di Fabrizio Di Leo
Secondo turno play off di girone, senza reti nei due confronti, ma emozioni, soprattutto nel match allo Iacovone che rendevano palpitante la sfida tra i rossoblù di Capuano e i melandrini (rossoblù anche loro, ma per l’occasione con una sgargiante maglia gialla) di Longo, giunti sul green ionico per scrivere la storia del club lucano. Tre i momenti fondamentali: dopo venti minuti, una manata di Murano, sfuggita all’arbitro Nicolini, ma con il Var che richiamava il direttore di gara bresciano, portava all’espulsione dell’attaccante, ex rossoblù ionico; un netto rigore su Zonta, ad inizio ripresa, fallito da Kanoute, con un bordata, angolatissima che si spegneva a fondo campo ed un altra micidiale conclusione verso la porta melandrina, del senegalese, che, leggermente deviata dall’estremo ospite Summa, schizzava sul palo, strozzando l’urlo liberatorio dei diecimila dello Iacovone. Finiva così con l’afflato, ormai tradizionale, fra i rossoblù ed il pubblico osannante Capuano e i suoi formidabili ragazzi. A Caserta, altro match clou di giornata, il Cerignola, sfavorito per il fattore campo, con un solo risultato a sua disposizione (la vittoria) per il passaggio del turno, non riusciva a sbloccare il match e la Casertana, accertatasi l’impossibilità di superare la difesa ofantina, si accontentava del pareggio, a reti bianche, utile al passaggio alla Fase dei play off nazionali, con l’innegabile vantaggio di essere testa di serie.
CASERTANA – AUDACE CERIGNOLA: anche per la Casertana arrivava la partita da dentro o fuori; i falchetti erano impegnati nella prima partita dei play off affrontando il Cerignola che era stata già impegnata nel primo turno, dove grazie ad una migliore classifica (scontri diretti) resisteva alla carica del Giugliano, portando a casa un prezioso pareggio che le garantiva il passaggio di turno. Le partite disputate lo scorso martedì avevano evidenziato un preponderante vantaggio per le squadre che giocavano in casa ed i falchetti speravano di perpetuare questo trend e passare alla fase nazionale, il cui prosieguo si decideva nella mattinata di domenica 12 maggio. Cangelosi aveva messo in preallarme tutto l’ambiente dicendo che i play off erano tutt’altra cosa rispetto alla stagione regolare, si partiva dallo 0-0 e c’era da mettere in conto che rispetto alle partite di campionato i gialloblù foggiani avevano cambiato decisamente pelle, nella gestione del gioco e nei protagonisti, in virtù anche nel cambio della guida tecnica con l’avvento in panchina di Giuseppe Raffaele. Anche i tifosi avevano capito l’importanza del match ed in poche ore avevano polverizzato gran parte dei tagliandi che la società aveva messo a disposizione. Anche per il Cerignola il numero dei sostenitori al seguito era abbastanza sostanzioso considerando il giorno e l’orario di gara. Cangelosi confermava il modulo e gli uomini (quasi tutte) delle ultime uscite; fermo Proietti che andava in panchina per restare nel gruppo coi compagni, erano Damian e Toscano a presiedere la zona nevralgica del campo con Carretta e Tavernelli ai lati di Curcio a sostegno dell’unica punta Montalto. Partiva dalla panchina Deli, l’autore della doppietta con la quale i falchetti avevano demolito la resistenza del Sorrento in occasione dell’ultima gara della stagione regolare. Raffaele operava due cambi rispetto alla partita col Giugliano, sostituendo i due esterni di sinistra, con Visentin in luogo di Ligi e di Russo al posto di Tendardin; i due sostituiti comunque erano regolarmente in panchina dove trovava posto anche il bomber Giancarlo Malcore con D’Andrea e Vuthaj, particolarmente prolifici nell’ultimo periodo, a formare la coppia d’attacco per mettere in difficoltà la difesa di casa. Ritmi sostenuti sin dai primissimi minuti ma le due squadre facevano fatica a sfondare la linea Maginot