di Alessandra Carpino
Prosa teatrale raffinata, omaggio alle radici della letteratura occidentale, atmosfera onirica. E la testimonianza che l’Iliade conquista sempre, con tutto il suo corredo di racconti sviluppati tra reale contestualizzazione storica (gli Achei aspirano al dominio sulla Troade, area incastonata nell’attuale Turchia) e tradizione orale tramandata dai cosiddetti “aedi”, compositori e cantori permeati da sacralità ed identificati nella figura (affascinante ed enigmatica) di Omero.
Un successo annunciato e meritato, quello della piece ispirata al progetto di Alessandro Baricco, ed interpretata in maniera magistrale da due professionisti del settore quali Anna Ferruzzo e Massimo Wertmuller: l’opera, inserita nel cartellone del “Taras Teatro Festival” promosso dal direttore artistico Massimo Cimaglia, ha debuttato nella serata di domenica 20 settembre presso l’Auditorium TaTa di Taranto. “Omero, Iliade” è una riscrittura con reinterpretazione dello stesso poema epico concepita dal celebre autore Alessandro Baricco, il quale ne cura anche la regia per la lettura destinata alle scene teatrali sin dal lontano 2004.
La trama è affidata ad una selezione di protagonisti della vasta narrazione antica, la quale consta di una parafrasi moderna ed elegante, con versi, esametri e metrica che cedono il passo ad un linguaggio accessibile quanto seducente, in un testo che si percepisce scevro dal mero esercizio retorico, ma assolutamente fedele all’impostazione ed ai contenuti della stesura originaria. Sinergia perfetta fra i due attori, unici interpreti affiatati sotto i riflettori come nella vita: un sodalizio autentico ed emozionante, con Anna Ferruzzo già talento autoctono che abbraccia simbolicamente il pubblico di Taranto, sua città d’origine e terra di formazione.
La recitazione degli estratti è alternata, la scenografia è essenziale: distribuiti i leggii che custodiscono i fogli, gli sgabelli e le sedie, mentre le luci si concentrano e si avvicendano sui due protagonisti, i quali prediligono un abbigliamento sobrio, lineare, scuro. Regalano una climax di voci e di enfasi, di pathos e di menis (ira), di guerra e di umanità, di lacrime e di sangue, di speranze e di presagi. Devoti ai personaggi indicati nella prosa stessa di Baricco: Massimo Wertmuller esordisce con le allusioni di Demodoco, aedo immaginario alla corte di Alcinoo re dei Feaci, al cospetto di Ulisse, colui che ebbe l’intuizione di concludere un decennio di battaglia “con l’intelligenza, non con la forza”, inventando l’enorme cavallo di legno.
Carismatico e passionale è il suo Achille, prima riluttante ed offeso dalle provocazioni di Agamennone, poi irrefrenabile nella sua vendetta e nella sua strategia bellica contro Ettore, rivale per antonomasia, fino alla restituzione del suo corpo al re Priamo, dopo quel celebre dialogo intriso di preghiere e di memorie. Anna Ferruzzo dona vita e parole alle donne del poema, in una rivisitazione che esclude l’elemento divino: impreziosisce i ruoli di Criseide figlia dell’indovino, di Elena “casus belli” che rimprovera la pavidità di Paride, sospeso tra la fuga dalla battaglia ed il desiderio delle sue “candide braccia”, di Andromaca che canta la sua sofferenza, supplicando il marito Ettore affinché non affronti Achille, prevedendo un futuro drammatico fra le mura espugnate di Troia, tra stragi e schiavitù.
Il ritmo è cadenzato e l’attrice tarantina accompagna le sue letture con strumenti evocativi: un tamburello che scansiona la marcia ed i richiami severi del conflitto; nacchere che rimandano al mare, alle onde, alla terra, alla costa, al vento; vocalizzi che anticipano i pensieri sussurrati delle sue protagoniste. L’opera eterna dell’Iliade è così sublimata nella sua stessa attualizzazione, diventando pretesto per una riflessione sempre valida, fra periodi storici, cronologie artistiche e viaggi intimistici che appartengono a tutti.















