Abbiamo ascoltato telefonicamente, per GiornaleRossoblù l’ex calciatore e allenatore del Taranto Davide Dionigi. Il mister ci ha raccontato della sua carriera calcistica, con una particolare attenzione sul calcio di quegli anni e sulle panchine dei club dove ha svolto il ruolo di allenatore, mettendo in risalto quella splendida stagione alla guida del Taranto.
Da calciatore ha viaggiato per diverse piazze di Serie A e Serie B tra cui Reggio Calabria dove nella stagione 1996/1997 è stato il capocannoniere di Serie B con 24 reti cosa vuole raccontarci del calcio di quegli anni?
Posso rispondere con estrema certezza che erano anni diversi dagli attuali, avrei molto da raccontare ma non ci basterebbe una giornata. All’epoca la mentalità era completamente differente, era un calcio più leggero, con valori e ricco di contenuti nonostante le difficoltà che si incontrano in ogni contesto. Il calcio che ho giocato era molto più genuino e si dava libera interpretazione alla fantasia del calciatore. Nel mio percorso ho incontrato presidenti ed allenatori vulcanici col quale mi sono scontrato, ma poi si risolveva sempre con una stretta di mano pensando solo a vincere le partite. Ricordo che c’era una coesione nel dividersi le responsabilità tra gruppo squadra e gruppo dirigenziale, adesso invece noto un certo distacco. Il calcio moderno è diventato più esigente dal punto di vista tattico ed organizzativo, si tende a ragionare con molta frequenza e i compiti che devono eseguire i calciatori richiedono responsabilità maggiori. Oggi il calcio è più schematizzato, ciò non vuol dire che sia un beneficio, il calciatore è limitato, il fantasista viene messo in un contesto di squadra invece di essere individuale come lo era una volta, il calciatore che ha qualità maggiori deve mettersi al servizio della squadra invece di essere focalizzato su se stesso e magari in determinate circostanze può essere vantaggioso.
Ritirandosi dal calcio giocato, ha subito intrapreso la carriera da allenatore, assumendo l’incarico di tecnico del Taranto alla prima esperienza, sfiorando la Serie B, considera Taranto come un prestigioso trampolino di lancio per la sua carriera di tecnico?
A Taranto ho trascorso due anni fantastici e meravigliosi, lo reputo un grande trampolino di lancio in quanto mi sono presentato senza avere un’esperienza in un settore giovanile o come allenatore in seconda o ancora collaboratore in qualche staff. A volte il destino ti offre delle possibilità da sfruttare, da cogliere al volo, Enzo D’Addario mi affidò la panchina del Taranto in un modo stranissimo e se non fosse stato per lui, adesso non avrei scritto sul mio curriculum i club che ho allenato, al di la di quello che è successo dopo. Credo che rimarrà a tutti in mente la storica partita di Roma per le emozioni che ha suscitato, ero al primo anno di panchina rossoblù, l’anno dopo, invece, avremmo vinti il campionato sul campo se non fosse stato per quei sette punti di penalizzazione. C’era un gruppo forte e compatto nonostante le difficoltà che hanno affrontato i ragazzi in quel periodo, siamo riusciti ad arrivare in finale dei play-off e devo esprimere il mio rammarico in quanto nelle due partite furono annullate tre reti a nostro svantaggio, tra cui solo una fu giusto annullare e ci fu dato contro un rigore contro alquanto ridicolo.
