Il futuro di Taranto torna al centro del confronto politico e istituzionale. La transizione energetica e industriale, la crisi occupazionale, le bonifiche, le infrastrutture e la capacità del territorio di beneficiare concretamente degli investimenti sono i temi al centro di una serie di interventi che arrivano dal sindaco Piero Bitetti, dal deputato Dario Iaia e da Confartigianato Taranto.
A rilanciare il dibattito è Bitetti, che interviene sulla disponibilità manifestata dalla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein a confrontarsi con il Governo sulle modalità di investimento delle risorse finanziarie disponibili per favorire la transizione energetica.
Per il sindaco di Taranto, la complessità della vertenza industriale e ambientale impone alle forze politiche un cambio di passo e una maggiore responsabilità sulle decisioni che dovranno essere assunte.
Bitetti richiama anche le parole pronunciate nelle scorse settimane dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha indicato Taranto come una questione di interesse nazionale. Da qui la proposta di un “Patto nazionale per Taranto”, costruito attraverso il coinvolgimento delle diverse forze politiche.
“La vertenza Taranto merita o non merita di essere trattata come una questione di capitale importanza che esige il coinvolgimento diretto e condiviso di tutte le forze politiche?”, si chiede il sindaco, che risponde affermativamente sottolineando come siano in gioco “la credibilità dello Stato e il patto di fiducia tra istituzioni e cittadini”.
Secondo Bitetti, dopo anni segnati da problemi ambientali, sanitari e occupazionali, i prossimi mesi saranno decisivi per imprimere una svolta al territorio ionico. L’appello è quindi a mettere da parte la logica dello scontro e a lavorare su un percorso condiviso.
Sul tema interviene anche l’onorevole Dario Iaia, che manifesta disponibilità al confronto ma chiede di entrare immediatamente nel merito della proposta.
“Siamo disponibili a collaborare e a confrontarci con tutti, perché Taranto viene prima delle appartenenze politiche”, afferma Iaia. Ma, aggiunge, “alle parole devono seguire i fatti”.
Il deputato pone quindi una serie di interrogativi sulla possibile legge speciale e sul Patto nazionale per Taranto: “Quali sono i contenuti? Quali risorse? Quali interventi? Quali tempi? Quali obiettivi?”.
Per Iaia, la città non può limitarsi a nuovi annunci. “Taranto ha bisogno di scelte concrete, strumenti normativi adeguati, finanziamenti e responsabilità precise”, sostiene, indicando lavoro, ambiente, infrastrutture e sviluppo come gli ambiti sui quali concentrare il confronto.
Parallelamente, il tema della capacità del territorio di trasformare gli investimenti in crescita economica viene sollevato da Confartigianato Taranto. L’associazione guarda in particolare all’esperienza dei Giochi del Mediterraneo e ai dati relativi ai lavori realizzati sul territorio.
Per i Giochi si parla di oltre 270 milioni di euro di interventi complessivi, dei quali circa 94 milioni relativi a lavori edili. I dati richiamati da Confartigianato, sulla base delle registrazioni della Cassa Edile, indicano inoltre 4,2 milioni di euro di massa salari e 357 mila ore lavorate registrate a Taranto.
Numeri che, secondo l’associazione, devono essere utilizzati come punto di partenza per una riflessione più ampia. Taranto è stata infatti interessata negli ultimi anni da PNRR, CIS e da una consistente stagione di investimenti pubblici. La domanda posta da Confartigianato riguarda quindi la capacità di questi interventi di rafforzare in maniera strutturale il sistema produttivo locale.
“Questa volta dobbiamo arrivare prima”, sostiene l’associazione, guardando alla prossima stagione di investimenti legata a transizione industriale, bonifiche, porto, rigenerazione urbana, diversificazione e nuovi insediamenti.
Confartigianato chiarisce di non chiedere corsie preferenziali per le imprese locali. L’obiettivo indicato è piuttosto quello di creare le condizioni affinché le micro e piccole imprese possano competere, qualificarsi e accedere alle opportunità.
“Taranto non chiede di sottrarre le proprie imprese alla concorrenza. Chiede di costruire le condizioni perché possano competere davvero”, sostiene l’associazione, richiamando anche il principio contenuto nel CIS Taranto relativo al coinvolgimento delle imprese della regione e dei territori interessati dagli investimenti, con particolare attenzione alle micro, piccole e medie imprese.
Il presidente di Confartigianato Taranto, Giovanni Palmisano, individua nella preparazione anticipata delle imprese uno dei nodi principali: “Non possiamo continuare ad arrivare dopo. Dopo per scoprire che la partecipazione delle nostre imprese è stata limitata. Dopo per accorgerci che mancavano qualificazioni o certificazioni. Dopo per domandarci perché non si siano aggregate”.
La proposta dell’associazione si basa su quattro passaggi: conoscere in anticipo le opportunità, preparare le imprese, rendere accessibili gli strumenti disponibili e misurare successivamente i risultati.
L’obiettivo è incrociare la domanda generata dai grandi investimenti con la capacità produttiva presente sul territorio, individuando per tempo eventuali carenze in termini di certificazioni, tecnologie, competenze e dimensione aziendale.
Formazione, innovazione, credito, incentivi e aggregazioni dovrebbero quindi essere orientati, secondo Confartigianato, verso esigenze concrete e direttamente collegate alle opportunità che arriveranno.
La ricaduta degli investimenti, però, non dovrebbe essere misurata soltanto attraverso l’ammontare delle risorse stanziate o il numero delle opere realizzate. Per l’associazione occorre verificare quante imprese locali siano entrate nelle filiere, quali investimenti aziendali siano stati generati, quali competenze siano state acquisite e quanto nuovo lavoro sia stato creato.
“La vera ricaduta di un investimento non è soltanto il lavoro che genera mentre il cantiere è aperto. È la capacità produttiva che lascia sul territorio quando il cantiere è finito”, sottolinea Confartigianato.
Una prospettiva che riporta al centro la questione della transizione economica di Taranto: non soltanto attrarre risorse e realizzare opere, ma utilizzare quella stagione di investimenti per rafforzare imprese, competenze e occupazione.
“Non tra qualche anno. Adesso”, conclude Palmisano. “I cantieri finiscono. Le imprese che diventano più forti, le competenze acquisite e il nuovo lavoro possono restare. La transizione di Taranto deve costruire anche l’economia di Taranto”.















