In una fase segnata dall’incertezza sul futuro dell’ex Ilva, il Porto di Taranto può assumere un ruolo centrale nel processo di riconversione dell’economia ionica. A sostenerlo è Alessandro Cauzo, presidente della Sezione Trasporti di CONFAPI Taranto, secondo il quale lo scalo dispone di infrastrutture, spazi e potenzialità che potrebbero trasformarlo in uno dei principali motori di sviluppo del territorio.
La posizione geografica favorevole rappresenta soltanto uno degli elementi di forza. Il porto può contare su una dotazione infrastrutturale articolata, dagli sporgenti ex Ilva alla piastra logistica, dal pontile Eni all’ex yard Belleli, fino al Terminal crociere e al Terminal container.
Per Cauzo, però, la disponibilità delle infrastrutture non è sufficiente. Serve una strategia condivisa e soprattutto una collaborazione concreta tra istituzioni e sistema economico. Il Comune di Taranto dovrebbe accompagnare la trasformazione urbana e sociale legata allo sviluppo portuale, la Regione garantire risorse per infrastrutture e formazione, il Governo sbloccare i finanziamenti disponibili e l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio assumere un ruolo sempre più incisivo di coordinamento tecnico.
Una delle sfide riguarda l’integrazione tra porto e aeroporto di Taranto-Grottaglie. In questo ambito Cauzo richiama il progetto sperimentale promosso dalla Regione Puglia per un collegamento cargo settimanale verso Istanbul, destinato alla filiera agroalimentare pugliese. L’iniziativa, prevista per il periodo 2026-2028 in collaborazione con Turkish Airlines Cargo, punta a collegare il territorio con una rete internazionale di oltre 320 destinazioni.
L’investimento supera 1,3 milioni di euro e il progetto guarda anche oltre i confini regionali, coinvolgendo potenzialmente Molise, Abruzzo, Basilicata, Calabria e Campania. L’obiettivo indicato da Cauzo è però quello di superare la fase sperimentale e trasformare l’asse Taranto-Grottaglie in un autentico hub intermodale per merci e passeggeri, migliorando innanzitutto il collegamento fisico e funzionale tra le due infrastrutture.
Il presidente della Sezione Trasporti di CONFAPI individua poi un altro problema storico: la cosiddetta “sindrome dell’ultimo miglio”. Progetti e investimenti, secondo Cauzo, troppo spesso arrivano a un passo dalla realizzazione senza riuscire a trasformarsi in opere concrete o attività produttive.
Tra i casi citati c’è l’ex yard Belleli, sul quale in passato si era concentrata l’attenzione del Gruppo Ferretti e che oggi rientra nel progetto dei Cantieri di Puglia. Ancora più significativa, secondo Cauzo, è la vicenda dei dragaggi al Molo Polisettoriale, considerata una delle principali cause che hanno contribuito all’abbandono dello scalo da parte di Evergreen e alla riduzione delle potenzialità nel traffico delle grandi navi portacontainer.
Da quella stagione è rimasta anche la questione occupazionale legata agli ex lavoratori Tct confluiti nella Taranto Port Workers Agency. Sono poco più di 300 lavoratori per i quali, secondo CONFAPI, diventa necessario un adeguato percorso di riqualificazione professionale, capace di accompagnarli verso le nuove esigenze tecnologiche e organizzative della portualità e della logistica.
Nonostante le criticità, il Porto di Taranto presenta già alcune realtà di particolare rilievo. Il comparto crocieristico, gestito da Taranto Cruise Port, ha registrato una crescita significativa. Vestas, multinazionale attiva nella produzione di pale eoliche, ha individuato Taranto come uno dei propri principali hub e dispone della concessione per l’utilizzo della piattaforma logistica. Il pontile Eni, invece, continua a rappresentare un’infrastruttura strategica per il traffico petrolifero e potrebbe assumere un ruolo importante anche nello sviluppo del porto come hub energetico, soprattutto nel quadro della transizione verso le rinnovabili e dell’eolico offshore.
La sfida, dunque, è quella di mettere a sistema infrastrutture, investimenti e competenze. Per Cauzo, il Porto di Taranto non può più essere considerato una promessa rinviata nel tempo, ma deve diventare uno degli strumenti attraverso cui costruire il futuro economico dell’area ionica.
La diversificazione dei traffici portuali, l’integrazione con l’aeroporto, lo sviluppo della cantieristica, della logistica, delle crociere e del comparto energetico possono produrre ricadute sull’intero territorio.
In una fase di profonda trasformazione industriale, il porto può rappresentare uno dei pilastri della riconversione: più traffici significano più servizi, più lavoro per le imprese e nuove opportunità occupazionali per Taranto e per l’intera area ionica.














