La solitudine del demiurgo. Consumata fra ricerche, riflessioni, colloqui via etere, appunti tracciati sui taccuini, come tradizione vuole. Le stagioni vissute da un direttore sportivo sembrano essere sostanzialmente due, ma la sua opera invece equivale ad un moto perpetuo, silenzioso, didattico. Incastonato fra il dominante lavoro estivo di creazione di un organico, e le inevitabili cesellature o rimedi rintracciati nella breve parentesi invernale. Un incarico che si sviluppa sotto l’egida della dicotomia, per Franco Sgrona: dopo aver assicurato eterogeneità alla struttura del Taranto concepito da Nicola Ragno, è atteso dalla sfida di custodia, ostracismi e reclutamenti da comprimere nell’intervallo dicembrino, sotto i dettami di Luigi Panarelli. Pronto alla scommessa, il diesse Sgrona: “Continuo a svolgere il mio lavoro. Sono presente agli allenamenti, sono presente la domenica, se qualcuno della società dovesse comunicarmi qualcosa, ci sono. Al momento, ho notato una certa freddezza. Io persevero nella mia attività, perché mi ritengo un professionista, nonostante qualcuno mi derida per il fatto che abbia lavorato in ospedale. Francamente non mi provoca né caldo né freddo. Vado avanti per la mia strada. Penso che il mio operato a Taranto sia stato alla luce del sole. Penso che i calciatori ingaggiati non siano gli ultimi arrivati: sono atleti importanti, che sarebbero titolari in qualsiasi squadra e che da noi accettano addirittura di accomodarsi in panchina. Sono a posto con la mia coscienza”.
Direttore Sgrona, l’inaugurazione della sessione invernale del calciomercato in serie D è imminente. Emerge già qualche indiscrezione sul prossimo attivismo del Taranto?
In questo momento, non si è parlato di nulla di specifico. In relazione a coloro che rilasciano dichiarazioni un pochino a sproposito, mi preme molto chiarire che bisogna rispettare questo gruppo di giocatori, il quale lavora dall’estate per la società e la piazza di Taranto. Almeno sino all’inizio di dicembre, occorre preservare ogni tesserato dalle immancabili ed insistenti voci di corridoio. Questi ragazzi stanno profondendo davvero l’anima per la causa rossoblu. In occasione dell’apertura della finestra di mercato, potrà manifestare le sue idee mister Panarelli, il quale sta lavorando bene e sta tenendo compatto il gruppo. Non è semplice amministrare la testa di tanti allievi: li sta responsabilizzando, sta effettuando una rotazione ed i giocatori stessi, professionisti come sono, rispondono alle sue disposizioni. Che un giocatore possa essere ceduto nella sessione invernale, fa parte delle dinamiche del mercato: dipenderà dal discorso che l’allenatore effettuerà circa la tipologia di interpreti da inserire o da epurare in relazione alla sua filosofia tattica. Leggere adesso i cognomi di eventuali sostituti, mi sembra prematuro e non corretto nei confronti di questi ragazzi. Il Taranto è atteso da tre partite prima dell’avvio delle operazioni, bisogna ponderare ogni dettaglio.
L’instabilità della condizione fisica legata agli infortuni schiude agli interrogativi inerenti la permanenza di alcuni tesserati, nello specifico Betti, Lanzolla ed Allegrini, che avrebbero dovuto rappresentare le colonne portanti della retroguardia rossoblu.
Con Betti è stato esaminato un “fermo di contratto”, una sorta di rescissione dell’accordo stipulato su base annuale, poiché il ragazzo deve sottoporsi ad un intervento chirurgico per un trauma al ginocchio. Lanzolla rientra domani (sabato 16 novembre 2019, ndr): si è operato ed ha svolto adeguata fisioterapia nel centro medico specializzato di Cesena. Ha sofferto per un problema al menisco, la sua situazione clinica è stata amministrata dal nuovo staff sanitario insediatosi di recente nell’organigramma del sodalizio rossoblu. Allegrini, già vittima di un’elongazione alla coscia sinistra, ha ripreso ad allenarsi regolarmente e domenica scorsa, in occasione dell’impegno casalingo contro l’Agropoli, è finalmente subentrato alla mezz’ora della ripresa, disputando uno scampolo di gara. Penso che non si possa discutere il suo valore: è un difensore che ha operato bene in qualsiasi piazza si sia esibito, ma un infortunio destabilizza. Non ho parlato con Panarelli, ma sono convinto che si stia dedicando ad una seria valutazione del materiale umano in organico, con particolare attenzione del momento psicologico degli atleti reduci da problemi fisici che ne hanno condizionato il percorso agonistico sinora.
Enigmatiche, quasi ambigue, appaiono alcune dichiarazioni di Stefano D’Agostino relative alle sue tempistiche di recupero dalla pubalgia, considerando il reinserimento graduale in squadra catechizzato da Ragno, e l’immediata esplosione di rendimento dimostrata nelle tre gare del Panarelli-bis.
