Nella sua interpretazione della Ballata di Sacco e Vanzetti, Lucia Mastromarino conferma una qualità ormai rara nel panorama vocale contemporaneo: la capacità di coniugare tecnica impeccabile e autentica adesione emotiva al testo. Il suo mezzosoprano, pieno e denso nei centri, luminoso negli acuti e sempre controllato nella linea del canto, si rivela lo strumento ideale per restituire la dimensione drammatica della vicenda dei due anarchici italiani.
Fin dall’attacco, Mastromarino impone un fraseggio scolpito, privo di enfasi superflue ma ricco di sfumature, capace di far emergere la tensione sociale e morale che attraversa l’intero brano. La sua voce non racconta semplicemente la storia: la abita. Ogni parola è cesellata con precisione teatrale, ma senza mai perdere la naturalezza del canto narrativo. Ne risulta un equilibrio raro tra racconto, denuncia e partecipazione emotiva.
Particolarmente notevole è la gestione dinamica: mezzevoci e filati arrivano come fenditure improvvise nella struttura musicale, rendendo palpabile il senso di ingiustizia e di fatale inevitabilità che caratterizza la vicenda di Sacco e Vanzetti. Nei momenti di maggiore intensità, poi, Mastromarino libera una potenza sonora che non è mai pura esibizione tecnica, ma sempre veicolo espressivo.
Il risultato è un’interpretazione che lascia il segno: stratificata, consapevole, profondamente umana. In un repertorio spesso affidato a letture più didascaliche o melodrammatiche, la versione di Lucia Mastromarino emerge con tale forza interpretativa da rendere arduo qualsiasi confronto.
In questa ballata, semplicemente, non ce n’è per nessuno.














