di Domenico Ciquera
Quest’oggi abbiamo intervistato Stefano Cerbella, tecnico delle giovanili della Lazio e del Monterosi, con una lunga carriera alle spalle nel mondo del calcio. Con lui abbiamo avuto l’opportunità di parlare anche del suo legame con il Taranto e della figura di Erasmo Iacovone.
Il ricordo di Erasmo Iacovone
“Io ero un ragazzo, avevo 8-9 anni, e mio fratello giocava in una squadra di Roma di Serie D, l’OMI Calcio. L’OMI era una fabbrica di occhiali, il cui nome stava per Ottica Meccanica Italiana, e aveva un’ottima squadra: lì sono cresciuti grandi giocatori, come i fratelli Ferroni, che hanno militato in Serie A. Insieme a mio fratello giocava questo ragazzo, suo coetaneo, che ogni tanto veniva a cena a casa nostra. Io lo aspettavo sempre con il mio Super Tele, che era appena uscito. Sgombravamo tutto il corridoio per poter giocare qualche tiro: la porta della cucina era la mia porta, mentre quella del ripostiglio era la sua e di mio fratello. Io non davo valore a ciò che stava accadendo, a quello che lui sarebbe diventato. Questo ragazzo si chiamava Erasmo Iacovone. Poi lui andò alla Triestina e mio fratello alla Ternana. Per motivi diversi, entrambi sono stati sfortunati: sappiamo tutti cosa è successo a Erasmo, mentre mio fratello ha avuto un incidente ed è stato costretto ad abbandonare il calcio. Io ho sempre seguito Iacovone quando era al Taranto. Ricordo che, da bambino, facevo la raccolta delle figurine e ogni anno cercavo con ansia quella di Iacovone per attaccarla nel mio album.”
Il rapporto con il Taranto
“Ho sempre seguito il Taranto. Ero presente anche agli spareggi di Norma contro l’Atletico Roma: ricordo ancora la marea rossoblù allo stadio. Devo essere sincero: ero nel settore riservato ai tifosi del Taranto, nonostante avessi l’accredito in tribuna centrale. Ricordo benissimo il gol di Prosperi: esplodemmo tutti, un’emozione incredibile. Ho sempre seguito il Taranto nelle occasioni importanti. Mi ricordo quando tornò in Serie C con la coppia Bongiovanni-Zelatore e giocò la prima partita di Coppa Italia contro il Melfi. Vincemmo 2-0 e lo stadio era stracolmo. Pensavo che la squadra avrebbe fatto un grande campionato, ma quell’anno retrocesse. Sono andato anche a vedere Taranto-Serpentara 0-0: uno squallore unico. L’unica cosa bella erano i 2000 tifosi del Taranto che invasero quel paesino di 1000 persone. Ricordo un piccolo bar, sommerso dalla folla di tifosi rossoblù, senza sapere come gestirli. L’ultima partita che ho visto è stata a Lavello, con la speranza che il Taranto facesse il colpaccio. E ce l’ha fatta. Quel giorno ho scattato una foto con Santarpia, che ho pubblicato sui miei profili social con la didascalia: ‘Sant’Antonio da Santarpia’, perché con quel colpo di testa ha fatto esplodere di gioia un’intera città.”
Santarpia e Monterosi
“Ho fatto carte false per portarlo a Monterosi. È un bravissimo ragazzo e un ottimo giocatore. Purtroppo, con il Latina, si è rotto il crociato. Ora si è ripreso e sta giocando benissimo alla Palmese. Quando il Monterosi ha giocato a Taranto, non sapevo per chi tifare. Il Monterosi mi ha dato la possibilità di lavorare, ma il Taranto è nel mio cuore. Perciò, quando pareggiavamo, ero il più contento di tutti.”
Il futuro del Taranto
“Adesso, imprenditori fuori Taranto interessati all’acquisto della squadra non ce ne sono. Chi c’era ha avuto ostacoli per tanti motivi. Non sta a me dirlo. C’è sempre una domanda e un’offerta: quando queste non si incontrano, non si chiude il contratto. Ad oggi, non c’è più nessuno interessato. Molte piazze fanno gola agli imprenditori per vari motivi. Io prenderei il Taranto anche in Terza Categoria, ma purtroppo non ho i soldi per farlo. L’imprenditore deve avere un ritorno economico, e già in Serie C è difficile ottenerlo. Serve una gestione oculata, non come quelle del passato. A Roma c’erano un paio di imprenditori interessati, ma hanno comprato altre squadre e ora non guardano più a Taranto.”
Ripartenza e il problema dello stadio
“A Barletta, per fare l’Eccellenza, è sceso l’ex presidente della Viterbese, Marco Arturo Romano. Ha costruito una bella squadra e sono risaliti. Ma vincere un campionato di Eccellenza a Taranto non è facile. Il nostro problema è: dove giocherebbe il Taranto? Serve uno stadio, una casa. Non puoi andare in giro per la regione a chiedere un campo. Se il Taranto giocasse l’Eccellenza allo Iacovone, vincerebbe con 30 punti di vantaggio, perché gli avversari, entrando in quello stadio, tremano. Io credo che a Taranto si potrebbero avere 10.000 spettatori anche in Eccellenza, perché la tifoseria rossoblù non ha eguali in Italia, soprattutto nei momenti difficili. Il tifoso si vede nelle difficoltà, non quando la squadra è in Serie A o B. Mi auguro che il Taranto venga acquistato da un’unica persona, non da una cordata. Meglio avere un solo proprietario che sappia decidere, metta le persone giuste nei posti giusti e costruisca una squadra competitiva. Servono persone serie e oneste, che capiscano di calcio e non pensino ai propri interessi. Bisogna tutelare il nome del Taranto, la maglia e la città. Taranto, in Italia, è conosciuta anche per Erasmo Iacovone.”
Un sogno chiamato Taranto
“Sono un allenatore federale. Ho lavorato tanti anni nel settore giovanile e ho allenato il Monterosi in Serie D. Se mi dicessero di venire ad allenare il Taranto, anche in Terza Categoria, verrei facendo l’autostrada a piedi! Arriverei a Massafra già pronto: pantaloncini, calzettoni, scarpe da ginnastica e maglietta rossoblù.”
Messaggio ai tifosi
“È facile lanciare un messaggio a una città come Taranto, che vive di pallone. Non serve dire: ‘State vicino alla squadra anche se è in Eccellenza o Promozione’, perché lo faranno comunque. Io dico solo una cosa: i tarantini hanno una grande fortuna a tifare il Taranto. Pochi in Italia possono dire lo stesso.”












