La serie B, stagione 86 – 87, in seguito alle sentenze relative alla scandalo del Totonero-bis, venuto a galla nell’estate del 1986, vide in partenza Lazio, Triestina e Cagliari costrette a partire rispettivamente da un handicap di – 9, – 4 e – 5 punti in classifica, rimasero in B , il Lane Rossi Vicenza, la cui promozione era stata revocata in seguito ai vedetti della sentenza e il Pescara che al contrario, inizialmente retrocesso sul campo, venne ripescato ad una settimana dall’avvio del torneo, in seguito alla radiazione del Palermo (che avrebbe dovuto scontare 5 punti di penalizzazione) per fallimento.
Il Taranto era quello del presidente Vito Fasano e del compianto Mimmo Renna (dalla 1^ alla 9^ giornata) quindi di Fernando Veneranda (dalla 10^ alla 38^).
Il campionato si sviluppò in una continua rincorsa alla salvezza, nonostante la rosa ionica annoverasse elementi importanti tra cui spiccavano il portiere Goletti, i difensori Biondo, Paolinelli e Secondini, i centrocampisti Maiellaro, Picci, Rocca, Dalla Costa, Tavarilli e Paolucci e gli attaccanti Chiarenza, De Vitis e Paolucci. Nella parte finale del campionato, il Cagliari, ormai retrocesso, tirò i remi in barca e cedette punti a tutte le avversarie; il Catania duellò con il Lane Rossi Vicenza, mentre il Campobasso tirò la volata salvezza assieme a Lazio e Taranto, con la Sambenedettese un gradino più sotto. Nell’ultima giornata, 38° turno, (disputato il 21 giugno), il Taranto di Veneranda superò il Genoa per 3 a 0, sul neutro di Lecce, con la formazione ligure in lotta per la A (assieme a Lecce, Cesena e Cremonese); la Lazio superò il già retrocesso Lane Rossi Vicenza ed il Campobasso strappò un punto contro il tranquillo Messina, sul campo siciliano. Il Catania, secondo retrocesso, in quella giornata si arrese di fronte ad un Cesena, lanciato per la A, mentre la sorprendente Sambenedettese espugnò lo Stadio della Vittoria, per 4 a 3 e, per un punto, evitò la bagarre della coda spareggi. Infatti, sotto la Sambenedettese, a 34 punti, ben tre squadre si trovarono a quota 33, ovvero Lazio, Taranto e Campobasso che furono costrette ad disputare un mini torneo di spareggio, in campo neutro, al San Paolo di Napoli, tra il 27 giugno ed il 5 luglio, per decretare la quarta squadra che avrebbe accompagnato Lane Rossi Vicenza, Catania e Cagliari nell’inferno della serie C.
Il 27 giugno, un sabato afoso, a Napoli andò in scena il primo spareggio, quello tra Lazio e Taranto, match visto da quarantamila tifosi, grazie all’esodo da Roma e da Taranto (i tarantini stimati potevano essere più di diecimila) e molto temuto da entrambi gli entourage.
In una Taranto, quella non presente al San Paolo, chiusa in casa ed attaccata agli schermi, per trepidare, soffrire, gioire con apprensione durante la telecronaca della Rai, affidata allo storico giornalista Giorgio Martino (in tandem con il collega Bruno Pizzul, da Pescara, per gli spareggi per la serie A, tra Lecce, Cesena e Cremonese), i rossoblu scesi in campo con Goletti, Biondo, Gridelli, Donatelli, Serra, Paolinelli, Picci, De Vitis, Rocca e Dalla Costa, affrontarono la Lazio di Eugenio Fascetti che oppose Terraneo, Brunetti (che sarebbe giunto in rossoblu nel 1988), Podavini, Acerbis, Grecucci, Camolese, Mandelli, Caso, Poli, Pin e Fiorini.
Il Taranto, orfano di Maiellaro e del tecnico Veneranda, entrambi squalificati, al cospetto di tanti spettatori (probabilmente l’esodo più massiccio nella storia della compagine ionica), fu molto tranquillo, nonostante il possesso predominante di palla della Lazio, tanto che l’undici ionico risultò assai ordinato in difesa, ma senza alcun timore reverenziale verso gli avversari.
Il primo tempo si chiuse dopo un gioco frizzante, senza però alcuna particolare emozione e il secondo tempo, si aprì all’insegna dell’equilibrio, quasi che le due squadre volessero accontentarsi della salomonica divisione dei punti (gli spareggi furono articolati su tre giornate con classifica finale che condannò il Campobasso alla via per la serie C), pertanto mentre scorreva inesorabilmente il tempo, al 60°, come un fulmine a ciel sereno per la Lazio, il Taranto trovò il vantaggio, inaspettatamente.