Prosegua pure…
Se devo fare un’analisi, quell’anno si diede molta importanza alle vicissitudini societarie, non c’è niente di sbagliato ma sarebbe stato opportuno esaltare quel gruppo di uomini, più che calciatori, che pur non percependo lo stipendio da Ottobre, non abbandonarono la nave, nonostante avessero numerose richieste a Gennaio da importanti club che almeno li avrebbero pagati, seguendo quel sogno e quell’obiettivo che i ragazzi si erano imposti e che alla fine riuscirono a realizzare, perché quel campionato per noi è stato vinto! Ricordiamoci che questi ragazzi giocavano in un campionato di Serie C dove le cifre non erano esorbitanti e molti avevamo mutuo e spese personali da pagare. Sono convinto che se con quel gruppo avessimo disputato il campionato di Serie B, con l’innesto di 3-4 giocatori di categoria, avremmo giocato un campionato al di là delle nostre aspettative. Successivamente Lillo Foti mi chiamò alla guida della Reggina, in Serie B, squadra che nel giro di poco tempo sarebbe fallita, l’organico era stato costruito per conquistare la salvezza, fui esonerato nonostante posizionato in zona salvezza, forse si aspettavano qualcosa in più, la Reggina alla fine si salvò all’ultima giornata. Nel calcio noi allenatori ne vediamo di tutte i colori, ad Ascoli nonostante avessi salvato la squadra, mi hanno mandato a casa, a Cosenza sono riuscito a tenere la squadra in zona play-off 8 partite su 11 e mi hanno esonerato. Queste sono le dinamiche del calcio non del tutto semplici che fanno parte del percorso di un allenatore, gli esoneri, gli insuccessi ed i successi sono frutto di una crescita esponenziale.
Tra le panchine di Serie B nella Stagione 2020/2021 è stato il tecnico del Brescia, come è stato lavorare con un presidente come Massimo Cellino?
Massimo Cellino è un presidente particolare, ha una sua idea di calcio e molto probabilmente è convinto della sua idea per un trascorso di tanti anni nel mondo del calcio. Cellino insieme a Lillo Foti sono stati quei pochi presidenti che ho avuto che ne capivano davvero di calcio. Mi sono seduto sulla panchina del Brescia che naufragava tra i play-out, riuscendo a posizionarmi in zona play-off, ma sono stato esonerato ugualmente, nonostante questo posso solo parlarne bene del presidente Cellino, nonostante i suoi difetti, ho un piacevole ricordo, facevamo lunghe conversazioni trattenendoci ore ed ore al telefono, durante la notte facevamo discorsi che più delle volte non erano correlati con il calcio, era piacevole parlarci, è una persona colta e preparata su molti argomenti, riesci ad avere un confronto leale ed onesto esprimendo ognuno la propria idea.
Chi è stato il compagno di squadra più forte che è riuscito ad impressionarla da calciatore e quale giocatore ha avuto il piacere di allenare?
Da calciatore mi ha impressionato moltissimo, e ritengo sia un fuoriclasse in assoluto, Marco Van Basten e mi sbilancio a dire che se avesse giocato nel calcio moderno non avrebbe paragoni, anche se ho avuto il piacere di giocare con compagni di squadra come Savicevic, Batistuta, Rui Costa, Angloma e Rizzitelli, Van Basten rimarrà sempre il calciatore più forte col quale mi sono allenato, era devastante! Al Milan ero un ragazzino, avevo appena diciotto anni, ai tempi non era facile trovare spazio tra i titolari, poi d’altronde come potevo esordire se ero chiuso da mostri sacri come Van Basten, Simone, Gullit, Serena, Lentini, Papin. Ricordo con piacere alla Sampdoria Francesco Flachi, un ragazzo simpaticissimo con grandi qualità, era un trequartista di grande talento che ha fatto una carriera importante, Ciccio Cozza alla Reggina, Stellone e Savoldi al Napoli e Giovanni Stroppa, giocatori con qualità eccelse. Invece tra i giocatori che ho allenato, non prendendo in considerazione tutti i ragazzi del Taranto, uno in particolare che penso avrebbe potuto dare molto di più ad Ascoli è stato Nikola Ninkovic, credo sia un fuoriclasse per quella categoria, mi ha impressionato per le sue qualità tecniche, nonostante in rosa avessi anche un certo Scamacca.
Attualmente è svincolato, si aspetta una chiamata da una panchina di Serie B o Serie C o andrebbe volentieri ad allenare all’estero?