Per il bene del Taranto, siamo contenti che il giocatore si stia esprimendo adesso in modo encomiabile. A luglio, quando sono arrivato nel ritiro a Polla, Stefano D’Agostino era reduce da una gara amichevole e riusciva a stento a camminare. Mi sono attivato, e lo ribadisco, “attivato” per inviarlo a Cesena, presso il centro medico riabilitativo che ben conoscevo, affinché potesse recuperare perfettamente dalla pubalgia che lo tormentava. Ricordo di averlo accompagnato alla stazione ferroviaria di Salerno insieme con il presidente: prima che salisse sul treno, il ricovero ed il piano terapeutico erano già stati organizzati nel dettaglio. Ne ho seguito l’intera rieducazione, gli ho telefonato continuamente per accertarmi dei suoi progressi. Ho confidato a Stefano: “Tu a dicembre mi dovrai benedire”. Incuriosito, lui mi aveva domandato il significato di quell’affermazione. Gli ho semplicemente risposto: “Poi vedrai”. Non sono un mago, ma le prestazioni ed il rendimento che il calciatore riesce a garantire attualmente lo testimoniamo. Occorreva un reintegro graduale ed intelligente nell’attività agonistica.
Uno dei fiori all’occhiello della campagna acquisti estiva è stato Leo Guaita. Nonostante la sua abnegazione ed il suo eclettismo nello scacchiere tattico, affiorano titubanze circa la sua avventura in terra ionica. Il Taranto può puntare con decisione sull’argentino?
Leo è un professionista, un ragazzo eccezionale, soffre per questa sua situazione. Sono fiducioso che mister Panarelli possa rimetterlo in sesto. E’ un giocatore importante per il Taranto, può fare la differenza nel corso della partita. E’ tormentato dalla consapevolezza stessa di non riuscire a garantire in campo tutte le qualità che gli appartengono. Ha un carattere molto sensibile, ma se gira diventa devastante: non è un caso che riceva proposte di mercato da parte di club di Lega Pro.
Matute e Galdean: storia di due specialisti della nevralgica relegati in panchina dall’avvento di Panarelli. Il primo subentra magistralmente in corso d’opera, il secondo appare più accantonato.
Parliamo di due professionisti di calibro superiore. Kelvin Matute è un uomo eccezionale: nonostante non stia giocando come titolare, è carismatico nello spogliatoio, esorta i suoi compagni, mette in guardia tutta la rosa. Lo ringrazio per la sua serietà. Per quel che concerne Marian Galdean, in questo momento ci sono due giocatori davanti a lui, i quali stanno garantendo qualcosa in più nel centrocampo strutturato da Panarelli. Il mister lo tiene in considerazione, stima tutti gli effettivi e ne distribuisce le forze, ma sta effettuando precise scelte, che gli stanno dando ragione. Galdean è stato ingaggiato in ritardo e non ha partecipato alla preparazione estiva, così Nicola Ragno lo aveva utilizzato considerandone anche la fase di rigetto atletica, non dimentichiamolo. Si tratta di un pezzo pregiato per la categoria: credo che lui, come ogni calciatore del Taranto, se dovesse andare via, avrebbe richieste molto interessanti.
Il parco under del Taranto risulta uno dei più talentuosi, innovativi ed efficaci della categoria. Un tributo alle scelte indovinate dalla sinergia fra lei e Nicola Ragno.
Ringrazio per questa domanda, qualcuno pensa che di calcio io non capisca niente…Noi del Taranto annoveriamo due giocatori under nel top della serie D, a livello nazionale, sono registrati su tutti i siti di pertinenza. Sono due under già nel giro di qualche squadra importante, di cui uno è nostro, l’altro in prestito: si tratta di Ferrara e Cuccurullo. Tutti i giovani dei quali disponiamo in organico sono importanti, ragazzi dal futuro radioso: penso di ritrovarli a disputare le massime categorie.
Direttore, lei ha allestito l’intero organico nel corso dei mesi estivi, assecondando i dogmi tattici di Nicola Ragno. Le metamorfosi alla guida tecnica, con il ritorno di Luigi Panarelli, rischiano di coinvolgere la struttura dei reparti? Sono già state individuate lacune o zone da puntellare, nell’ottica dello stratega successore?
Le visioni mie, del presidente e dell’attuale allenatore possono differenziarsi. Credo che l’organico attuale non necessiti di molti investimenti, si dimostra competitivo e ricco di valori tecnici e soluzioni. Se il mister mi chiedesse di sostituire qualche pedina, finalizzata a recitare in modo più consono un certo ruolo nel suo credo tattico, cercherei sicuramente i ricambi più corretti, sempre coadiuvato dalla dirigenza. In questo momento, è proprio l’allenatore che decide cosa va e cosa no: Panarelli è subentrato, l’esperienza dello scorso anno l’ha agevolato nella conoscenza di molti atleti presenti nel roster, ma la sua ottica può cambiare. Non abbiamo mai imposto calciatori che un tecnico non abbia gradito: tutti sono stati scelti accuratamente e condivisi anche dalla società, con la certificazione del sottoscritto.
