di Maurizio Corvino
Da sempre amato dai tifosi del Taranto, abbiamo intervistato l’ex capitano ionico Giorgio Roselli per sentire il suo parere sulla compagine allenata da Capuano e non solo:
Quest’anno è stato allenatore del Ligorna in serie D e ha chiuso il campionato piazzandosi in una buona posizione. È soddisfatto del campionato svolto?
“Si si, molto. L’anno scorso ho preferito rimanere qui a casa per scelta, abbiamo fatto un bel campionato, siamo arrivati quinti e siamo usciti ai play-off con la Sanremese facendo lo spareggio. Siamo stati tutti molto contenti. Quest’anno, visto che le mie nipotine sono un po’ più grandi, ripartirò, spero almeno, come ho sempre fatto. Vediamo cosa succede.”
Ha avuto modo di seguire anche il Taranto? Che idea si è fatto?
“Io ho molti amici ancora a Taranto, con i quali mi sento. La cosa che onestamente mi piace di meno è il poco coinvolgimento della gente, che è sempre stata la cosa più importante, almeno negli anni in cui son stato io a Taranto, per esempio nell’anno in cui eravamo retrocessi dalla B, nella penultima giornata di serie C c’erano 30 mila persone contro la Ternana. Dunque quell’entusiasmo e quella voglia che c’erano in quel periodo, adesso ne vedo molto meno. So che ci sono anche problemi riguardanti lo stadio, ma il seguito del Taranto, in qualsiasi categoria, non può essere quello degli ultimi tempi.”
Cosa ne pensa di mister Capuano? Ha avuto modo di conoscerlo?
“E chi non lo conosce. È un’ottima persona. È particolare, ha il suo carattere, ha dei modi di fare se non unici, quasi. Diciamo che ha un suo modo di comportarsi che è diverso da tutti gli altri, però sa lavorare. È una persona che io stimo assolutamente.”
È in corso la campagna trasferimenti. Cosa ne pensa degli acquisti fatti dal Presidente Giove fino ad adesso? La squadra ionica può provare a fare un campionato di vertice?
“Di vertice no perché nel girone ci sono 5-6 squadre pazzesche, dal punto di vista soprattutto degli investimenti fatti. Però nei play-off, visto che si arriva fino alla decima posizione, ci può arrivare chiunque. Anche il Taranto. Oltretutto il mercato fatto dall’allenatore è un vantaggio perchè è lui che ha preso i giocatori, sa quello che vuole, sa come vuole giocare, sa le caratteristiche. È difficile che un allenatore abbia questo potere. Mi auguro che lui possa fare bene avendo tutta questa libertá di avire, perché è giusto che la piazza di Taranto ritorni a un certo livello. Io non parlo solo di serie B ma proprio a essere competitiva, che poi alla fine l’importante è lottare per qualcosa, se ce la fai è bene, ma se non ce la fai comunque hai lottato.”
Cosa ne pensa della scelta di un allenatore manager?
“Questa cosa la vedo a livelli più alti. Mi viene in mente Mourinho e quindi succede ogni tanto. Nelle nostre categorie sinceramente non succede quasi mai, ma è tanta la fiducia del Presidente in Capuano che gli permette questo. Da un lato c’è un vantaggio perché difficilmente prenderà un giocatore che non gli sarà utile o che andrà via un giocatore che rispecchia le sue idee. Il vantaggio è questo. Io difficilmente sceglievo giocatori, proprio perché abbiamo una conoscenza diversa e perché a me piace proprio lavorare sui calciatori che ho e cercare di farli rendere al massimo, sempre al meglio, anche se hanno caratteristiche un po’ diverse. Ma così ho fatto in tutta la carriera, lo faccio da 30 anni e lo farò sempre. Per me il tirare fuori dai calciatori quello che prima non hanno tirato fuori è l’obiettivo, che poi è quello che ti aiuta a fare punti, perché se i calciatori rendono la squadra fa punti. È tutto qua.”
Per il suo futuro che progetti ci sono?
“Come tutti gli anni come anche l’anno scorso pur essendo in una squadra e non potendo andare ad allenare in Italia come si sa, mi hanno chiamato 2-3 squadre di serie C. Per 20 anni ho allenato al nord e ora sono al sud, dopo Cosenza ora mi chiamano solo dal sud. Il mio obiettivo principale è quello di tornare all’estero. Sono stato a Malta e quindi sto vagliando situazioni anche di questo tipo e vediamo quello che succede. A me piace stare sul campo, che sia in Italia o all’estero cambia poco e le categorie anche cambiano poco.”
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