Si fa davvero fatica a commentare ciò che è stato Gladiator-Taranto, perchè a dirla tutta è stato davvero poco o forse nulla. Il match terminato a reti bianche segna la resa di una squadra, distrutta sotto tutti i punti di vista: dal mercato invernale che l’ha inequivocabilmente indebolita, attacco in primis, dal punto di vista mentale con i giocatori che danno gravi segnali di insofferenza e dal punto di vista dell’orgoglio, che ormai per chiunque si accosti al Taranto non può che essere sotto i piedi. La vittoria manca da un mese, il gol anche, e questo vale più di mille parole.
Nel primo tempo non succede nulla, nel vero senso della parola. Non si possono definire occasioni un passaggio di Olcese al portiere avversario, come non si può definire tale neanche una conclusione di Actis Goretta che termina cinque o sei metri sopra la traversa. Probabilmente è impossibile definire “attacco” quello dei rossoblu, costruito nella campagna di rafforzamento ma che, senza ombra di smentita, è stata di indebolimento. I due innesti suddetti non possono neanche essere rimproverati oltremodo: stiamo parlando di un calciatore, Olcese, che è il fantasma di quello che anni fa puniva puntualmente le difese di quarta serie e del suo connazionale che si impegna ma ha davvero pochissime qualità tecniche ed in una situazione simile non riesce neanche ad esprimerle. Nella ripresa l’ingresso di Genchi è la goccia che fa traboccare il vaso: chiaramente svuotato da una stagione che probabilmente neanche lui riesce a spiegarsi, passeggia sul green del “Piccirillo” e quando gli si presenta un pallone ad un passo dalla porta, lo svirgola malamente nella più classica delle giocate alla “Mai dire gol”.
Quello che dobbiamo e che non vorremmo commentare è il teatro dell’assurdo. Gli errori, le sfortune e le leggerezze che normalmente accadrebbero nel corso di annate, forse di decenni, si sono concentrati tutti in un’unica stagione. Assistere a questo spettacolo pietoso annoia, perplime e fa male. Quando si pensa di aver toccato il fondo, ecco che viene superata anche la più pessimistica delle previsioni. Il pareggio contro la capolista aveva fatto intravedere un minimo di calcio, una parvenza di gioco, un briciolo d’orgoglio, ma la prestazione di S. Maria Capua Vetere fa davvero cadere le braccia.
Certo, un paio di occasioni nella ripresa ci sono state, ma il bravo portiere nerazzurro Fusco le ha sventate. E’ comunque troppo poco per una squadre che sicuramente è stata sopravvalutata nei pronostici d’inizio stagione, ma che sta superando sè stessa, in negativo ovviamente. Nel prossimo turno ci sarà l’incontro con la Gelbison, che purtroppo sarà uno scontro diretto in ottica play-off, ma disputare uno spareggio inutile con una squadra che ad oggi si esprime probabilmente peggio dell’ultima in classifica, ha davvero senso?
Gabriele Campa