La curiosità permea due nomi accostati al Taranto con insistenza già in questa vigilia di mercato di riparazione: l’ex Salatino “rinnegato” dal Foggia, esterno in forza alla squadra di Panarelli lo scorso anno, e Tiscione, fresco di rescissione del contratto col Casarano.
Ho richiesto Salatino durante l’estate. L’ho chiamato spesso, ho parlato in modo esplicito con lui, ma la società detentrice del suo cartellino, ovvero il Francavilla, ha optato per il trasferimento a Foggia. Per quel che riguarda Tiscione, dipenderà sempre da quello che Panarelli deciderà. E’ concentrato sulle prossime tre partite, alla fine ci siederemo intorno ad un tavolo e valuteremo l’evolversi delle situazioni. Non ne facciamo mistero: si tratta di due giocatori molto interessanti.
Un alto tasso di esoneri ha investito il raggruppamento H, i progetti promossi pochi mesi fa sono stati interrotti clamorosamente. Emblematico dell’assenza di una mentalità votata alla programmazione, all’attesa, alle genesi della discontinuità col passato?
Nel nostro girone, su diciotto squadre si sono registrati ben undici esoneri: significa che sono coinvolte undici piazze, alcune più blasonate, altre più conservative, le quali condividono il disappunto per i rendimenti precari. Se i risultati non arrivano, si creano queste situazioni, l’ambiente protesta. La “cultura del progetto” nel Meridione calcistico stenta ad affermarsi, il contesto è legato solo alle vittorie da conseguire nella maniera più immediata. Nelle società del Nord, invece, si è abituati a programmare, quindi emergono poche compagini costruite appositamente per vincere il campionato, come accaduto per il Mantova, mentre le altre contribuiscono, attraverso la loro stessa partecipazione, a consolidare le basi già in serie D. Qui l’attesa spasmodica di voler vincere e primeggiare non è propedeutica alla pianificazione graduale. In un girone H in cui ci si imbatte in candidate agguerrite come Bitonto, Foggia, Casarano, Cerignola, Sorrento, tutto diventa difficile, ed è logico che il tifoso, reduce da un inanellarsi di stagioni deludenti, perda la pazienza ed inizi a contestare presidenza, dirigenza e tecnici. Non si possono epurare ventisette calciatori, quindi si esonerano l’allenatore e poi il direttore sportivo.
Percorso onirico infranto anche per un esperto di promozioni come Nicola Ragno, col quale lei ha lavorato con successo in altre piazze. Taranto rappresentava la sua ambiziosa occasione di consacrazione: ha avuto modo di raccogliere le sue emozioni?
Taranto è dura per tutti. Dal momento in cui è stato sollevato dall’incarico, ho parlato con Nicola Ragno qualche volta per motivi di contratto, ma ho preferito rispettare il suo momento di riflessione e di delusione. Sono in contatto col resto dello staff tecnico, che ha concluso il rapporto di lavoro in maniera civile e rispettosa. Francamente, non riesco a capire cosa sia successo: posso ipotizzare che Nicola abbia subìto un po’ la pressione della piazza, che abbia sofferto una sorta di accanimento. Lui ha accettato la missione in riva allo Ionio con consapevolezza ed ambizione, e non si è mai nascosto dall’illustrare il suo pensiero tattico in modo altamente qualificato e chiaro.
E’ sorpreso dalla “fase di transizione inesistente” fra il cammino del Taranto di Ragno e quello di Panarelli? Si è verificata un’inversione di tendenza “positivamente brusca” e la classifica, nel contempo, sembra delinearsi nelle zone nobili.
Dipenderà molto dal mercato di dicembre. Molte squadre continuano a stazionare ravvicinate in vetta: il Bitonto beneficia solo di un piccolo distacco, ho sempre sostenuto che avrebbe dato fastidio e sta accadendo. In prospettiva, non scarterei il Cerignola, così come credo nella risalita del Casarano e che il Foggia si rafforzerà. Vedremo cosa succederà durante il girone di ritorno: il Taranto sarà avvantaggiato dal disputare in casa gli scontri diretti, è un discorso da non sottovalutare. Dovremo confidare anche fortuna: ancora non riesco a rassegnarmi per i punti persi nel finale surreale a Foggia, così come non mi dò pace per quella palla portata avanti con un braccio, che ha decretato il gol vittoria del Sorrento.
Un suo parere sul settore offensivo rossoblu: Genchi si sta riprendendo la scena, Ouattara è promettente ma utilizzato col contagocce, senza dimenticare Croce.
Panarelli dispone di una batteria di attaccanti formidabili, ne soppesa le caratteristiche. Si tratta di punte che possono garantire un contributo decisivo in qualsiasi formazione. Se noi dovessimo liberarci di un interprete, sicuramente sarebbe valorizzato altrove. I nostri attaccanti rappresentano un lusso per la categoria: posso preannunciare che il Bitonto sta cercando una punta, così il Casarano ed il Foggia. Noi ne abbiamo quattro, devono solo fare gol con continuità.
Alessandra Carpino













