di Alessandra Carpino
“Vi sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre” (Oriana Fallaci). Si alludeva all’etimologia della parola “crisi”, mutuata dal vocabolario greco antico, la quale sottendeva alla “soluzione implicita del problema stesso”: l’interpretazione dell’occasione per un miglioramento, dell’opportunità di crescita e riscatto è emersa. In casa Taranto. Finalmente. Dopo giorni vorticosi permeati da enigmi, ipotesi, riflessioni su spiegazioni alquanto approssimative, si raccolgono primi segnali essenziali di normalità. I negoziati ai vertici di una società possono esaltare e preoccupare al tempo stesso, i periodi di transizione spesso appaiono anomali o complicati da metabolizzare: però il dialogo non è più interdetto, il confronto non è più vanificato in modo dispettoso, i riflettori dirottano verso l’aspetto ludico-agonistico, verso quel “calcio giocato” confutato, quasi ostracizzato, eppure fondamentale per preservare una categoria professionistica che non potrà non allettare i prossimi proprietari del sodalizio ionico. Alla vigilia della sfida interna con la Turris si ripristinano tracce di quotidianità e di regolarità: recitare il ruolo di fanalino di coda della classifica non è certo entusiasmante per il Taranto, però se ne può discutere, si possono condividere una tempra sinergica ed un’indole resiliente, si può aumentare la concentrazione e mitigare quell’ansia generata sì dall’assenza degli stipendi, soprattutto amplificata da una grave e compromettente precarietà materiale e dirigenziale. A dimostrare una coerenza impeccabile di pensiero e di opera, nel corso di queste settimane destabilizzanti, a correggere ogni rischio di alienazione della squadra, ad illustrarne i problemi, le lacrime, le confidenze, le paure, attraverso un eloquio sicuro ed educato, perentorio e raffinato, è sempre stato Carmine Gautieri. Non ha mai abdicato dal suo ruolo di stratega equilibrato e dalla sua vocazione didattica e psicologica, il Gaucho: senza scendere a compromessi, dispensando messaggi di positività durante gli allenamenti, esaminando i dettagli delle strategie a contesa conclusa, fortificando una corazza intorno ad un gruppo che avrebbe potuto smarrirsi tra risultati deludenti, pressioni ed allarmismi provenienti dalla piazza, incertezze su un futuro che ora può sancire un processo, ancora embrionale ed arduo, di originalità. Un faro, un punto di riferimento, l’allenatore napoletano: interagisce con la stampa, scrive appunti con una penna su un classico foglio di carta mentre è accomodato al tavolo della conferenza, analizza l’imminente gara con i corallini filtrando temi fra moduli tattici e bollettini dell’infermeria, racconta i primi contatti con Mark Campbell, gestore della Apex Capital Global candidata ad acquisire la totalità delle quote del club ionico. “Ho parlato col futuro presidente Campbell, ci siamo incontrati la sera dopo la sua presentazione presso il Comune. Abbiamo fatto un bel discorso: ciò che gli ho detto è di essere veri con una piazza importante come Taranto. Meglio una cattiva verità che una bella bugia- ha commentato Carmine Gautieri- La piazza ionica merita rispetto e grandi risultati: l’importante è essere chiari e trasparenti”. “Solo attraverso la chiarezza e la trasparenza, la stessa piazza può rispondere e può aiutare nei momenti di difficoltà- ha confidato il trainer rossoblu- Tutti ne conosciamo la passione e l’amore, ma su essa occorre investire in modo limpido ed è essenziale esporre nel dettaglio ogni situazione”. Un appello alla ricerca di certezze, al fine di fugare ogni timore, atto propedeutico ad un’osmosi di fiducia e coraggio: “Per il progetto, per il futuro, per la programmazione- ha ammesso con decisione Gautieri- I rappresentanti della prossima proprietà hanno accettato questa visione. Abbiamo affrontato anche altri discorsi inerenti alla gestione immediata”. Nella contestualizzazione di un periodo caratterizzato da caducità e silenzio, affiorano incognite e trame contorte, sbagliate, esagerate. Come nel caso della tipologia del patto stipulato fra Carmine Gautieri ed il Taranto lo scorso agosto: “Ho firmato un contratto annuale, come regolamento vuole. Aldilà del contratto, c’è la dignità: bisogna guardare in faccia le persone- ha commentato lo stratega- Se una delle due parti che lo sottoscrive non è contenta, l’importante è sedersi e trovare la soluzione migliore, senza farsi male”. “Non bisogna mai sputare nel piatto in cui si mangia- ha puntualizzato il Gaucho- Gli accordi vanno fatti, vanno rispettati, però io ho sempre ragionato così nei luoghi in cui ho lavorato. Ci sono state situazioni complicate, in cui sono esplosi contrasti: mi sono sempre accomodato coi dirigenti ed abbiamo esaminato da buoni amici”. “Non farò mai del male alla società del Taranto ed alla sua gente, che mi hanno offerto l’opportunità di lavorare su un palcoscenico così altisonante- è la testimonianza genuina del mister- Sicuramente, nel momento in cui certe dinamiche non dovessero funzionare, ne discuteremmo con la massima serenità, al fine di trovare l’esito più idoneo. Un contratto conta ma occorre considerare i valori morali: sappiamo bene che, a volte, qualcuno potrebbe dire o inventare cose diverse. Ci tengo a precisarlo: in Italia hanno chiuso i manicomi, ma dovrebbero aprire qualche casa di riposo in più. E’ un pensiero mio e non è riferito ad alcun esponente della società”. Tutt’altro che criptico, Carmine Gautieri. Perché il viaggio deve continuare, superando ogni tempesta improvvisa. E contro la Turris, la squadra rossoblu deve dimostrare di aver imparato le recenti lezioni, insistendo sulla propria identità ed affilando le armi di qualche astuzia e qualche moto di attenzione in più.













