«Breve storia triste.»
Con queste parole si apre il post pubblicato su Facebook dall’avvocato Gianluca Mongelli, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia a Taranto, che affida all’ironia e all’amarezza una riflessione sulla parabola grottesca vissuta dal calcio tarantino sotto la precedente guida amministrativa della città.
Mongelli ricostruisce la vicenda che ha visto protagonista Mark Campbell, rappresentante della Apex Capital Global LLC, accolto come il potenziale salvatore del Taranto FC dalla vecchia amministrazione Melucci. Il racconto si snoda tra scene quasi surreali: «Mi svegliai una mattina di ottobre ed il vicesindaco, nonché assessore allo sport della mia città annunciava “Good morning Taranto”». Poi una serie di eventi che sembravano preludere a un futuro glorioso: cene con politici e amministratori, conferenze stampa a Palazzo di Città, promesse di Serie A, visite allo stadio, degustazioni di pettole a Santa Cecilia e persino l’inaugurazione delle luminarie natalizie, con tanto di banda e assessori al seguito.
Una narrazione che ha acceso le speranze della città, affamata di calcio e futuro, ma che si è ben presto rivelata un’illusione: «Ero certo che prima di esporsi avessero verificato tutto – scrive Mongelli – era finalmente arrivato il milionario che avrebbe portato il Taranto in Serie A».
E invece, già all’epoca, non mancavano segnali d’allarme. Diversi articoli su quotidiani nazionali mettevano in dubbio la credibilità dell’imprenditore inglese e della sua società. Ma le perplessità furono ignorate: la macchina della propaganda era già partita e l’intera giunta aveva deciso di “metterci la faccia”.
Oggi, con il progetto naufragato e nessuna traccia dell’investimento promesso, resta solo una città delusa. Mongelli chiude con un’affermazione secca quanto tagliente: «Appunto, la faccia. La stessa con la quale si stanno ripresentando.» Un chiaro riferimento alla continuità politica di chi, dopo aver creduto – o fatto finta di credere – all’ennesimo miraggio sportivo, tenta ora di ricostruirsi una credibilità politica.
Il caso Campbell–Apex Capital rimane così uno dei simboli più lampanti di una stagione amministrativa vissuta più all’insegna dell’apparenza che della sostanza. E il calcio, ancora una volta, ne paga le conseguenze.













