Il futuro di Lido Azzurro non può essere ridotto alla realizzazione di un rigassificatore. È la posizione espressa da Confartigianato Taranto, che torna a manifestare la propria contrarietà al progetto del terminale destinato, secondo le previsioni, a movimentare 12 miliardi di metri cubi di gas all’anno, diventando il più grande impianto di questo tipo in Italia. Per l’associazione, la priorità deve essere quella di costruire un modello di sviluppo capace di valorizzare il territorio, sostenere le imprese e garantire ai residenti servizi essenziali.
Il contrasto appare evidente: mentre prosegue l’iter per un’importante infrastruttura energetica, nella borgata ci sono ancora famiglie in attesa delle reti idriche e fognarie. Il 28 ottobre Acquedotto Pugliese ha presentato uno studio di fattibilità per la realizzazione delle opere, articolate in tre lotti, con un primo intervento stimato in circa 11 milioni di euro.
«Non sono opere alternative, ma il paradosso resta», sottolinea Confartigianato, ponendo una domanda sul futuro economico che si intende costruire per Lido Azzurro.
Il no al rigassificatore e le opportunità del porto
L’associazione ritiene insufficiente limitare il confronto alla sola fattibilità tecnica dell’impianto. Occorre valutare anche le conseguenze sul porto, sulla costa e sulle attività produttive. Il parere favorevole con prescrizioni espresso dal Comitato Tecnico Regionale sul Nulla Osta di Fattibilità, precisa Confartigianato, non conclude la valutazione ambientale ministeriale.
La posizione resta contraria. Secondo l’associazione, sicurezza dei cittadini, tutela dell’ambiente marino, traffico delle metaniere, utilizzo delle banchine e possibili vincoli futuri rappresentano questioni centrali. Taranto, infatti, deve recuperare traffici portuali ed è stata individuata dallo Stato come hub per l’eolico offshore, un settore che potrebbe generare opportunità per cantieristica, meccanica, logistica e servizi.
Da qui la richiesta di una valutazione pubblica dei benefici economici e occupazionali del progetto, delle possibili interferenze e degli investimenti che potrebbero essere messi a rischio. Nel bilancio di un’infrastruttura, sostiene Confartigianato, deve essere considerato anche il costo delle opportunità che potrebbero andare perdute.
Le istituzioni e le risposte ancora attese
Nel documento vengono richiamate le iniziative già assunte dalle istituzioni. L’8 aprile il Consiglio comunale ha approvato una mozione contraria al progetto, mentre a luglio Comune e Regione hanno presentato osservazioni al Ministero. Nonostante queste prese di posizione, l’iter autorizzativo prosegue.
Confartigianato chiede quindi quali iniziative abbia assunto il sindaco dopo gli sviluppi di ottobre, quali azioni intenda intraprendere la Regione e quale posizione voglia esprimere il Consiglio regionale. Una mozione, osserva l’associazione, non è sufficiente da sola a fermare un’autorizzazione: il valore di una contrarietà deve essere dimostrato attraverso atti e iniziative concrete.
Nel ragionamento viene richiamata anche l’intesa sull’ex Ilva sottoscritta il 15 ottobre a Bari dal sindaco Bitetti e dal presidente Decaro. L’accordo prevede l’introduzione progressiva dell’idrogeno verde, subordinata alla disponibilità delle condizioni tecnologiche necessarie.
Per Confartigianato restano però interrogativi importanti: quali saranno i tempi effettivi della transizione? Per quanto tempo si continuerà a utilizzare il gas naturale per la produzione del preridotto? Da dove arriveranno i quantitativi necessari e perché dovrebbe essere proprio Taranto a ospitare un rigassificatore? L’associazione chiede ai firmatari dell’intesa di pretendere dal Governo e dai responsabili del piano industriale risposte precise e pubbliche.
Lido Azzurro, un’economia da costruire
La contrarietà al terminale, secondo Confartigianato, deve accompagnarsi a una proposta concreta per il rilancio della borgata. Anche senza il rigassificatore resterebbero infatti da affrontare la carenza dei servizi e la necessità di creare nuove opportunità di lavoro.
Spiaggia, pineta e paesaggio del Tara potrebbero diventare risorse per sviluppare accoglienza, commercio, artigianato e servizi legati al mare. Per raggiungere questi obiettivi, tuttavia, servono infrastrutture, accessibilità, recupero ambientale e regole urbanistiche certe.
L’associazione richiama anche il dossier esplorativo del PUG 2024, che individua l’ambito «CU 12.1 – Città della costa – Lido Azzurro», riconoscendo risorse da valorizzare e criticità urbanistiche e ambientali da affrontare. La richiesta è di fare chiarezza su ciò che è già previsto, approvato, finanziato o realizzato, individuando gli ostacoli ancora presenti e le responsabilità per superarli.
La proposta: un documento operativo e una Pro Loco autonoma
Confartigianato propone una ricognizione condivisa con istituzioni, imprese e cittadini per individuare le attività compatibili con il territorio, gli investitori potenzialmente interessati e gli ostacoli da rimuovere. L’obiettivo è elaborare un documento operativo da sottoporre formalmente al Comune e alla Regione, con interventi e responsabilità definiti.
Non un ulteriore tavolo di confronto, ma proposte concrete sulle quali ottenere risposte e decisioni. L’associazione è pronta a mettere a disposizione le competenze del mondo imprenditoriale, mentre alle amministrazioni spetterebbe il compito di assumere le decisioni e realizzare le infrastrutture necessarie.
Tra le proposte figura anche la costituzione di una Pro Loco autonoma di Lido Azzurro, in collaborazione con quelle di Taranto, Lama e Talsano. Confartigianato richiama la legge regionale n. 25 del 2018, che contempla deroghe per località significativamente autonome o distinte sotto il profilo turistico-ambientale.
Il PUG, secondo l’associazione, offrirebbe elementi utili a motivare una richiesta che dovrebbe essere valutata dalla Regione, sentito il Comune. Una Pro Loco riconosciuta potrebbe disporre di un programma autonomo, partecipare ai bandi dedicati nel rispetto dei requisiti, stipulare convenzioni e promuovere iniziative durante tutto l’anno nell’ambito del Sistema Turistico Regionale. Non si tratterebbe, precisa Confartigianato, di una garanzia di finanziamenti né di uno strumento sostitutivo degli interventi pubblici, ma di un’opportunità per valorizzare chi già si impegna nella tutela e nell’animazione della località.
«I posti si occupano per fare, non per presidiarli»
La riflessione finale dell’associazione si allarga all’intera città. Secondo Confartigianato, Taranto deve superare una politica troppo spesso concentrata sulla distribuzione degli incarichi, anziché sulla definizione degli obiettivi e delle cose da realizzare.
Le istituzioni devono guidare i processi, assumere decisioni e garantire servizi, lasciando spazio anche alle capacità e alle iniziative della comunità. «I posti si occupano per fare, non per presidiarli», è il messaggio contenuto nel documento.
Lido Azzurro, conclude Confartigianato Taranto, ha già chi si impegna a difenderla da ciò che non vuole. Ora occorre creare le condizioni per realizzare ciò che ancora manca, offrendo spazio a chi ha idee e intende investire. Perché Taranto non deve fare i conti soltanto con la scarsità di risorse, ma anche con le tante opportunità che continua a lasciare inutilizzate.















