di Domenico Ciquera
Michael Di Stefano, figlio di Giovanni Di Stefano, appartenente alla Di Stefano Legacy Trust, nella trasmissione Aspettando il Taranto di Kifra TV ha spiegato i suoi progetti futuri per il Taranto.
Società: “Come avevo già detto, Giove non sarà incluso nella nuova società. Papà è un suo amico, ma Giove deve farsi da parte. Ha avuto la sua opportunità, che per quanto mi riguarda non è ancora finita. La squadra è stata esclusa, ma la proprietà può sempre fare appello e ricorrere negli altri gradi di giudizio. Per rispetto del processo giudiziario e sportivo, dobbiamo anche essere rispettosi di questo per non instaurare alcun pregiudizio. Giove può sempre tirare un coniglio fuori dal cilindro e può continuare. Non è detto che sia finita.”
Di Stefano senior: “Papà non sarà incluso, lui scrive i comunicati stampa perché ha più tempo per farlo. Io, invece, ho altre cose da fare. Papà non sarà presidente, non sarà direttore sportivo, non sarà allenatore e non farà parte della società.”
Trust: “Ho 45 anni e ho fatto strada separatamente da mio padre. Il trust è una cosa familiare: noi abbiamo deciso di cercare un’opportunità in Italia, perché fino ad ora le cose sono sempre state fatte in Inghilterra. Siamo cresciuti lì, anche papà è cresciuto lì. Nel momento in cui lui parla, la gente ovviamente va su Google, che non è né giudice né giuria nei confronti di una persona. Lui è stato accusato di varie cose, innocente o colpevole che sia, però, ha pagato. Doveva essere visto agli occhi del mondo come una persona che ha pagato per i suoi reati, anzi, si sta rifacendo la sua strada. La gente vede mio padre come il cattivo, ma a me non importa. Papà mi ha chiesto se siamo interessati al Taranto. Ho fatto una ricerca su passato e presente e gli ho risposto di sì, siamo interessati. Lui ha scritto alcune comunicazioni stampa perché lo fa bene, ma io non posso farlo smettere di parlare. Infatti, anche se avessimo successo, anche con lui fuori, parlerà lo stesso, e quelle parole hanno anche un valore. Sono stanco di sentire sempre le stesse cose su mio padre da più di 15 anni. Non è giusto.”
Lavoro nel calcio: “Il calcio è l’ambiente che ho scelto per la mia vita. Il mio primo lavoro nel mondo del calcio l’ho avuto a 17 anni: mi hanno dato incarico in una squadra di Champions League in Spagna. Avevo 17 anni, ora ne ho 45 e sono sempre stato nel mondo del calcio.”
Solidità del gruppo: “Ho già risposto a questo. Noi non abbiamo i miliardi, nemmeno tanti milioni da poter mettere in un progetto del genere, però per far ripartire il Taranto ci siamo. Come custodi o come ponte verso qualcun altro, ci siamo. Se i tifosi si aspettano un Berlusconi pronto a buttare milioni nel progetto Taranto, ci ritroveremo tra 5 anni allo stesso punto. Noi, come gruppo, vogliamo provare a rendere il calcio a Taranto sostenibile. Il presidente attuale era un tifoso, non era oggettivo, e i tifosi sono disposti a scommettere perché sono spinti dalla passione. Io, non essendo tifoso, non ho quella logica. Per noi è un affare: siamo pronti a farlo ripartire per creare qualcosa.”
Progetto: “Abbiamo già molte idee che renderemo note quando presenteremo il progetto. Da procuratore sportivo dico che l’Italia ha sempre avuto un problema con il settore giovanile. Al di fuori della Serie A, in altri paesi, come l’Inghilterra, invece è ben sviluppato a tutti i livelli, anche nei dilettanti. Lanciare un progetto basato sui giovani sarebbe bello, però da quello che ho carpito parlando con varie personalità in questi mesi è che, per uscire dall’Eccellenza, servono dei calciatori esperti e non si può prescindere dall’esperienza.”
Trasferimento: “Uno di noi dovrá trasferirsi a Taranto. È un discorso avviato in famiglia, stiamo decidendo chi dovrà. Però noi Di Stefano abbiamo in programma di formare un gruppo, non saremo solo noi. Questo sarà presentato a chi farà le scelte. Come ho detto prima, non abbiamo i soldi per mantenere tutto ciò a lungo termine, però per farlo ripartire, per creare un livello su cui qualcuno possa costruire, possiamo farlo. Io non faccio promesse a nessuno. Non posso promettere di portare il club in Serie B, però rilanciare il club, come italiani, possiamo farlo. Dobbiamo anche essere svelti. Sicuramente, fino a giugno ci sarà qualcun altro che dimostrerà il proprio interesse. Sicuramente anche un gruppo di imprenditori tarantini farà la stessa cosa. Non è detto che ci scelgano.”