Aspetto la chiamata per tornare ad allenare, diciamo che apprezzerei se arrivasse una chiamata da un club di Serie B dato che è stato quello il mio target negli ultimi anni e penso di aver fatto bene, ma un allenatore deve essere intelligente, comprendendo che sarebbe ideale accettare, che sia Serie B o Serie C, un ambiente dove c’è la possibilità di allenare ed esprimersi in tutta tranquillità, dove le idee vengono capite e che la società non ti venga a chiedere spiegazioni richiamandoti al primo momento di difficoltà della squadra, alla fine tutte le squadre attraversano i loro momenti. Tutti gli allenatori vorrebbero una situazione societaria stabile ma bisogna anche essere capaci di riconoscere i propri errori quando si sbaglia senza dare la colpa alla società. L’allenatore deve essere bravo, oltre che fortunato, a trovare profili giusti dal punto di vista della gestione e direttori capaci, anche se non è facile avere la possibilità di scegliere. Bisogna essere bravi a mettere in pratica la propria bravura e scegliendo il treno giusto al posto giusto. Prenderei in considerazione anche una panchina all’estero, ma dipende dal campionato, alcuni non li prendo neanche in considerazione, sono convinto che sarebbe un percorso formativo ed arricchirebbe il bagaglio culturale e calcistico. Quest’estate ero vicino a sedermi su una panchina di una squadra francese ma poi il tutto non si riuscì a concretizzare. In Inghilterra, oltre alla prestigiosa ed affascinante Premier League, c’è la Championship che reputo sia un torneo di altissimo livello, negli stadi si respira un aria particolare anche in categorie minori e le strutture di allenamento sono molto all’avanguardia rispetto le nostre in Italia.
Se ipoteticamente, il presidente Massimo Giove la chiamasse a sostituire il tecnico attuale Ezio Capuano, accetterebbe la proposta?
Ezio Capuano è mio amico, non mi permetterei mai di fargli le scarpe, è nato un rapporto meraviglioso con il Taranto e con i suoi tifosi, il mister sa quello che sta facendo e deve andare avanti con il suo progetto di calcio raggiungendo gli obiettivi prefissati, poi se a Taranto ci sarà la possibilità di aprire un discorso con qualsiasi presidente, benvenga!
Esprimendo una sua opinione, Capuano è l’uomo giusto per il Taranto o il Taranto è la piazza giusta per Capuano?
Secondo me entrambe vanno a braccetto, Capuano è un allenatore preparato che ha una sua precisa idea di gioco e calcistica lo distingue suo carisma e la sua passionalità, come lo sono stato anche io, sposandosi perfettamente con la piazza tarantina e i tifosi del Taranto che vivono di grande passione. Capuano e il Taranto sono fatti l’uno per l’altro, da quando è arrivato sta ottenendo ottimi risultati, la stagione precedente ha salvato il Taranto con una giornata d’anticipo sfiorando l’ultimo piazzamento play-off, quest’anno viaggia in piena zona play-off. Il Taranto difficilmente sbaglia le partite è una squadra tosta e secondo me terminerà il campionato in zona play-off, Capuano deve avere costanza, alla fine la costanza ti premia.
Domenica si terrà il match tra il Sorrento allenato da una vecchia conoscenza tarantina, Enzo Maiuri ed Taranto di Ezio Capuano, si aspetta di assistere ad una partita tattica?
Mi aspetto di assistere ad una partita a scacchi e bella dal punto di vista tattico dove un episodio potrebbe sbloccare il match. Entrambe le squadra hanno obiettivi differenti, il Sorrento opta ad una salvezza tranquilla mentre il Taranto ambisce a qualcosa di più di una salvezza. Enzo Maiuri è un allenatore tanto bravo quanto Capuano che meriterebbe molto di più sia a livello di immagine che a livello calcistico, ci conosciamo da una vita, lo conobbi in un episodio quando da ragazzino andai a giocare in Serie C nel Como, aveva un piccolo appartamentino nel centro della città e lui mi affittò casa sua e a lungo andare nacque una bella amicizia che condividiamo fino ad oggi avendo anche molti amici in comune.














