di Francesca Raguso
Due stagioni intense, vissute tra promozioni, salvezze conquistate soffrendo e un legame mai spezzato con la città e i tifosi. Pietro Maiellaro, uno dei talenti più amati della storia recente rossoblù, torna a parlare del suo passato a Taranto, dagli storici spareggi dell’86-87 fino al soprannome di “Poeta”, passando per l’intesa con Antonio De Vitis e uno sguardo al presente del club ionico. E ai tifosi manda un messaggio chiaro: “Questa piazza tornerà dove merita”.
Mister Maiellaro, nel corso della sua carriera ha vissuto due stagioni a Taranto. Che ricordo conserva degli spareggi contro Lazio e Campobasso del campionato 1986-87?
“Lì bisogna andare un po’ a ritroso, perché facemmo un girone d’andata disastroso, mentre quello di ritorno fu strepitoso. Raddoppiammo i punti conquistati all’andata e battemmo anche il Genoa all’ultima giornata, a Lecce, in campo neutro. A loro bastava un pareggio per andare in Serie A, noi invece vincendo pensavamo di aver raggiunto l’obiettivo.
Poi ci fu una squadra che perse in casa con la Sambenedettese e, guardando la classifica, capimmo che non era finita e che bisognava andare agli spareggi contro Lazio e Campobasso. Si giocarono a Napoli e, dopo una rimonta così incredibile, eravamo convinti di potercela fare. Con un po’ di fortuna riuscimmo a conquistare la salvezza dopo un ritorno davvero straordinario.
L’anno prima, invece, avevamo vinto il campionato di Serie C. Io arrivai a ottobre, durante il mercato di riparazione, e col tempo capii di essere arrivato in una grande realtà, una piazza importante e affamata di calcio. Sono stato benissimo a Taranto e sono rimasto molto legato a questa città. Mi auguro con tutto il cuore che possano risalire di categoria e tornare su palcoscenici importanti.”
Si dice che la coppia De Vitis-Maiellaro sia stata una delle più forti della storia del Taranto. Quanta intesa c’era tra voi?
“Quella era la continuazione di un rapporto nato anni prima. Io e Antonio ci conoscevamo dai tempi delle giovanili, poi abbiamo avuto la possibilità di giocare insieme anche a Palermo e lì nacque un’amicizia importante.
Stavamo sempre insieme, dormivamo nella stessa stanza, abbiamo condiviso praticamente tutto. Non ci parlavamo solo quando dormivamo la notte. C’era un’intesa naturale sia dentro che fuori dal campo.”
Taranto è stato un po’ il suo trampolino di lancio. Che ambiente trovò all’epoca?
“Ribadisco che mi sono trovato non bene, ma benissimo. Sono felicissimo di aver giocato in una piazza così importante. La tifoseria era straordinaria: in quei due anni ci ha fatto sentire speciali, ci sosteneva continuamente e ci metteva davvero su un piedistallo.
È una tifoseria di livello superiore. Mi auguro che tutto possa risolversi nel migliore dei modi, perché quella non è la categoria che spetta a Taranto. Oggi il calcio è cambiato, ci sono i social, le tecnologie, il mondo si è evoluto, ma sono convinto che questa tifoseria possa ancora dimostrare tutta la sua forza.”
Si ricorda chi le diede il soprannome di “Poeta”?
“Sinceramente no. Successe allo stadio, probabilmente durante qualche coro. Forse qualche tifoso o qualcuno particolarmente affezionato ai colori rossoblù mi identificò così. È nato tutto in maniera spontanea.”
Ha seguito il Taranto di quest’anno? Domenica ci sarà la finale regionale playoff contro il Canosa.
“Certo che lo seguo. Quando c’è simpatia, affetto e amore verso una squadra è normale continuare a seguirla. Conosco anche la dirigenza e credo che siano persone serie.
Oggi tutti vogliono ottenere subito risultati, ma il calcio non funziona così. Servono pazienza, programmazione e lavoro. Bisogna fare le cose con coscienza, senza sperperare soldi inutilmente. Credo che il Taranto sia in buone mani.
Per quanto riguarda la sfida col Canosa, sulla carta il Taranto è superiore, ma il Canosa ha fatto un ottimo campionato e va affrontato con le giuste precauzioni. Gare così vanno preparate bene, perché possono diventare complicate. Però, se stanno lavorando come penso, il primo passo andrà nella direzione giusta.”
Pensa che questa società possa essere quella giusta per riportare il Taranto dove merita?
“Parlo davvero col cuore in mano. Li conosco personalmente e so che tipo di persone sono. Sono imprenditori seri, gente che si è costruita dal basso, che ha lavorato tanto e ha valori importanti.
Per affrontare una piazza come Taranto servono personalità e progettualità. Se hanno deciso di fare questo passo è perché ci sono idee e programmi concreti. Adesso hanno solo bisogno di essere sostenuti e accompagnati nel loro percorso.”
Vuole lasciare un messaggio ai tifosi tarantini che non l’hanno mai dimenticata?
“Una parte della gente di Taranto la conosco ancora. Un anno e mezzo fa sono tornato e ho passato del tempo con alcuni amici tifosi. A loro posso dire soltanto questo: siete una forza della natura.
Forse da un po’ di tempo questa forza non si è vista del tutto, ma chiedo di avere pazienza, di accompagnare questa società con intelligenza e amore. Col tempo arriveranno di nuovo grandi soddisfazioni.”














