Danilo Pagni, direttore sportivo classe 1975, uomo dei record con il Gallipoli e con la Salernitana di Lotito. Ex Taranto, Ternana e tra le altre Juve Stabia, Chievo Verona, Viterbese e collaboratore dell’area scouting del Milan, ha rilasciato ai nostri microfoni di GiornaleRossoBlu.it, le seguenti dichiarazioni.
In un momento molto difficile, dove le sorti dei campionati sono ancora incerte, qual è il tuo parere a proposito del Girone H di Serie D in questa stagione?
“Io ritengo che il girone H a livello nazionale sia tornato ad essere il girone più difficile e più duro della Serie D, sia per importanza delle piazze e sia per gli investimenti che vengono fatti dalle società. La rivelazione è sicuramente il Sorrento, per il rapporto tra età media ed il budget che è stato investito, nonostante Enzo Maiuri sia tutt’altro che una sorpresa, perciò ritengo che il Sorrento sia il capolavoro del girone. Il Bitonto è stata storicamente una piazza molto ostica e sta sorprendendo tutti. Non penso comunque che il Cerignola sia fuori dai giochi e che potrebbe avvenire anche il Picerno-bis con il Sorrento, del quale io sono anche un ex. Sicuramente la spunterà chi starà meglio fisicamente, ma questa pausa forzata non so quanto inciderà sullo stato di forma delle squadre. Mi dispiace vedere il Francavilla in quella posizione, però tornare a vedere nella mischia squadra come Brindisi, Casarano e Nardò mi fa molto piacere per la Puglia.”
Come mai secondo te il Taranto non è riuscito a centrare gli obiettivi prefissati in estate?
“Non voglio dare giudizi sull’operato degli altri, posso dire che Panarelli è stato un mio calciatore e forse con me ha fatto una delle sue migliori annate e che Giove lo conosco dai tempi dei miei inizi come addetto ai lavori. Io ho rappresentato Taranto in C1 ai tempi di Blasi e non mi va di dare giudizi.”
Secondo te, quali saranno le scelte che verranno prese e messe in atto in seguito a questo stop?
“È impossibile fare previsioni, quello che secondo me adesso deve prevalere è la tutela della salute mondiale. Dopodiché a calcio si potrà riprendere in qualsiasi momento, ora deve premere a tutti l’attenersi alle regole comportamentali che ci vengono imposte.”
Tornando a parlare di Taranto, se ti venisse data l’opportunità di tornare in riva allo Ionio per ripetere, per esempio, quello che hai fatto a Salerno, quale sarebbe la tua risposta?
“Io ho sempre desiderato fare il direttore a Taranto, questo desiderio ha avuto modo di avverarsi e credo di aver dimostrato anche bene il mio valore nella gestione Blasi. Io vivo di calcio e chi mi conosce bene sa che accetto solo proposte concrete, forti e super ambiziose. Mi è capitato di lasciare il Chievo Verona per scendere in D alla Salernitana di Lotito e vincere alla prima stagione il campionato, facendo una grandissima cavalcata. Per fare questo non serve tanto la forza economica, quanto delle basi solide da cui partire. A me non spaventa nulla, ho dimostrato di poter lavorare in tutte le categorie e con fior di presidenti.”
Qual è il ricordo più bello che hai della tua esperienza a Taranto? Quale invece, se ne hai, il più brutto?
“Io arrivai il giorno della Befana e c’era piena contestazione, oltre che il campo chiuso. Siamo riusciti ad arrivare noni e quella fu la più grande soddisfazione. Il più grande rammarico è stato il cambio di società, perché andai via insieme a Blasi e tutti gli elementi di quella rosa da me e dal presidente Blasi composta, andarono a vincere a Nocera e a Castellammare. Il più bel ricordo invece è il giorno in cui arrivai, con la squadra che era penultima e finimmo il campionato al nono posto. Un’altra soddisfazione grande, da avversario, è quando sono venuto con l’Arezzo a giocare i play-off, vincendo 1-0 allo Iacovone ed uscendo tra gli applausi del pubblico. Questo testimonia che il tifoso tarantino mastica calcio, ma capisco anche che sono stanchi di fare la Serie D, perché per me il Taranto dovrebbe stare solidamente in Serie B.”
A livello di calcio nazionale a livello generale, invece, qual è il tuo parere? Pensi che ci sia una crescita o c’è ancora molto da migliorare?
“In Italia abbiamo stadi obsoleti, il problema della tassazione, e per far si che imprenditori seri e lungimeranti si avvicinino al calcio, lo Stato deve appoggiare questa gente. Se mancano queste cose diventa tutto molto più difficile.”
Simone Pulpito