Gridelli, Dalla Costa e Picci orchestrarono magistralmente l’avanzata offensiva rossoblu, pescando De Vitis che, in area di rigore, depositò il pallone alle spalle di Terraneo dopo che lo stesso numero uno bianco celeste riuscì a neutralizzare a fatica un insidioso tiro, proprio di Gridelli. Se pur viziato da una dubbia posizione di fuorigioco, al goal degli ionici, il settore molto nutrito di supporters tarantini (quasi fosse un muro umano) andò in visibilio, gioia e trepidazione suggellate dalla corsa a perdi fiato di De Vitis sotto la curva, alle spalle del portiere Goletti.
Al goal di Totò De Vitis, la Città, davanti agli schermi, si sciolse in un boato che rimbombò in ogni quartiere, quasi a scaricare la tensione accumulata in quell’ora di gioco, ma anche per esorcizzare la prevedibile reazione dei laziali ovviamente spiazzati per quell’inaspettato svantaggio. In effetti quella rete fu una mazzata per i laziali, ma il risultato decise, per una buona percentuale, la permanenza dei rossoblu in serie B.
Il match contro il Campobasso, del successivo 1° luglio, ebbe un corso diverso (con alcune polemiche da parte molisana per un presunto rigore non concesso, nel primo tempo, e siparietto “acido” nell’intervallo tra il presidente del Campobasso e Vito Fasano), infatti nella prima frazione di gioco, le occasioni furono scarse, con recriminazione dei rossoblu molisani su un presunto rigore che l’arbitro Bergamo ritenne di non concedere.
Nella ripresa, in maniera sorniona il Campobasso passò in vantaggio con un tiro scoccato da Evangelisti, da oltre trenta metri su cui Goletti nulle poté fare poiché si infilò nel sette, gelando i supporters ionici presenti al San Paolo e,in quel momento, fece calare la cappa del timore, anche a chi rimase in Città davanti gli schermi, dello spettro di una possibile retrocessione.
Poi, al 27°, dopo un fallo subito da De Vitis, al limite dell’area, la punizione, fischiata dall’internazionale Bergamo di Livorno, fu preparata dai rossoblu che decisero per la battuta di Paolinelli che, con una deviazione della barriera, vide la palla spegnersi nella rete molisana nonostante il disperato tentativo d’intervento del portiere Bianchi, d’impedire la marcatura. Da quel momento in poi, i rossoblu, furono molto attenti ed il goal subito fece propendere ai molisani di non scoprirsi troppo per non subire nuove marcature che avrebbero potuto significare l’addio certo alla serie B, per cui, al fischio finale di Bergamo, la grande gioia sugli spalti dello stadio partenopeo, e quella in Città, fu il segnale della matematica permanenza nella seconda serie nazionale.
Il dolce rientro della comitiva rossoblu, in grande allegria, scortata dai supporters ionici, certificarono un’annata vissuta tutta d’un fiato, con una rosa sicuramente competitiva, ma con l’esito di una permanenza, tutto sommato meritata, nonostante alcune traversie incontrate durante l’annata che vide la staffetta in panchina tra il compianto Mimmo Renna e Fernando Veneranda, il traghettatore degli spareggi ed il trionfatore degli stessi. I meriti ed i risultati dei rossoblu furono ampiamente riconosciuti sia dai giornalisti televisivi (oltre a Martino, anche dal compianto Aldo Biscardi, nei commenti post gara), ma anche degli operatori dell’informazione sportiva.
Fu una parentesi intensa, vissuta all’insegna del brivido, quasi fosse un thriller, ma l’immensa soddisfazione finale, nel dopo Napoli, ripagò ampiamente tutto l’ambiente e la società dell’ingegner Fasano che, con soddisfazione contenuta, davanti ai microfoni, rimase espressione di una Città non afflitta dagli annosi problemi che successivamente si presentarono.
Altri tempi, ma il ricordo possa servire ad imprimere una svolta, alla nostra martoriata storia calcistica che nell’ultimo decennio ci ha visti protagonisti, in positivo (poche volte) ed in negativo (per la maggior parte delle stagioni sportive).
Adesso, la priorità sia quella di superare l’emergenza da Coronavirus, poi potremo riparlare di calcio giocato, di tattiche, di dinamiche societarie e quant’altro, in questo momento, viene prima la salute e la sicurezza di noi italiani, chiusi in casa, come reclusi ai domiciliari, con sacrificio duro, ma necessario per avere ancora un futuro.
La Redazione














