di Domenico Palmiotti – Il Quotidiano
Domani mattina alle 11 i tecnici del commissario dei Giochi del Mediterraneo incontreranno quelli del Comune di Taranto per un punto generale di situazione e cercare di limare le spese di quegli impianti sportivi che, al momento, hanno superato le iniziali previsioni di spesa del masterplan. La piscina olimpionica e il PalaRicciardi, per citare gli impianti principali, passati rispettivamente, secondo fonti commissariali, da 24 a più di 30 milioni e da 4 a 10-11 milioni. «Devono resettare, dobbiamo riportare un po’ tutto nei ranghi e partire con quello che c’è finanziariamente – si commenta -. E se è vero che bisogna cercare di ottenere fondi in più rispetto ai 150 milioni, non deve voler dire buttarli, visto che, con la situazione economica generale, non sarà facile, né scontato, averne altri». Ma questa è essenzialmente la settimana nella quale il Comune dovrà mettere mano al Documento di indirizzo alla progettazione (Dip) relativo alla costruzione del nuovo stadio (non ristrutturazione, dunque), presentarlo al commissario Massimo Ferrarese entro la mattinata del 2 ottobre e discuterlo con lo stesso in un incontro già fissato in Camera di Commercio per le 15 del 3 ottobre “al fine, eventualmente, di autorizzarvi a procedere con la redazione del relativo Pfte” scrive lo stesso commissario. Pfte sta per Piano di fattibilità tecnico-economica ed è in pratica quello che mette in moto le fasi successive dell’opera tra gara di appalto e avvio del cantiere per l’esecuzione. Sono già note le perplessità del commissario sul fatto che il Comune voglia puntare su uno stadio completamente nuovo anziché ristrutturare l’esistente. Intervento che per Ferrarese renderebbe lo Iacovone egualmente nuovo e moderno. Ci sono perplessità sui tempi e sui costi. In ogni caso, il commissario – che è delegato dal Governo agli impianti dei Giochi – si riserva di accendere la luce verde su demolizione e ricostruzione dello Iacovone dopo gli approfondimenti del 2 e 3 ottobre. E il sindaco Rinaldo Melucci ha già dichiarato che se il commissario dovesse accendere la luce rossa, il Comune comunque collaborerà con lui e parteciperà alle conferenze di servizio per lo Iacovone da ristrutturare. Ma alle perplessità sui tempi e sui costi indicati dal Comune (rispettivamente 15 mesi dall’avvio del cantiere prima dell’estate e 25 milioni), Ferrarese ne aggiunge altre. Partendo dal fatto che lo stadio attuale non risponde più alle nuove normative di sicurezza e antisismicità. In proposito, Ferrarese cita le parole di Melucci nella conferenza stampa del 21 scorso («quell’impianto, datato anni ‘70, non ha certezze di poggiare su basamenti o in termini statici, la norma è pesantemente cambiata in termini di sismicità e di sicurezza») e a Quotidiano osserva: «Il sindaco ritiene infattibile andare in direzione del restyling dello stadio esistente perché a monte vi è un problema di sicurezza. Ma non è assolutamente così. E se fosse così, ma fortunatamente non è, allo Iacovone non potrebbe più andare nessuno. È bene quindi che una cosa del genere Melucci non la dica proprio. Ma il sindaco dovrebbe sapere che gli uffici comunali hanno già appurato quest’elemento. L’infrastruttura è conforme alla nuova normativa come vulnerabilità sismica. E sono stati i tecnici comunali a dare l’ok alla relazione dello studio esterno che ha condotto la verifica. In ogni caso, tra il 2 e il 3 ottobre mi aspetto chiaramente che il progetto del Comune possa chiarire a me a ai miei tecnici che l’opera si fa con i 25 milioni e in 15 mesi. E parliamo della demolizione e ricostruzione dello stadio. Se questo avvenisse, sarebbe eccezionale». «Il mio progetto – spiega Ferrarese – porta sicuramente ad eliminare l’anello inferiore in quanto non ha le fondazioni su pali e quindi c’è un problema di sismicità, tant’è che questo settore è già interdetto. Al contrario, la parte superiore ha le fondazioni con pali, ha le strutture in acciaio che sono perfette, e sotto l’aspetto sismico è stata ritenuta conforme. La parte superiore consentirebbe già oggi, e lo permetterebbe anche in futuro, quasi 13mila spettatori, mentre quella inferiore nel mio progetto verrebbe demolita. Al suo posto, una nuova gradinata, identica a quella di sopra come materiali, che arriva più vicina al campo sul modello inglese. Il tutto avrebbe poi una nuova copertura. Ora, poiché la parte superiore ha quasi 13mila posti, se calcoliamo un costo minimo, ma è davvero basico, di 2mila euro a posto, vuol dire che questi 26 milioni complessivi io posso risparmiarli. Evitando costi di demolizione dell’anello superiore e trasporto in discarica. Inoltre aggiungo – rileva il commissario – che a fronte dei 13mila posti utilizzabili nella parte superiore, la proposta del Comune contempla 16mila posti nell’intero impianto, appena 3mila in più quindi, contro gli almeno 22mila della mia proposta. E aggiungo pure che per quello che mi è stato prospettato dal Comune – e ora non so se verrebbe modificato -, sarebbe smantellato anche il campo adiacente, che è costato tantissimo». Ferrarese torna sui costi. «Oggi – evidenzia – un posto in uno stadio meno di 2mila euro non costa. Siamo in un range da 2mila a 4mila per i nuovi impianti e la media è intorno ai 3mila euro a posto. Tirando le somme, siamo o non siamo nei 25 milioni indicati dal Comune? Se devo prendere il costo medio, 3mila euro a posto, e calcolarlo sui 16mila dello Iacovone ricostruito, arriviamo già a 48 milioni. Per quelli che sono i miei conti. E aggiungo che colleghi imprenditori che stanno intervenendo in un paio di stadi italiani non solo mi parlano di queste cifre, ma mi dicono pure che servono sette mesi solo per demolire. Qui il Comune punta a fare tutto in 15 mesi, tenuto conto che i Giochi sono a giugno 2026. E però ribadisco: se mi dimostreranno che uno stadio nuovo, con la demolizione dell’opera e la ricostruzione di 16mila posti, con tutto quello che c’è da fare come servizi, costa, alla fine, 25 milioni, ne prenderò atto. E sarei davvero felice».














