In un post pubblicato su Facebook, Nicola Binda, giornalista della Gazzetta dello Sport, interviene per fare chiarezza sulla delicata situazione del calcio a Taranto, dopo le notizie emerse questa mattina.
«Sono in ferie, ma mi stanno scrivendo diversi amici di Taranto – scrive Binda – e quindi provo a spiegare la situazione una volta per tutte».
Il vecchio Taranto, tecnicamente, non è fallito. Ha ancora la possibilità di iscriversi, ma solo se paga tutti i debiti sportivi, per una cifra che si aggira attorno ai 600 mila euro. In questo caso, come stabilito dalla FIGC in base alle norme, la categoria concessa sarebbe la Seconda. Una decisione che, come sottolinea Binda, consente alla vecchia proprietà di recuperare eventuali crediti ancora esigibili, a patto di sistemare tutte le pendenze.
Diverso il discorso per la nascita di un nuovo club. «Come fatto celermente in altre città – spiega il giornalista – è necessario che il sindaco apra un bando e valuti le proposte ricevute. Quella più credibile e solida sarà presentata alla FIGC». La nuova società dovrà avere la disponibilità dello stadio (in attesa del nuovo Iacovone) e presentare tutte le garanzie richieste. In tal caso, la ripartenza sarebbe dalla Eccellenza.
Ma il punto critico, secondo Binda, è un altro: il silenzio e l’immobilismo della città.
«Quello che mi sembra, dai messaggi che ricevo – scrive – è che i tifosi si aspettino qualcosa dalla FIGC. Non è così, semmai è il contrario: è la città che si deve muovere. Ma ormai sono passati quasi sei mesi…».
E la conclusione è secca, quasi sconsolata:
«Forse a nessuno interessa fare calcio a Taranto».
Un’osservazione amara ma lucida, che pone l’accento su una verità difficile da ignorare: senza uno scatto di orgoglio da parte delle istituzioni e della comunità locale, il rischio concreto è che il calcio a Taranto scivoli via nel disinteresse generale.













