Nelle scorse ore abbiamo contattato Antonio Montanaro osservatore dell’Alessandria calcio che già negli anni precedenti aveva intrapreso la carriera da agente e da scout. Brindisino di nascita, piemontese di adozione con lui abbiamo parlato della situazione attuale del calcio, caratterizzata dall’emergenza Coronavirus e ci siamo poi soffermati sul Taranto e sul Brindisi, le due realtà del girone H di serie D che ci sono maggiormente a cuore.
Da quasi due mesi a questa parte si parla poco, giustamente di calcio giocato. I campionati sono fermi dalla serie A alla serie D per dare precedenza alla salute. Adesso, on la fine del Lockdown fissata al 4 maggio si potrebbe ripartire con un accordo di massima che i club dovrebbero trovare a breve osservando naturalmente tutta una serie di misure di sicurezza. Proprio ieri però il ministro Spadafora non si è pronunciato sulla possibilità che il calcio, o quanto meno gli allenamenti riprendano i primi di maggio. Sembrano esserci tante voci e non un unico coro. Tu cosa ne pensi?
Accordi attualmente non ce ne sono. C’è un protocollo presentato dalle società che è al vaglio del Ministero della salute e Presidente del Consiglio. Sarà poi il Governo a prendere una decisione. Credo che un accordo sarà trovato fra le società, in caso contrario le squadre dovranno attenersi alle decisioni che prenderà Gravina in qualità di Presidente di Lega. Considerando che Conte si esprimerà il quattro di maggio, penso che una buona parte del paese riprenderà le sue attività seppur con misure ridotte e la serie A ripartirà. Al massimo ci potrebbe essere uno slittamento di qualche altro giorno. Il grosso problema ci sarà nelle categorie inferiori come la Lega Pro e la serie D. Per la Lega Pro si parla della promozione per le prime tre in testa ai rispettivi gironi e la quarta sarebbe estratta a sorteggio ma già su questo ci sono diverse polemiche. Temo che di questa situazione saranno proprio le squadre di D a soffrirne di più. Dal punto di vista economico anche dal punto di vista degli sponsor ci saranno gravi difficoltà nelle serie minori. Sarà difficilissimo anche in lega Pro dove i costi, per quanto riguarda i costi retributivi di un calciatore, raddoppiano.
In virtù di queste difficoltà ad iscriversi da parte di molte squadre, potrebbero essere modificati i criteri per il ripescaggio per esempio delle squadre che dalla D ambiscono alla Lega Pro? Sempre tenendo presente che sino a questo momento il Taranto per esempio non rientra nel criterio dei 5 anni?
Potrebbe essere una strada percorribile ma deve essere accettata da tutti e deve esserci il rispetto delle leggi e una maggiore sorveglianza da parte delle istituzioni sportive. In questo modo si rischierebbe di portare all’interno del mondo calcio delle persone poco professionali. Ci vuole la giusta sorveglianza, penso che sia percorribile ma non al vaglio delle leghe.
La tua avventura all’Alessandria è come la giudichi sino ad ora?
Assolutamente positiva, mi occupo prevalentemente del calcio giovanile. Attualmente sto valutando varie opzioni. Vedremo cosa accadrà quando tutto tornerà alla normalità. Mi piacerebbe comunque intraprendere un discorso da direttore sportivo in qualche piazza che mi dia l’opportunità. Per quanto sia molto legato alla Puglia, credo che il Piemonte e la Lombardia siano per ora il mio territorio lavorativo.
Avrai sicuramente seguito il girone H e in particolare il Tarano e il Brindisi. Cosa non è andato per il verso giusto secondo te al Taranto quest’anno? Si era partiti con entusiasmo e con un allenatore vincente, a dicembre ci si è trovati già fuori dai giochi e in piena contestazione.
Sulle scelte iniziali penso che nessuno potesse obiettare nulla. Credo che il concetto di pazienza possa racchiudere tutto quello che è mancato. A partire dalla prima giornata, dopo una partita persa in quel modo beffardo contro il Brindisi che aveva fatto un solo tiro in porta sono giunte subito critiche e fischi da parte di uno Iacovone pieno. Questo, per una squadra anche se composta da tanti giocatori di spessore e esperienza è difficile da assorbire. La piazza di Taranto è molto calda ma a volte bisognerebbe controllare le reazioni. Allo stesso tempo il cambio in corsa dell’allenatore è stato assecondato da parte della dirigenza perché voluto dalla tifoseria. Si è scelto di ritornare sui propri passi richiamando un tecnico esonerato dopo che era arrivato alla finale play-off persa col Cerignola. Per me questi passaggi sono stati un poco forzati. Comunque io sia Panarelli che Ragno li reputo due grandi allenatori. Mister Panarelli mi piace molto, in prospettiva può avere un grande futuro davanti. Basti guardare cosa fece ad Altamura. Ha carisma, ottime doti comunicative e la squadra gioca bene. Lo scorso anno fece una grande rimonta. La squadra indubbiamente avrebbe dovuto dare di più. Questa mancanza di pazienza da parte di tifoseria e dirigenza poi influiscono sui risultati. Anche la campagna acquisti basata sui nomi di spicco può andare bene come può andar male. Il Bitonto ha fatto una squadra di spessore in campo ma ha costruito una squadra attorno a Patierno con tante altre seconde linee che avevano voglia di centro l’obiettivo. Sicuramente l’organico del Taranto sulla carta è superiore e lo ha dimostrato anche nella gara di ritorno allo Iacovone.
Come giudichi la seconda parte di stagione con il mercato di Gennaio che è stato caratterizzato dalla rescissione di Croce, Favetta e soprattutto D’Agostino?
Si è cercato penso di ridurre il monte ingaggi, può essere un ragionamento corretto in virtù dell’obiettivo sfumato ma bisognava considerare il legame che c’era tra D’Agostino e la piazza. Un giocatore che a mio avviso potrebbe giocare una Lega Pro a vincere e che non essendo una vera punta ha fatto tanti gol in rossoblù. Bisogna considerare che è la tifoseria che sostiene finanziariamente una società. Anche la gestione dello spogliatoio poteva essere migliore.
Cosa servirebbe adesso al Taranto?
Passato questo momento credo che Giove debba prendere in mano la situazione e scegliere gente che possa fare il mercato in base alla logica dell’onorare la maglia. I tifosi vogliono vedere questo, poi se si vince è bene altrimenti saranno comunque grati. Non servono i nomi ma persone congeniali al progetto. Penso alla filosofia dell’Atletico Madrid di mister Simeone.
Quanto sono importanti i giovani in una programmazione di una squadra e società importante?
Al giorno d’oggi sono fondamentali. Saper scegliere l’under adatto, studiare e osservare i giocatori di persona o su piattaforme dedicate è fondamentale. Senza andare lontani basti pensare alla filosofia dell’Atalanta che ha scovato Kulusevsky pagandolo cinquantamila euro e dopo un anno di prestito al Parma fa una plusvalenza vendendolo alla Juve a cinquanta milioni di euro. Non sempre ovviamente le cose vanno così bene ma sono modelli esportabili anche in Lega Pro e serie D e bisogna crederci. I nostri settori giovanili devono crescere costantemente, è questa la mia filosofia di calcio.
Andrea Loiacono













