Di Francesca Raguso
Tarantino doc classe 1974, Francesco Latartara inizia la sua carriera calcistica, come mediano, proprio a Taranto nelle stagioni che vanno dal 1993 al 1997. Nel corso degli anni ha giocato tra i campionati di serie D e C2, in squadre come Cavese, Brindisi, Melfi, finendo gli ultimi anni nel Casale.
Da Tarantino doc, inizi la tua carriera calcistica proprio nel Taranto, conquistando anche una promozione dalla serie D alla C2. Come è stato iniziare a giocare proprio nella squadra della tua città?
“Io sono nato proprio nell’Assi Taranto, nel settore giovanile. Poi il Taranto mi ha acquistato a 15 anni, ho fatto quattro anni di settore giovanile, poi quattro anni in prima squadra, due di serie D, vincendo un grandissimo campionato con gente importante. Ho avuto compagni di squadra veramente forti, l’allenatore era affidabile, con una vera società alle spalle e con una tifoseria che credo sia una delle migliori in Italia, vincendo anche lo scudetto. Poi due anni di C2 e dopo sono dovuto andare via in altre squadre per continuare a giocare.”
Come ti sei trovato a Taranto?
“Benissimo perché giocare nella propria città, nello stadio che sognavi da piccolo, davanti a tanta gente, per un tarantino penso sia il massimo farlo. Quindi posso solamente parlare bene dell’avventura a Taranto, dei miei quattro anni di prima squadra, anche nel settore giovanile mi sono trovato benissimo. Ripeto, giocare nella squadra della propria città è il massimo che un ragazzo può sognare.”
Nel corso della carriera hai giocato tra la serie D e la C2, in squadre come Cavese, Brindisi, Melfi. Che esperienze sono state e che differenze c’erano tra i due campionati?
“Io ho avuto la fortuna di giocare sia in serie D che in serie C2 e vincere ben sette campionati. Mi sono sempre trovato bene in tutte le città, a parte forse in un paio. Però con la Cavese, con il Latina, a Brindisi, a Manfredonia, Torre Annunziata, ovunque sono andato sono stato molto bene, ho trovato sempre gente che sapeva comportarsi, a Nuoro soprattutto. Proprio a Nuoro abbiamo vinto un campionato con gente che ha vinto la serie A prima e dopo. Quindi per arrivare a quei livelli devi essere prima una grande persona e poi un grande giocatore. Ho fatto sempre quello che ho voluto e l’ho fatto sempre nel migliore dei modi. Forse in un paio di annate non sono stato all’altezza, per demeriti miei o anche perché l’ambiente non mi è piaciuto, però alla fine su vent’anni di carriera un paio di annate storte ci possono stare.”
Come sono stati gli ultimi anni della tua carriera?
“Dopo Casale Monferrato ho giocato a Villacitro, in Sardegna in serie D, poi a Grottaglie sempre in serie D e l’ultimo anno a Trani vincendo il campionato, tramite i play-off siamo saliti in serie D. A 36 anni ho detto basta perché non mi andava più, incominciavo ad avere un po’ troppi infortuni che mi facevano saltare tante partite, quindi ho preferito lasciar stare e dedicarmi a fare l’allenatore prendendo il patentino.”
Dopo aver passato tanti anni da giocatore, passare dall’altro lato del campo come è stato?
“Non è facile, forse è meglio giocare a calcio perché l’allenatore è da solo e deve pensare a 20-25 persone e quindi bada a tutte le situazioni che si possono creare durante una partita, durante gli allenamenti; il calciatore si fa quelle 2-3 ore di allenamento e la domenica poi va in campo a giocare, davanti a tanta gente e da il massimo. Sono due ruoli molto differenti, però sia l’uno che l’altro ti danno soddisfazioni perché alla fine si fa sempre il lavoro più bello del mondo. Lo dico sempre, fare il calciatore è il lavoro più bello del mondo, poi continuare nel mondo del calcio facendo l’allenatore lo è ancora di più.”
Non so se hai avuto modo di seguire il Taranto. Cosa ne pensi della squadra attuale e dell’andamento in questo campionato?
“Io lo seguo sempre, anche quando giocavo il primo risultato che chiedevo era sempre quello del Taranto. Ultimamente ho allenato nel settore giovanile, prima gli allievi e poi la juniores, poi con il problema del covid ci bloccarono, però si stava andando bene sia sotto il profilo della crescita dei ragazzi che sotto l’aspetto dei risultati. Quest’anno all’inizio il Taranto, credimi, non aveva una squadra forse all’altezza della salvezza. Sono andato a vedere un po’ di partite all’inizio ma non mi piaceva come giocava, alcuni giocatori forse non erano pronti per una piazza importante come Taranto. Poi con l’avvento di Capuano, che conosco benissimo avendolo avuto a Cava dei Tirreni come allenatore, ha dato un qualcosa in più alla squadra, una “cazzimma” in più e sta facendo uscire il massimo da tutti i ragazzi che sta allenando. Quindi complimenti a mister Capuano, alla società che gli sta dando il 100%, ma soprattutto ai ragazzi che stanno dando il massimo per portare avanti una salvezza che all’inizio forse, non dico era impossibile, però era difficile da ottenere.”
E’ iniziato da poco il 2023. Che prospettive ci sono per te e che augurio ti fai?
“Le prospettive. Io adesso sono fuori Taranto per lavoro. È normale che appena rientrato a Taranto spero di poter tornare ad allenare, perché alla fine quello che mi piace fare di più è insegnare calcio, nei settori giovanili, con i ragazzi. Mi piace insegnare calcio e starei veramente 24h u 24 sul campo. L’augurio è proprio quello che possa tornare il più velocemente a Taranto e tornare su un campo da calcio per allenare.”














