di Mimmo Ligorio
Abbiamo intervistato telefonicamente per Giornale Rossoblù.it il centrocampista artefice della sfortunata finale dei play-off della stagione 2001/2002 valevole per la promozione in serie B persa dal Taranto a vantaggio del Catania, chiedendogli curiosità sulla sua carriera e gli anni trascorsi a Taranto.
Per diverse stagioni è stato il tecnico della squadra giovanile del San Teodoro, in Sardegna, con un’apparizione sulla panchina della prima squadra, come vede il suo futuro?
Ho trascorso la passata stagione nella società di Nuoro e attualmente non ho niente in programma, vorrei prendermi una pausa dal calcio per potermi dedicare ad altro. Anche se dovesse arrivare una chiamata da un club come tecnico della prima squadra, non accetterei in quanto non amo allenare le prime squadre. Quando mi capitò al San Teodoro nella stagione 2019/2020, accettai solo per fare un piacere alla società. Provo molto interesse ad allenare i ragazzi, posso insegnarli la strada per condurli a traguardi ambiziosi, anche se riconosco con gran rammarico che allenare è diventato un compito difficile, i ragazzi non si divertono perché mancano di passione verso questa disciplina, non li vedi più in strada a giocare per ore correndo dietro un pallone. Ho allenato ragazzi lodevoli, con abili potenzialità ma senza la voglia di conquistarsi un posto in squadra e credo che questa mancanza di voglia sia nata dall’errore grossolano di schierare obbligatoriamente gli under per fare minutaggio. Il ragazzo, consapevole che giocherà titolare, tende a svalutare le sedute di allenamento non rendendo al meglio, quindi crescendo, quando non saranno più under, avranno difficoltà a conquistarsi un posto in squadra e farsi apprezzare dall’allenatore e secondo un mio parere tutto ciò è penalizzante. Il livello degli allenamenti è calato ulteriormente, bastano 4/5 giocatori che si allenano male per rovinare l’intera seduta e ne scaturisce l’errore che tali giocatori sono protetti dai propri allenatori perché non possono metterli fuori squadra ed è come il cane che si morde la coda. Mi è bastato un anno da allenatore della prima squadra per comprendere di non farlo mai più, perche la mia mentalità è schierare il giocatore che si è allenato meglio durante la settimana, colui che pensa alla partita già dal martedì, invece mi trovavo in una situazione in cui alcuni giocatori non si presentavano agli allenamenti e questo non è soddisfacente per un allenatore come me che crede in tutto quello che fa mettendoci grinta e passione.
Dagli esordi a Milanello seguendo una lunga carriera in serie C in prestigiose squadre come il Como di Preziosi, la promozione in serie C1 con il Catania, la promozione in serie B con il Pescara e la mancata promozione in serie B con il Taranto, rivivendo la sua carriera quali curiosità vuole raccontarci?
Portando indietro il nastro e tirando le somme, posso vantarmi di non avere avuto bisogno del procuratore, ho avuto sempre mercato e la fortuna di scegliermi le squadre riuscendo negli anni a vincere i campionati, ma nel calcio capitano anche le delusioni e le mancate vittorie. Taranto ad esempio è stato il rimpianto più grosso della mia carriera calcistica. Proprio tre giorni fa mi è capitato di rivedere e rivivere quella maledetta finale play-off persa contro il Catania, osservando la rete, a mio avviso regolare, che mi fu annullata. L’arbitro Brighi era a due passi, era impossibile sbagliare, su quel calcio di punizione mi smarcai dal difensore tenendo le braccia aperte, cadde da solo ed io mi tuffai in area di rigore sporcando il pallone di testa e mettendolo in rete, incredulo mi rialzai manifestando il mio rammarico per la decisione presa, questo episodio mi ha segnato e me lo porterò per tutta la vita. Con il presidente Preziosi sono sempre stato in buoni rapporti, lo conosco dai tempi in cui era il proprietario del Saronno ed io il suo giocatore, era una piccola realtà costruita con giocatori locali che dalle categorie dilettanti, per poco non riusciva a sfiorare il miracolo calcistico con la promozione in Serie B nell’anno 1997, d’altronde vi erano giocatori del calibro di Marco Osio, Ferraro che vinse il campionato con il Napoli di Maradona ed Alvise Zago. Preziosi è sempre stato un uomo ambizioso, infatti è riuscito ad arrivare in Serie A prima con il Como e dopo con il Genoa. Con il presidente Gaucci invece non avevo un buon feeling, dal punto di vista umano c’era poco e niente, spesso ci paragonava ai cavalli che in parte hanno fatto la sua fortuna. Credo che non fosse un grande intenditore di calcio, amava circondarsi di personaggi ambigui che invece il calcio lo conoscevano molto bene ma intanto bisogna riconoscere che questi due carismatici presidenti hanno lasciato un segno nella storia del calcio. Considero entrambe come due imprenditori che hanno trasformato le squadre in aziende traendone i benefici, ma cosi facendo tendi a danneggiare la squadra diventando solo un numero. Una cosa che ho imparato è che nel calcio non c’è riconoscenza, finche sei utile tutti ti vogliono bene, quando poi non lo sei più non ci pensano due volte a mandarti via. Mi reputo una persona che cerca l’affetto di una squadra nei personaggi che la compongono e questo l’ho riconosciuto nel tecnico che mi allenò sia al Catania che al Taranto Gianni Simonelli, oltre ad essere un professionista, tendeva a darti molto umanamente, ti invogliava ad esprimerti al massimo sia in allenamento che in partita. Dall’attento sguardo si percepiva quanto tenesse a noi giocatori, alla società ed ai tifosi, credo che avrebbe potuto ottenere molto di più dal calcio, ma è risaputo che se non sei bravo a venderti non otterrai nulla.