predisposta dai due tecnici a protezione delle rispettive difese. La prima dozzina di giri di lancette non registrava alcuna conclusione a rete, anche se il gioco dall’una e dall’altra parte risultava essere decisamente intensa. Più che una partita di calcio la gara appariva come una partita a scacchi con continui cambiamenti di fronte. Il primo tiro verso la porta avversaria appannaggio della Casertana con una azione avvolgente conclusa da Tavernelli con un tiro altissimo. Di ben altro spessore il pericolo creato in risposta dai pugliesi: D’Andrea metteva in movimento sulla destra Coccia il cui traversone era corretto di testa da Vuthaj e la sua conclusione sfiorava il palo alla destra di Venturi. Al 25’ era ancora Casertana con una veloce ripartenza con Toscano che lanciava Celiento a centro area, ma anche stavolta la conclusione era alta. Al 26’ si bloccava per un problema muscolare D’Andrea che dopo un timido tentativo di restare in campo deve cedere il suo posto a Malcore. Calano dopo la mezz’ora un po’ i ritmi e si diradavano ulteriormente le azioni da gol. L’ultima, se tale si può definire, era procurata da Vuthaj che appoggiava per Malcore che da posizione impossibile cerca una improbabile conclusione che finiva altissima dai pali di Venturi. La ripresa cominciava con gli stessi protagonisti che avevano chiuso la prima frazione, ma col Cerignola deciso a spingere dall’inizio per sbloccare la situazione. Passano 3’ e Malcore ci provava con un doppio tentativo, il primo respinto da un difensore, il secondo bloccato a terra da Venturi. La Casertana cercava di reagire immediatamente con Curcio che metteva in movimento Tavernelli sulla sinistra che si girava e chiamava alla parata Barosi. Era il canto del cigno di una partita che non vedeva altre grosse conclusioni per lunghissimi tratti. Il Cerignola cercava di assumere l’iniziativa con un pressing asfissiante e la Casertana faceva spesso fatica ad uscire dal guscio della sua metà campo. La partita scemava di intensità e si avviava verso una lunghissima fase di stanca. I falchetti non erano brillanti come al solito, ma comunque riuscivano a gestire il risultato. Forse non era il top per le idee di Cangelosi comunque era utile a portare a casa il risultato e mettere maggiore pressione agli avversari che avevano necessità di vincere la partita per proseguire il cammino nei play off. Solo negli ultimi minuti gli ospiti portavano l’ultimo assalto alla porta rossoblù: correva il 40 quando in occasione del secondo angolo a favore dei gialloblù, battuto da Capomaggio, il colpo di testa di Visentin trovava Venturi pronto al miracolo con il salvataggio proprio sulla linea. Finiva a reti bianche ed il risultato consentiva alla Casertana di accedere (in qualità di testa di serie) alla fase nazionale il cui sorteggio si doveva effettuato nella mattinata di domenica 12 maggio.
TARANTO – AZ PICERNO: il cammino proseguiva, la giostra continuava a girare. Dopo il Latina, superato l’ostacolo Picerno con lo stesso punteggio di 0-0, il Taranto approdava alla fase nazionale dei playoff. Partita messasi in discesa per il brutto gesto di Murano, peraltro un ex piuttosto episodico nella storia del calcio ionico, punito dall’arbitro con l’ausilio del Var al 19′ del primo tempo per una brutta manata ai danni di Miceli. Una sfida che poteva essere archiviata in anticipo se Kanoute non avesse sprecato un calcio di rigore ad inizio ripresa. Restava il dato di una difesa di ferro in casa: Vannucchi risultava allo Iacovone imbattuto dallo scorso 3 febbraio (Taranto-Monterosi 2-1). L’undici di partenza rossoblù era spiazzante e strategico. Si tornava all’antico con Capuano che partiva con il centrocampo a cinque (3-5-2), accantonato in tutto il girone di ritorno. Non c’era Calvano, non al meglio della condizione. Senza la sua diga di metà campo, il tecnico