Molise, una delle più piccole regioni d’Italia, è oggi il simbolo tangibile di come uno Stato possa dimenticare intere comunità, lasciandole a marcire in un lento e inesorabile declino. Nata ufficialmente nel 1963 dalla separazione dall’Abruzzo — con il quale costituiva l’antica regione Abruzzi e Molise — il Molise contava allora poco più di 330.000 abitanti. Oggi, dopo sessant’anni, i residenti sono scesi a circa 290.000, e la tendenza è ancora negativa. Le cause non sono solo economiche o demografiche: sono politiche. E, come denuncia il Segretario Politico del Partito Nazionale Italiano, Giovanni Di Stefano, “hanno creato strutture che sono buone per la politica, ma non per i cittadini.”
Un declino silenzioso, vent’anni di abbandono
Negli ultimi vent’anni, il Molise ha subito un progressivo svuotamento dei servizi pubblici: ospedali chiusi o depotenziati, infrastrutture obsolete, strade dissestate, trasporti inesistenti, e una burocrazia che soffoca ogni iniziativa privata. I governi — di ogni colore — hanno voltato lo sguardo altrove, e i rappresentanti politici eletti in regione si sono limitati a gestire il potere senza alcun beneficio reale per la popolazione. La distanza tra il Palazzo e il popolo molisano non è mai stata così profonda.
Come sottolinea il Partito Nazionale Italiano, “Molise è oggi una regione utile solo per la propaganda elettorale. Promesse a ogni campagna, silenzio per il resto del mandato.” Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un territorio che perde ogni anno giovani, idee e speranza.
Il caso emblematico dei trasporti: Campobasso isolata
Emblema dell’abbandono istituzionale è la vergognosa situazione dei collegamenti ferroviari tra Campobasso e Roma, la capitale. Un viaggio che, nonostante i soli 185 chilometri di distanza, richiede oltre sei ore, con un tratto sostituito da un autobus. Una vergogna nazionale. Il Segretario Politico Giovanni Di Stefano ha scritto personalmente alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, denunciando l’assurdità del problema: “Come è possibile — scrive nella sua missiva del 7 ottobre 2023 — che un viaggio di 477 km da Roma a Milano duri 3 ore, mentre da Campobasso a Roma, che è meno della metà, richieda fino a 6 ore con un autobus che sostituisce il treno?”
La risposta della Presidenza del Consiglio è stata disarmante: la causa del problema sarebbe un tunnel “troppo basso” per i nuovi treni. Ma come replica Di Stefano, “lo sapevano dieci anni fa! Non ci vogliono dieci anni per scoprire che una galleria è bassa. Ci vogliono dieci anni di inerzia per lasciare tutto com’è.”
Il risultato? I cittadini di Campobasso devono viaggiare fino a Cassino, prendere un autobus che effettua due fermate intermedie, e solo dopo ore di disagi arrivare nella propria capitale regionale. Un capoluogo d’Italia, nel 2025, ancora privo di un collegamento ferroviario diretto e funzionante con Roma.
L’assenteismo politico: il caso del Senatore Lotito
La politica nazionale non solo ignora il Molise: la usa. Il caso più eclatante è quello del Senatore Claudio Lotito, eletto proprio in Molise. “Lotito, che lo conosco ed è una persona per bene, è stato eletto solo perché è presidente della Lazio — denuncia Di Stefano — e molti tifosi hanno votato per lui per simpatia calcistica. Ma da allora non ha fatto nulla per la regione. Come altri politici, ha fatto zero.”
Un’accusa diretta, documentata dal silenzio. Lotito, infatti, è raramente presente in Molise, e non ha presentato alcuna iniziativa di rilievo per lo sviluppo del territorio. Un rappresentante di carta, simbolo di una politica che si serve del voto ma non serve chi l’ha dato.
Le sei grandi carenze strutturali di Molise
Il Partito Nazionale Italiano ha elencato almeno sei gravi carenze strutturali che affliggono il Molise e che dimostrano l’assenza di una strategia politica concreta:
- Trasporti ferroviari e viabilità – Collegamenti interrotti, treni sostituiti da autobus, e strade provinciali impraticabili.
- Sanità – Ospedali chiusi o ridotti a reparti simbolici, personale insufficiente e liste d’attesa interminabili.
- Occupazione giovanile – Tasso di disoccupazione tra i più alti d’Italia, con un esodo costante verso altre regioni.
