Siamo stati in silenzio nelle ultime settimane. Abbiamo deciso di far parlare l’informazione pura, senza commentare, senza esprimere opinioni di alcun genere. Abbiamo letto un po’ dappertutto una marea di farneticazioni e di falsità. A tratti abbiamo sorriso, in altri frangenti, invece, non possiamo negare di aver provato un senso di fastidio, proprio perché da coloro che si definiscono grandi conoscitori del settore giornalistico e diffondono in rete moralismi vari, ci attendevamo una ricerca certosina della notizia. Abbiamo visto e sentito invece solo pettegolezzo e chiacchiericcio spicciolo, che non fa bene ne’ all’informazione né al Taranto.
E’ innegabile che, nella scorsa stagione, siano stati commessi degli errori. Non lo diciamo noi, lo dicono i fatti. A nostro parere, in questo periodo storico, bene fa la società rossoblu a volare basso, a cercare la via del silenzio ed evitare i proclami per non illudere nessuno. Per molti sapientoni, la crisi economica post pandemia è una sciocchezza. In realtà è più grave di quello che ogni singolo “normodotato”, come a qualcuno piace ultimamente appellare qualche tifoso contrario alla propria opinione, possa pensare. Facile criticare per chi ogni 27 del mese percepisce il suo stipendio fisso, senza conoscere le problematiche che ogni singola impresa ha dovuto affrontare in questi mesi. Bazzecole per chi ne sa sempre più di tutti. Tant’è che la crisi c’è e l’ha dovuta e la deve affrontare anche il Taranto, che piaccia o no.
Bisognerebbe chiedere ai tifosi del Siena e della Sicula Leonzio cosa pensano, visto che le loro squadre non ci sono più. Anche questo, però, è un particolare di poco conto, quindi andiamo oltre. Alludevamo a farneticazioni e falsità. La prima precisazione è quella che chi scrive e nessuno del relativo staff farà parte mai dell’ufficio stampa del Taranto. Comprendiamo il pettegolezzo da bar di qualche leone da tastiera, ma ci sorprende leggere post e commenti di qualche collega, il quale dovrebbe sapere che la carica di direttore responsabile di una testata che si occupa principalmente del Taranto Calcio, non è compatibile con l’incarico di addetto stampa della medesima società. Chi scrive, dopo aver tanto faticato nel creare un giornale di propria iniziativa, con l’aiuto di amici che gli hanno voluto davvero bene, non ha nessuna intenzione di dimettersi dallo stesso. E spiace leggere i commenti di qualche infermiere inglese che oggi ci attacca in modo gratuito, pur conoscendo ogni passo di questa testata dai propri albori.
Anche il nostro vicedirettore non è disponibile, per motivi che non sto qui a spiegare, poiché non parlo a nome di altri. Su questo fronte, speriamo di aver fatto chiarezza. Abbiamo inoltre sorriso quando il nostro legale è stato definito “molto vicino” a Massimo Giove. Peccato che l’avvocato Fabio Riezzo abbia incontrato raramente, di persona, l’attuale presidente del Taranto: purtroppo, quando si dà voce a chiunque, accade anche questo. Aveva ragione Umberto Eco.
Di bugie ne abbiamo lette tante: a riguardo di sponsorizzazioni mai ricevute, di pagamenti mai arrivati, di favoritismi che non sono mai esistiti, tipo interviste di favore a scapito di altre testate. Anche con Eligio Galeone, recentemente dimessosi dal ruolo di addetto stampa, come lo stesso può testimoniare, non vi è stato alcun vantaggio nei nostri confronti. L’unica intervista ad un tesserato del Taranto è stata realizzata di recente con il direttore sportivo Montervino, messo a disposizione dell’intera stampa, ufficialmente e sino al sabato 22 agosto. Paradossali le insinuazioni circa presunti favori accordati al nostro giornale: altre testate lo hanno intervistato.
Noi siamo persona educate, abbiamo sempre affermato che l’etica ci impone prima di essere giornalisti e poi tifosi. Purtroppo c’è chi confonde questi due ruoli, ma è normale, perché mentre noi questo lavoro lo facciamo nella vita, per altri è considerato un passatempo: gli stessi azzardano la pretesa di offrirci lezioni comportamentali.
Ci viene da ridere, inoltre, quando qualcuno parla di “regime”, di colleghi “spioni” ed altro, dispensando minacce che dovrebbero essere segnalate rigorosamente agli organi competenti, persino dimenticando lo scempio comunicativo che persisteva quando si trovava dall’altra parte della barricata. Ognuno deve assumersi la responsabilità di ciò che scrive, ogni articolo è pubblico, altrimenti che senso avrebbe? Piuttosto, è moralmente scorretto parlare male dei colleghi in chat private dove ci sono altri giornalisti e poi far finta di niente, guardarti in faccia come se nulla fosse. Un po’ ipocrita direi.
La nostra posizione resta quella dell’equilibrio. Per il bene di questa maglia e di questi colori. Non ci piace la critica a prescindere, non ci piacciono l’odio ed il clima distruttivo che si é instaurato, questo non è sport e sono colpevoli di ciò anche coloro che l’hanno alimentato con illazioni senza senso. Che piaccia o no questo è il nostro punto di vista. L’unica cosa che possiamo consigliare al Taranto è proprio quella di ingaggiare come addetto stampa uno di quei giornalisti contestatori, in modo che possano finalmente dimostrare le proprie doti comunicative. Quelli che, orfani di notizie per proprie incapacità, disapprovano chi sa scrivere di calciomercato, screditando il prossimo per farsi bello invece di fare ciò che un giornalista dovrebbe: informare. Il ritornello “distruttivo” diventa stucchevole, per usare un altro vocabolo tanto caro a qualcuno. Nessuno è santo su questa terra; chi si sentirà chiamato in causa da queste parole probabilmente o ha la coda di paglia, oppure ha qualcosa da rimproverarsi.
Maurizio Mazzarella













