È il futuro occupazionale di Taranto il filo conduttore degli appelli lanciati nelle ultime ore da sindacati e rappresentanti politici. Da una parte la preoccupazione per il progressivo ricorso alle imprese private nell’Arsenale della Marina Militare, dall’altra la situazione dei 307 lavoratori della Taranto Port Workers, per i quali si avvicina la scadenza delle misure di sostegno al reddito. Due dossier differenti, ma accomunati dalla richiesta di interventi strutturali per rafforzare le prospettive occupazionali e industriali del territorio.
Sul fronte dell’Arsenale, la Funzione pubblica Cgil di Taranto esprime forte preoccupazione per quella che definisce una “progressiva e sistematica esternalizzazione” di attività, servizi e lavorazioni strategiche. Manutenzioni, servizi di supporto, gestione dei bacini e attività specialistiche vengono sempre più spesso affidati a imprese private, secondo il sindacato, con il rischio di indebolire il patrimonio di competenze professionali maturato negli anni all’interno della struttura.
Pietro Avellino, coordinatore delle Funzioni centrali della Fp Cgil, e Mimmo Sardelli, segretario generale della Fp Cgil Taranto, sottolineano la necessità di valorizzare le professionalità presenti nell’Arsenale. “L’Arsenale dispone di competenze che devono essere messe nelle condizioni di esprimere pienamente il proprio potenziale industriale e manutentivo e non, invece, essere mortificate dal continuo ricorso a imprese private”, affermano.
La Fp Cgil precisa di non contestare la legittimità delle norme che regolano gli affidamenti, ma chiede una valutazione sulle conseguenze di lungo periodo. “Prima di affidare all’esterno ciò che il sistema pubblico può e deve fare all’interno, occorre interrogarsi – aggiungono Sardelli e Avellino – su quanto costi perdere definitivamente il know how e la capacità di operare in autonomia”.
Da qui la richiesta di un tavolo istituzionale urgente che coinvolga parlamentari, enti locali, rappresentanze sindacali e Amministrazione della Difesa, con l’obiettivo di definire il ruolo che l’Arsenale dovrà avere nel futuro economico e sociale del territorio ionico.
Sul versante portuale, invece, Cgil, Cisl e Uil, insieme alle categorie dei trasporti FILT-CGIL, FIT-CISL e Uiltrasporti, hanno sottoscritto con i parlamentari tarantini Francesca Viggiano e Vito De Palma un documento indirizzato al Governo e alla Regione Puglia per chiedere interventi sulla situazione della Taranto Port Workers.
La questione riguarda 307 lavoratori inseriti nell’agenzia costituita dopo la fine dell’esperienza dell’ex TCT, con l’obiettivo di mantenere un bacino occupazionale in attesa del rilancio delle attività collegate allo scalo ionico. La preoccupazione è legata anche alla scadenza, il prossimo 31 dicembre, dell’IMA, l’Indennità di mancato avviamento destinata al sostegno del reddito dei lavoratori.
Sindacati e parlamentari chiedono al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di conoscere lo stato di avanzamento dell’iter autorizzativo necessario al proseguimento delle attività della Taranto Port Workers e sollecitano la proroga della misura di sostegno al reddito.
“In assenza di un intervento di proroga della misura di sostegno, a partire dal 1° gennaio si determinerebbe una condizione di grave criticità economica e sociale per i circa 307 lavoratori e le loro famiglie”, si legge nel documento. Viene inoltre chiesta la proroga della vigenza e dell’efficacia dell’agenzia, anch’essa in scadenza alla fine dell’anno.
Il secondo capitolo riguarda il reinserimento occupazionale. Nella lettera viene richiamata l’applicazione dell’articolo 17 della legge istitutiva dell’agenzia e la necessità di favorire l’incontro tra il bacino dei lavoratori e le imprese interessate alle attività portuali.
Un ruolo viene attribuito anche alla formazione professionale. I lavoratori sono infatti destinatari dei percorsi di upskilling e reskilling previsti dalla Regione Puglia attraverso l’“Avviso JTF Portuali”. L’obiettivo è consentire una riqualificazione coerente con le nuove attività, gli investimenti e le prospettive di sviluppo del porto di Taranto.
La richiesta è quindi quella di accelerare l’iter attuativo per consentire l’avvio e il completamento dei percorsi formativi nel più breve tempo possibile. Nella missiva viene inoltre chiesta la convocazione di un tavolo istituzionale dedicato alla situazione dei lavoratori e la definizione di un cronoprogramma degli interventi.
A sostenere la necessità di un intervento sull’Arsenale è anche il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e responsabile delle Politiche Economiche e Fiscali. Turco annuncia di aver presentato un’interrogazione al ministro della Difesa e anticipa un emendamento, in occasione del prossimo decreto sull’ex Ilva, finalizzato a favorire, nel rispetto dei requisiti professionali e delle procedure previste, l’assorbimento presso l’Arsenale di lavoratori provenienti dall’ex Ilva e dal relativo indotto.
“L’Arsenale Militare Marittimo di Taranto è una struttura strategica per la Marina Militare, per la Difesa nazionale e per l’economia del territorio ionico”, afferma Turco, evidenziando il rischio di un ulteriore depauperamento degli organici civili e della conseguente dispersione di competenze tecniche.
Secondo i dati richiamati dal senatore e dalle organizzazioni sindacali, i dipendenti civili dell’Arsenale sarebbero passati da oltre 4.700 nel 1975 a circa 900 oggi, mentre nell’intero presidio ionico della Difesa mancherebbero circa 2.000 lavoratori civili. Turco chiede quindi al Governo di chiarire la consistenza degli organici, le vacanze di personale, lo stato delle procedure per le 315 assunzioni destinate all’Arsenale e quante delle 1.452 nuove unità previste per il personale civile della Difesa saranno assegnate a Taranto.
Per il senatore, tuttavia, le assunzioni non sarebbero sufficienti. “Serve una strategia pluriennale che affronti il ricambio generazionale, i pensionamenti dei prossimi anni, la formazione e il trasferimento delle competenze”, sostiene, indicando anche il coinvolgimento di università, ITS Academy, organizzazioni sindacali e istituzioni territoriali.
Turco chiede inoltre di fare chiarezza sulle lavorazioni esternalizzate negli ultimi cinque anni e di valutare quali attività possano essere progressivamente reinternalizzate. “È contraddittorio aumentare le risorse destinate alla Difesa senza investire contemporaneamente nel personale civile, nelle infrastrutture manutentive e nelle competenze necessarie a garantire manutenzione, ammodernamento ed efficienza della flotta”, afferma.
Il quadro delineato riporta così al centro il tema della diversificazione economica di Taranto. Per sindacati e rappresentanti politici, Arsenale e porto possono rappresentare due snodi importanti della transizione industriale, a condizione che alle misure emergenziali vengano affiancati interventi su formazione, occupazione, competenze e investimenti.
La richiesta che accomuna le diverse iniziative è quindi quella di aprire un confronto istituzionale in tempi rapidi, con l’obiettivo di evitare, da un lato, la perdita di competenze strategiche nell’Arsenale e, dall’altro, un vuoto nelle tutele per i lavoratori della Taranto Port Workers dopo il 31 dicembre 2026.















