Momenti di tensione nella notte a Taranto, dove due fratelli di 22 e 21 anni, entrambi tarantini e con precedenti, sono stati arrestati dalla Polizia di Stato con l’accusa, in questa fase, di resistenza, violenza e minacce a pubblico ufficiale. Per il più giovane viene contestato anche il danneggiamento.
L’intervento delle Squadre Volanti è scattato in via Giovan Giovine, dopo la segnalazione della presenza di due giovani che, in evidente stato di alterazione alcolica, si sarebbero posizionati al centro della carreggiata, prendendo a calci le automobili in transito e mettendo in pericolo gli automobilisti.
Alla vista degli agenti, i due fratelli avrebbero rivolto la propria attenzione nei confronti dei poliziotti. Gli operatori avrebbero inizialmente cercato di riportarli alla calma, ma i tentativi non avrebbero avuto esito positivo.
Secondo quanto ricostruito dalla Polizia, i due avrebbero tentato più volte di aggredire gli agenti, rendendo necessaria una colluttazione per riuscire a immobilizzarli e accompagnarli sulle auto di servizio.
La situazione sarebbe proseguita anche dopo il fermo. Il più giovane dei due fratelli, infatti, avrebbe continuato a dimenarsi fino a riuscire a sfondare a calci il finestrino dell’auto della Polizia. Entrambi, ancora in stato di alterazione, avrebbero inoltre reso particolarmente difficoltoso il trasferimento negli uffici di via Palatucci.
Al termine degli accertamenti e dopo la trasmissione degli atti all’Autorità giudiziaria competente, per i due giovani è scattato l’arresto.
Sull’episodio è intervenuto anche Fabio Conestà, segretario generale del MOSAP, Movimento Sindacale Autonomo di Polizia, che ha espresso solidarietà agli agenti coinvolti.
«Quanto accaduto a Taranto rappresenta l’ennesimo episodio di violenza ai danni di donne e uomini della Polizia di Stato impegnati quotidianamente sulle nostre strade. Non possiamo continuare a considerare fatti del genere come una conseguenza quasi ordinaria del nostro lavoro», ha dichiarato Conestà.
Il segretario generale del sindacato ha quindi sottolineato la necessità di garantire maggiori strumenti e tutele agli operatori delle Forze dell’Ordine: «Un poliziotto che interviene per fermare comportamenti pericolosi, tutelare automobilisti e riportare la sicurezza in una strada non può ritrovarsi a dover difendere prima di tutto la propria incolumità».
«Servono strumenti adeguati, tutele effettive e la certezza che chi usa violenza contro gli operatori di polizia risponda concretamente delle proprie azioni», ha aggiunto Conestà, auspicando una risposta più incisiva al fenomeno delle aggressioni agli appartenenti alle Forze dell’Ordine.
«Non chiediamo privilegi – ha concluso – ma rispetto per uomini e donne che indossano una divisa e che ogni giorno intervengono senza sapere cosa troveranno dall’altra parte. Difendere la loro sicurezza significa difendere la sicurezza di tutti».
Per entrambi gli arrestati, come previsto dalla legge, vige il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.