Saprebbe indicarci un giocatore talmente forte che l’ha impressionato?
Sono due i giocatori che mi hanno particolarmente impressionato: Christian Riganò ed Alvise Zago. Analizzando Riganò non mi sarei mai aspettato che avesse tanta potenza, sapeva darti sicurezza in quanto anche se gli passavi il pallone con gli occhi chiusi, in qualsiasi maniera riusciva a metterlo in porta nonostante ci fossero giocatori molto più abili di lui con qualità tecniche superiori. Alvise era impressionate, da ragazzo era un giocatore fantastico, mi rammarica dover raccontare che a diciannove anni subì quel brutto infortunio rompendosi i legamenti e la capsula articolare del ginocchio destro tenendolo lontano dai campi da gioco per circa un anno e mezzo, si procurò quell’infortunio nella partita Torino-Sampdoria in uno scontro aereo con il blucerchiato Victor Munoz, da allora non riuscì più ad essere il talento degli esordi, ma nonostante ciò riuscì a disputare una dignitosa carriera tra squadre di serie B e C. Quando eravamo compagni di squadra nel Saronno, mi dispiaceva vederlo soffrire quando si trascinava la gamba perché il ginocchio era freddo e non rispondeva, ma la passione per il calcio era talmente forte che si faceva di tutto pur di giocare. Ricordo di aver disputato la finale play-off con tre punti cuciti sul piede, facendo punture di anestetico. Questi sono i giocatori che si possono raccontare, che nonostante le tante difficoltà hanno dato un contributo calcistico importante.
Cosa manca al Taranto di oggi, rispetto alla squadra del 2002 in cui ha militato, per riuscire a disputare una finale play-off?
Ultimamente seguo poco il calcio e non riuscirei a confrontare tecnicamente la realtà del passato con quella attuale, posso dire per certo che quando giochi a Taranto ottieni una maggiore spinta che non riesci a ricevere e percepire dagli altri stadi. Lo Iacovone è una bolgia e questo è già un grosso punto a favore per la squadra. Ripercorrendo i miei anni calcistici a Taranto posso affermare che in allenamento eravamo in competizione tra di noi, d’altronde a centrocampo c’era gente come Andrisani, Cazzarò, Triuzzi, Monza, Giugliano. Ci facevamo il mazzo in allenamento perché non potevamo partire tutti titolari, il mister doveva fare delle scelte, nessuno ci regalava niente. Sono un grandissimo tifoso di Capuano, lo seguo sui social e gli faccio in grosso in bocca al lupo, a Taranto fu proprio lui che mi cercò e fece di tutto per farmi firmare il contratto e lo ringrazierò sempre per questo, gli faccio un tifo dell’anima. Essendo un tecnico passionale che studia tanto, spero non faccia fatica ad allenare gli under che devono fare minutaggio, in quanto pretende molto dai giocatori negli allenamenti.
Domenica si disputerà il match tra Taranto e Crotone, con il Taranto reduce da due sconfitte consecutive.
Spero che il Taranto si riprenda presto da questa situazione e di certo non avere i tifosi che lo incitano è molto sfavorevole, il Taranto deve scalare al più presto possibile la classifica perché merita i piani alti della stessa.