- Digitalizzazione e infrastrutture tecnologiche – Banda larga inesistente in molte zone, rendendo impossibile lo smart working.
- Spopolamento e desertificazione sociale – Comuni interi che perdono abitanti ogni anno, scuole che chiudono per mancanza di bambini.
- Mancanza di iniziative economiche pubbliche e private – Nessuna politica industriale o incentivo reale per imprenditori e artigiani locali.
“Non è accettabile — dichiara Di Stefano — che una regione con potenzialità straordinarie come il Molise venga trattata come un peso morto della Repubblica. Bisogna invertire la rotta e farlo subito.”
Molise e la grande occasione mancata del lavoro da remoto
Durante la pandemia da COVID-19, l’Italia ha scoperto che milioni di persone potevano lavorare da casa, senza bisogno di vivere nelle grandi città. Era l’occasione perfetta per ripopolare le piccole comunità, per ridare vita ai borghi, per offrire una nuova prospettiva di sviluppo a regioni come il Molise.
Ma l’occasione è stata persa. Nessuna iniziativa, nessun piano, nessuna promozione del territorio come luogo ideale per lo smart working. “Il Molise ha fallito anche la prova del futuro — commenta amaramente Di Stefano —. Si poteva attirare gente da tutta Italia, offrendo tranquillità, qualità della vita e connessioni digitali. Ma non hanno fatto nulla. E così i giovani continuano ad andarsene, e i paesi muoiono uno dopo l’altro.”
Un futuro possibile: il progetto Riviera Casino di Termoli
Nonostante tutto, c’è chi non si arrende. Il Partito Nazionale Italiano sostiene apertamente il progetto di Giovanni Di Stefano per la creazione del Riviera Casino di Termoli, un’iniziativa che porterebbe centinaia di posti di lavoro diretti e indiretti, rilanciando l’intero litorale adriatico molisano. “Il nostro obiettivo — spiega Di Stefano — è creare sviluppo reale, non assistenzialismo. Il Casino Riviera sarebbe un volano turistico e occupazionale. E noi del Partito Nazionale Italiano lo sosterremo fino in fondo.”
Parallelamente, Di Stefano sta lavorando a una fusione tra TeleMonteCarlo — lo storico marchio televisivo di sua proprietà — e una rete locale molisana. L’accordo creerebbe almeno 100 nuovi posti di lavoro nel settore audiovisivo e riporterebbe l’attenzione nazionale sul Molise. “È così che si rilancia una regione: con idee, investimenti, e coraggio politico.”
L’appello del Partito Nazionale Italiano ai media e alle istituzioni
“Ora basta silenzi,” dichiara Di Stefano. “Invitiamo i media nazionali a venire in Molise, a guardare con i propri occhi lo stato delle cose, a intervistare i cittadini che da dieci anni non possono prendere un treno per Roma. Chiediamo alle istituzioni di smettere di nascondersi dietro le scuse tecniche. Le scuse non portano pane, non portano lavoro, non portano dignità.”
Il Partito Nazionale Italiano, attraverso il suo Segretario Politico, promette di continuare a denunciare pubblicamente ogni abuso, ogni spreco e ogni omissione. “Il nostro compito — dice Di Stefano — è difendere i cittadini, non i politici. E se il Governo non interverrà, saremo noi a chiedere formalmente l’apertura di un’inchiesta parlamentare sullo stato dei servizi pubblici in Molise.”
Una Regione che merita rispetto
Il Molise non chiede privilegi. Chiede uguaglianza. Chiede di essere trattato come parte integrante della Repubblica Italiana, non come un’appendice dimenticata. Chiede infrastrutture, lavoro, sanità e dignità. “È tempo che i politici si muovano, si alzino dalle poltrone e lavorino davvero per chi li ha eletti — conclude Di Stefano —. Il Molise è una terra nobile, ma è stata tradita dai suoi rappresentanti e ignorata dallo Stato. Ora basta.”
Con questa inchiesta, il Partito Nazionale Italiano apre un dossier che nessuno ha avuto il coraggio di aprire: quello del Molise dimenticato, abbandonato ma ancora vivo, pronto a rinascere se qualcuno finalmente deciderà di ascoltarlo.
A cura dell’Ufficio del Segretario Politico – Partito Nazionale Italiano
Giovanni Di Stefano
Campobasso,16 ottobre 2025