doveva rinforzare il settore nevralgico con Ladinetti in regia, Matera e Zonta interni. In attacco rimescolamento totale. Fuori i trequartisti Bifulco e Kanoute, dentro due attaccanti compatibili: la prima punta De Marchi attorno al quale gironzolava Fabbro. Il tecnico Emilio Longo, per il Picerno, non derogava dal 4-2-3-1. Rientrava il capocannoniere Murano (out contro il Crotone), dentro Petito e D’Agostino nel trio di incursori alle sue spalle. Durante il riscaldamento Maiorino avvertiva un risentimento e doveva rinunciare alla sfida. Giocava Ceccarelli. Il Taranto aveva un uomo in più a metà campo, serviva palleggiare, Ladinetti doveva far girare la squadra. Zonta aveva il compito di inserirsi più del solito: andava al tiro già al 2′, con palla deviata in angolo. La risposta era in un diagonale di Ceccarelli dopo un errore in fase di rilancio di Miceli. Le gare di playoff non concedevano fasi di studio, atmosfera elettrica, i diecimila dello Iacovone erano già in partita. Rispetto alla sfida contro il Latina, i rossoblù sapevano gestire meglio il pallone, apparivano più cattivi in fase di riproposizione. Valietti sciupava una facile assistenza al 12′. Mancava la precisione, almeno in avvio, nella rifinitura. Gli spazi si trovavano dietro ai due mediani del Picerno. Episodio chiave al 19′: Murano rivolgeva una manata a Miceli, l’arbitro sorvolava inizialmente. Poi veniva richiamato al Var, rivedeva l’azione violenta al monitor e giustamente estraeva il rosso. Il vantaggio del Taranto era enorme: uomo in più oltre al dato di poter contare su due risultati. Il Picerno era 4-3-2. L’aspetto psicologico diventava determinante. La squadra di Capuano non doveva farsi condizionare, l’atteggiamento non mutava. Il tecnico ordinava ai suoi di restare alti, il Picerno non trovava sbocchi per la manovra e in attacco mancava un riferimento con l’assenza di Murano. Trascinato da un ottimo Ladinetti, i rossoblù chiudevano in attacco la prima frazione, collezionando angoli. Capuano stravolgeva l’attacco ad inizio ripresa, inserendo per intero il tridente schierato contro il Latina. Il messaggio era chiaro: con Simeri, Bifulco e Kanoute il Taranto voleva fare gol e chiudere la pratica. Kanoute coglieva il palo dopo un minuto con un rasoterra. Al 4′ Zonta subiva fallo da Pitarresi e l’arbitro indicava il dischetto. Kanoute non inquadrava la porta e la palla si perdeva a lato. Sembrava un cattivo presagio, ma il Taranto non smarriva l’onda offensiva. Il Picerno non rinunciava: Guerra tirava da lontano, nessuno spavento per Vannucchi. Se Kanoute litigava con qualche giocata personale, Bifulco cominciava a salire di tono, alcuni suoi cross non venivano sfruttati. Erano numerosi i traversoni che scorrevano nell’area del Picerno senza esito. Le occasioni, anche quelle potenziali, si susseguivano. Valietti sparava alto al 20′ dopo un’uscita di Summa. Malgrado la superiorità numerica, la gara per effetto dello 0-0 restava oggettivamente in bilico. Ladinetti si arrendeva, entrava Calvano. Si avvicinava il momento in cui c’era spazio per i calcoli: cercare il gol o gestire la superiorità?
Kanoute andava vicino al vantaggio al 33′: Summa deviava in angolo un suo diagonale nell’intervento più importante della serata. Longo le provava tutte: metteva dentro anche Albadoro per un Picerno super sbilanciato. Lo Iacovone non faceva mancare il suo sostegno e accompagnava i rossoblù agli ultimi istanti intrisi di pathos. C’erano cinque minuti di sofferenza aggiuntiva, il Taranto teneva lontano gli avversari dalla propria area, un’esitazione di Miceli faceva scendere un brivido profondo. Lo 0-0 era in porto, il secondo, malgrado un’occasione colossale di Ferrara nel recupero. Serviva anche questo per andare avanti. Nella fase nazionale serviranno i gol, perché in svantaggio per il fattore campo.













