di Domenico Ciquera
Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha affrontato il delicato caso Taranto Calcio in un’intervista rilasciata a La Casa di C, parlando apertamente della situazione societaria e delle prospettive per il futuro del club rossoblù. Gravina ha chiarito che, nonostante l’affetto personale per il territorio, le decisioni federali devono seguire norme precise: «Non abbiamo altro se non le sensazioni, e sulle sensazioni il Consiglio Federale può fare poco».
Il nodo è la vecchia società del Taranto, oggi in mano al curatore fallimentare e gravata da oltre 600 mila euro di debiti sportivi. In base alla normativa, la FIGC ha deciso di posizionarla in Seconda Categoria, ma solo a condizione che il debito venga interamente saldato. «Abbiamo deciso – perché le norme lo prevedono – sulla base di una richiesta di posizionamento della vecchia società. L’abbiamo collocata in Seconda Categoria, perché così dicono le regole».
Ma resta aperta una riflessione più ampia, legata anche alla centralità della città di Taranto nei Giochi del Mediterraneo del 2026 e agli investimenti pubblici previsti per l’ammodernamento dello stadio. «Ci dobbiamo interrogare – ha aggiunto Gravina – se una realtà come Taranto possa vivere con un calcio di una categoria così bassa e se possa alimentare nuovamente l’entusiasmo della città». La FIGC, dunque, resta in attesa di segnali e iniziative da parte dei soggetti interessati a rilevare il progetto calcistico e riportarlo a un livello più consono al contesto e alla storia sportiva del territorio.
Il futuro del calcio tarantino resta dunque sospeso, in bilico tra norme federali, volontà politica e capacità imprenditoriali.














