciati vuoti.
«Vale anche per l’economia. Il problema non sono i Proci. Il problema è il vuoto che li rende possibili.»
Per il segretario generale di Confartigianato Taranto, quel vuoto è stato alimentato negli anni da una cultura dell’attesa, nella speranza che il cambiamento arrivasse dall’esterno, attraverso commissari, decreti, grandi investitori o nuovi piani industriali.
L’autunno che attende Taranto, conclude Paolillo, rappresenterà il momento della verità: una fase nella quale non basteranno più annunci e investimenti, ma saranno le scelte compiute e i risultati ottenuti a determinare se questa straordinaria stagione di trasformazione avrà davvero lasciato un’economia più forte oppure soltanto infrastrutture più moderne.














