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Giochi del Mediterraneo, TarantoBuonasera pubblica la pec di Ferrarese

Foto TarantoBuonasera

Procedura negoziata e non bandi. L’ultima carta per salvare i Giochi

Il commissario Ferrarese ha fatto richiesta al ministro Fitto di poter avere una corsia preferenziale per accelerare l'affidamento dei cantieri per opere che diversamente non potrebbero essere completate entro l'avvio dell'evento. In questo modo si guadagnerebbero dai 3 ai 4 mesi: allo stadio lacovone si potrebbe avviare la demolizione già entro l'anno

di Domenico Palmiotti – Il Quotidiano

È sulla scrivania del ministro per gli Affari europei, Coesione e Pnrr, Raffaele Fitto, la lettera del commissario dei Giochi del Mediterraneo, Massimo Ferrarese, con cui si chiede al Governo di verificare la possibilità di utilizzare una corsia preferenziale per gli affidamenti relativi alle opere dei Giochi, la cui ventesima edizione è in programma a Taranto come sede principale a giugno 2026. È questa la carta che Ferrarese intende giocare per cercare di salvare in extremis la piscina olimpionica (al momento l’impianto decisamente più a rischio fra quelli previsti a Taranto) e anticipare l’intervento sullo stadio Iacovone. Per corsia preferenziale si intende l’utilizzo della procedura negoziata al posto delle gare d’appalto. Un sistema che si vorrebbe applicare per la scelta sia del progettista che dovrà definire la versione finale dell’opera da costruire, che dell’impresa che poi, sulla base del progetto, dovrà aprire il cantiere e mettere mano ai lavori. La procedura negoziata consentirebbe di risparmiare dai 3 ai 4 mesi rispetto a quella ordinaria. Il ministero di Fitto si è riservato di vagliare la richiesta anche attraverso un confronto con gli altri dicasteri interessati. Se la proposta del commissario venisse accettata, la demolizione di una parte dello stadio, l’anello inferiore della gradinata, potrebbe probabilmente cominciare già entro l’anno o a inizio 2024 e non nella prossima primavera. La procedura negoziata è disciplinata anche dal nuovo codice dei contratti pubblici, efficace dallo scorso 1 luglio. Prevede che la stazione appaltante consulti gli operatori economici da essa scelti e negozia con loro le condizioni dell’appalto. Le amministrazioni aggiudicatrici possono utilizzare una procedura negoziata senza la pubblicazione preliminare di un bando, dando adeguata motivazione per tale scelta. La procedura negoziata – si legge nel nuovo Codice – può essere applicata anche quando i termini di quella ordinaria non possono essere rispettati (in caso di estrema urgenza) a causa di eventi imprevedibili da parte dell’amministrazione aggiudicatrice. Tuttavia, specifica il Codice, le circostanze invocate a giustificazione del ricorso alla procedura, non devono essere in alcun caso imputabili alle amministrazioni aggiudicatrici. Già da qui si intuisce come la procedura negoziata non possa essere autonomamente applicata alle opere dei Giochi perché si parla di eventi imprevedibili e di circostanze non attribuibili a chi appalta. Non è il caso dei Giochi, perché con i ritardi accumulati ci si è resi conto da mesi dell’evidente prevedibilità di non farcela e di non rispettare i tempi. C’è poi un’altra ragione da considerare: che cinque opere (a Taranto stadio, piscina, centro nautico e Pala Ricciardi e a Lecce lo stadio) sono tutte considerate, per i loro importi, sopra soglia comunitaria. La spesa complessiva è di 89,730 milioni di euro, di cui 28 solo per lo Iacovone. E l’essere sopra soglia non consente la procedura negoziata. Di qui la necessità – come il commissario ha scritto nella relazione che accompagna il master plan – di verificare la fattibilità di “procedure derogatorie per gli appalti sopra soglia, ricorrendo a procedure negoziate nel rispetto dell’art. 32 della Direttiva 2014/24/UE”. A quanto pare, la procedura negoziata sarebbe l’unico rimedio che consentirebbe di avviare i lavori della piscina tentando di farcela. Se non ci fosse questa possibilità, tutto si complicherebbe ulteriormente e prenderebbe corpo l’ipotesi – che in qualche modo già aleggia – di cancellare la piscina e usare quella esistente di Bari,magari con un restyling. Che la strada sia tutta in salita per la piscina, lo si evince anche da tre elementi citati da Ferrarese nella relazione: l’aver collocato collaudo ed allestimenti entro aprile 2026; il fatto che manchi il Piano di fattibilità tecnico-economica (Pfte) del primo e secondo stralcio della piscina; infine, “i previsti 21 mesi per la realizzazione dell’opera appaiono alquanto critici”, visto che altrove per “la realizzazione di strutture analoghe, di importi inferiori da realizzare con risorse previste dal Pnrr, sono stati previsti tempi che vanno dai 24 ai 30 mesi”. Ieri alle 24 è intanto scaduto il termine entro il quale il master plan dei Giochi andava trasmesso al Comitato internazionale. L’avrebbe dovuto presentare il Comitato organizzatore locale, al quale, però, Ferrarese non l’ha presentato essendo il comitato ancora “impallato” dopo l’uscita di Governo e Coni. E né si è ricostituito su nuove basi. Tant’è che il commissario, per superare lo stallo, è ricorso all’escamotage di inviare singolarmente il master plan ai diversi soggetti interessati. Ora, può darsi che il master plan sia comunque arrivato per altre vie al quartier generale del comitato internazionale che ha sede ad Atene. Ma questo, qualora fosse accaduto, potrebbe non bastare, atteso che il Comitato internazionale attende una ricognizione più complessiva e di capire come si interverrà per gli sport privi di copertura (bocce, ciclismo, tennis, tiro a segno e sport equestri) e per quelli (calcio e pallavolo) che hanno bisogno di altri impianti. Ci sono, è vero, altri 125 milioni messi a disposizione dal Governo con la legge di Bilancio 2024, e quindi una quadratura comunque potrebbe essere raggiunta, ma al momento questi sono solo fondi annunciati e non certi come i 150 milioni precedenti.

Tags: Giochi del Mediterraneo
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